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Rapporto Federculture, crollo dei consumi e della partecipazione culturale

Gli effetti di due anni di pandemia sulla cultura sono pesanti. I dati raccolti rivelano il taglio delle risorse private e il sostegno del pubblico

di Roberta Capozucca

4' di lettura

Presentato a Roma “IMPRESA CULTURA. Lavoro e innovazione: le strategie per crescere”, il 18° Rapporto Annuale Federculture ha tracciato un bilancio dell'effetto di due anni di pandemia sul settore. I dati raccolti nel rapporto parlano chiaro: gli effetti dlell’ultimo biennio di Covid sono stati pesanti. Tra il 2019 e il 2021, infatti, c'è stato un preoccupante allontanamento da parte degli italiani dalle attività culturali fuori casa, conseguente al lockdown, alle restrizioni e alle limitazioni alla vita sociale nonché a una modifica delle scelte di consumo conseguenti alla crisi economica.

I consumi culturale

Nonostante la crescita complessiva della spesa media mensile delle famiglie italiane (+4,7% rispetto al 2019), la spesa in attività ricreative, spettacoli e cultura è quella che si mantiene più lontana dai livelli pre-covid segnando un -22%. Osservando nel dettaglio, la voce di spesa “servizi ricreativi e culturali”, si può notare come ci sia stato un vero crollo per la spesa per il cinema, per gli spettacoli teatrali e per i concerti che segna un -75%. Molto forte, ma più contenuta è la diminuzione della spesa per le visite ai musei, parchi e giardini con -26,6%. Secondo i dati Istat, l'andamento negativo è riscontrabile in tutte le regioni italiane, che nei valori assoluti evidenziano tra 2019 e 2021 variazioni in calo che superano il 30% con le punte massime di Calabria, -34,7%, Toscana, -31%, Piemonte, -28,5%.

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SPESA MEDIA MENSILE DELLE FAMIGLIE- DETTAGLIO VOCE “094: SERVIZI RICREATIVI E CULTURALI”
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SPESA MEDIA MENSILE DELLE FAMIGLIE IN RICREAZIONE, SPETTACOLI E CULTURA PER REGIONE
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Presenze in ripresa dopo un biennio preoccupante

Anche rispetto ai dati relativi alla partecipazione culturali, l'impatto della pandemia è ancora più evidente con le flessioni più marcate per lo spettacolo dal vivo. Nei due anni di pandemia, con un'accentuazione nel 2021, gli italiani hanno abbandonato quasi totalmente la fruizione di cultura fuori casa, segnando rispetto al 2019 per il teatro e il cinema un - 80% e per i musei e le mostre un -72%, per i siti archeologici e i monumenti un -63%, per i concerti un - 70%. Certo il panorama è desolante, ma bisogna anche guardare ai segnali positivi dei primi mesi di quest'anno che fanno sperare in una sostanziale ripresa. Dagli arrivi turistici che, seppure ancora lontani dai livelli pre-Covid del 2019, stanno tornando a crescere segnato +41% sul 2021 e + 200% sul 2022 rispetto al 2020. Positiva anche la partecipazione di molti eventi culturali organizzati su scala nazionale: dalle domeniche gratuite nei musei, che in sole tre giornate (maggio-giugno-luglio) hanno riportato nei siti statali oltre 400mila visitatori, o il Salone del Libro di Torino che ha avuto il record di presenze nell'edizione 2022 con più di 168mila ingressi.

Buono anche i dati del Bonus Cultura per i diciottenni che, ancora in corso, conta 396.651 registrazioni per un valore di 65,7 milioni di euro che i giovani spendono in libri, concerti, musica, cinema.Il tema del lavoro.

Oltre ai dati di scenario, il Rapporto 2022 Federculture affronta anche il tema del cambiamento del lavoro culturale nel biennio 2019-2021 sia con una analisi dei principali protagonisti dei diversi settori, sia attraverso una specifica indagine rivolta alle imprese culturali. Emerge un quadro fatto di luci e ombre con il dato certo e significativo della perdita di posti di lavoro: in due anni si sono persi 55mila posti, il 6,7%, oltre il triplo di quanto accaduto nell'occupazione totale, che ha registrato una variazione negativa del 2,4%. A livello territoriale, nel Nord l'occupazione culturale diminuisce in misura decisamente più accentuata di quanto accade per l'occupazione nel suo complesso (-9,4% contro -2,5%); sebbene meno accentuata la stessa dinamica si riscontra nel Mezzogiorno (-5,4% contro -2,1%), mentre nel Centro il calo dell'occupazione culturale nei tre anni è meno intenso in confronto a quello del totale occupati (-1,3% e -2,6%, rispettivamente). I dati, comparati a quelli degli altri settori economici, confermano l'endemica precarietà e frammentarietà delle tutele e delle modalità organizzative dell'industria che durante il biennio del Covid ha manifestato tutta la sua inadeguatezza.

Gli aiuti pubblici e privati

L’analisi prodotta dal Rapporto sul sostegno al settore nella dinamica pubblico-privato registra, in opposizione al periodo pre-Covid, l’aumento delle risorse pubbliche rispetto alla diminuzione di quelle private. Rispetto agli investimenti statali, l bilancio del Ministero nel 2020 sale a oltre 4 miliardi di euro, mentre i bilanci previsionali 2021 e 2022 si attestano tra i 3 e i 4 miliardi di euro con un aumento di circa il 40% rispetto ai dati pre-pandemia. In aumento anche le risorse del Fondo Unico per lo Spettacolo che supera i 400 milioni di euro e il Fondo Cinema che arriva a 746 milioni di euro.

Si registrano, invece, flessioni per quanto riguarda la spesa in cultura delle amministrazioni comunali e provinciali, con i Comuni che per il settore impegnano 1,9 miliardi di euro circa, -7,4% sul 2019, e le Province 56 milioni, -34%.Sul versante delle risorse private, l'Art Bonus si conferma il principale strumento di sostegno al settore culturale anche durante gli anni della pandemia. Nel dicembre 2021, le erogazioni da Art bonus a livello nazionale hanno raggiunto i 663,3 milioni di euro per lo più frutto di donazioni da parte di imprese (46%) e di enti (49%), per il 5% da parte di persone fisiche. Anche nei primi mesi del 2022, l'ultima rilevazione risale a maggio, gli importi sono in crescita e raggiungono i 681,5 milioni di euro. Meno positivo il quadro delle erogazioni da parte delle fondazioni bancarie al settore arte, attività e beni culturali che, sebbene rimanga il principale ambito di destinazione del risorse ricevendo il 23% delle erogazioni, nel 2020 (ultimi dati disponibili) ha avuto risorse per 220 milioni, l'8,4% in meno rispetto all'anno precedente, che peraltro già vedeva un calo del 6% sul 2018.

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