ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla XXXIV edizione

Rapporto Ice: il Covid-19 farà perdere 3 anni all’export, ripresa degli scambi mondiali nel 2021 guidata dall’Asia

La fotografia presentata dai vertici dell’Agenzia Ice alla presenza del ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi Di Maio, del sottosegretario Manlio Di Stefano e del presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo

di Celestina Dominelli

(jcpjr - stock.adobe.com)

4' di lettura

Nel 2019 l'export italiano ha registrato una crescita del 2,3% e la bilancia commerciale un saldo positivo di 53 miliardi di euro. Nel 2020 le esportazioni italiane subiranno una brusca frenata e chiuderanno l'anno in flessione del 12%, a prezzi costanti, per poi crescere del 7,4% nel 2021 e del 5,2% nel 2022, anno su anno.  E la ripresa degli scambi mondiali nel 2021 sarà guidata dall'aggregato degli Emergenti Asia, Cina in testa.

La fotografia puntuale dello stato di salute dell’export italiano arriva dalla XXXIV edizione del Rapporto sul commercio estero “L'Italia nell'economia internazionale” realizzato dall'Agenzia Ice in collaborazione con Prometeia, Istat, Fondazione Masi, Università Bocconi e Politecnico di Milano e presentato, presso la sede dell'Ice, alla presenza del ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, del sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Manlio Di Stefano, del presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo e del numero uno dell’Ice, Carlo Ferro.

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Ferro: nel 2019 ottimo stato di salute per l’export italiano

«I dati consuntivi confermano che nel 2019 l'export italiano godeva di un ottimo stato di salute. Aveva terminato l'anno con una crescita del 2,3% attestandosi a 476 miliardi di euro e mantenuto la quota di mercato sul commercio mondiale stabile al 2,84%. Un risultato importante perché ottenuto in un periodo turbolento sui mercati mondiali, particolarmente per i Paesi europei, stretti nella disputa commerciale USA-Cina, pressati dai dazi americani su molti beni esportati dall'Europa e confusi nell'incertezza su tempi e termini della Brexit», ha spiegato il presidente dell’Ice Ferro.

Il traino della farmaceutica

La crescita ha riguardato, in particolare, il settore farmaceutico (+25,6%), le bevande (+ 6,8%), i prodotti del sistema moda (+ 6,2%), la metallurgia (+5,3%). Le vendite all'estero di macchine e apparecchi meccanici non sono cresciute (-0.5%) ma il settore continua a contribuire con oltre 50 miliardi di euro alla formazione dell'avanzo commerciale e “paga” la bolletta energetica italiana (-42 miliardi di euro). Dal punto di vista dei mercati, inoltre, la crescita ha riguardato principalmente il Giappone (+19,7%) anche grazie all'accordo di libero scambio con l'Unione Europea in vigore da febbraio 2019 e la Svizzera (+16,6%), hub di smistamento internazionale. Anche verso gli Stati Uniti l'export italiano è cresciuto (+7,5%), nonostante i dazi imposti a fine 2019 su alcune categorie di merci, per le quali ICE ha reso immediatamente disponibile un piano straordinario di supporto.

La Toscana e il Lazio segnano la crescita più sostenuta

Tra le Regioni italiane, la crescita più sostenuta si è avuta per Toscana (+15,6%) e Lazio (+15,3%); subito dopo vengono Molise (+11,7%) Puglia (+9,1%) e Campania (+8,1%). Mentre Germania (12.2% sull'export totale italiano), Francia (10.5%) e Stati Uniti (9.6%) sono rimasti i primi tre mercati di sbocco. Macchinari (17.2%), moda (11,9%) e la filiera agro-alimentare (9,1%) i tre settori che contribuiscono maggiormente al nostro export. E Lombardia (27%), Emilia-Romagna (14.1%) e Veneto (13.7%) sono le tre regioni che esportano di più.

La flessione causata dalla pandemia

«Anche i primi due mesi del 2020 sono stati positivi per l'export: +4.7% tendenziale, nonostante a febbraio fosse già evidente il rallentamento dei flussi con la Cina. Istat ha recentemente pubblicato le rilevazioni del periodo gennaio–maggio 2020 che vedono l'export in caduta tendenziale del 16%, sintomo evidente della pandemia globale, da una parte. Dall'altra l'andamento congiunturale segna una crescita del 35% da aprile a maggio: primo segno di ripresa delle attività», ha chiarito ancora Ferro. Ad aprile Ice stimava, su dati Prometeia, una flessione dell'export italiano di beni - a prezzi costanti e nell'ipotesi di stabilità della quota di mercato per paese di destinazione - nell'ordine del 12% quest'anno, per poi crescere del 7,4% nel 2021 e del 5,2% nel 2022, anno su anno. In questo quadro, l'export del nostro Paese tornerà ai livelli del 2019 solo nel 2022. Il Covid-19 segna infatti una brusca frenata facendo “perdere” tre anni al percorso di crescita dell'export italiano, che era in marcia dal 2010. Istat ha previsto per il 2020 un calo del 13,9%, per beni e servizi e la Commissione europea, sempre per beni e servizi, stima una flessione del 13%. D'altra parte, la difficoltà di previsione in questo scenario è evidente nell'ampiezza della forchetta con cui il Wto stima la caduta degli scambi internazionali: un range che va dal 12% al 35%.

I mercati emergenti dell’Asia guideranno la ripresa nel 2021

Secondo lo studio ICE-Prometeia, la ripresa degli scambi mondiali nel 2021 sarà guidata dall'aggregato degli Emergenti Asia (+10,3% e +8,2% per l'import di manufatti rispettivamente nel 2021 e 2022), Cina in testa. Il maggiore utilizzo dell'e-commerce, in questi Paesi, potrebbe diventare strutturale, agendo da volano per gli scambi, soprattutto nell'ambito dei beni di consumo. Dal punto di vista delle categorie merceologiche, i cali più importanti nel 2020 sono previsti nei mezzi di trasporto, con l'import mondiale di autoveicoli e moto in contrazione del 16% a prezzi costanti e una domanda globale di cantieristica in forte flessione (-12%). Il ridimensionamento potrà essere più contenuto nei settori meno ciclici e favoriti nel paniere di spesa associato all'emergenza, quali la chimica farmaceutica (-9,6%), l'alimentare e bevande (-10,6%) - con una forte contrazione della domanda del canale Ho.Re.Ca – e elettronica ed elettrotecnica (- 10% circa).

Il Patto per l’export come risposta del sistema Paese

Per far ripartire l’intera macchina, serve ora una risposta di sistema, ha evidenziato ancora Ferro. «Per rispondere all'urgenza del momento e rafforzare il posizionamento strategico del Made in Italy sui mercati di domani è quanto mai importante l'azione di supporto del Sistema Paese - ha detto il presidente dell’Ice -. In particolare, per le Pmi che rappresentano oltre il 90% delle imprese italiane e generano oltre il 50% dell'export, ma sono anche, per taglia, le più vulnerabili e, per assetto organizzativo, le meno preparate all'innovazione digitale dei processi», ha proseguito Ferro. «La risposta a questa sfida collettiva, in aggiunta agli interventi sulla liquidità delle imprese, è il Patto per l'Export voluto dal ministro Di Maio e come Ice siamo impegnati a supportare il Maeci nella sua attuazione».

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