CONTENUTO PUBBLICITARIO

RAPPORTO UP DAY SUGLI IMPATTI DEL WELFARE SOCIALE PER IL CONTRASTO ALLA VULNERABILITÁ

4' di lettura

Per contribuire a far fronte alle difficoltà economiche delle famiglie, il Governo ha messo a disposizione risorse diversificate all'interno della nuova manovra di bilancio.
Tra le ipotesi anche quella di destinare alle famiglie con Isee inferiore a 15 mila euro una sorta di social card da utilizzare negli esercizi commerciali, per l'acquisto di generi alimentari di prima necessità.

La crisi determinata dalla pandemia ha infatti aggravato le condizioni socio economiche in Italia, generando nuova povertà e ampliando l'area della vulnerabilità. Rispetto al 2019, la situazione economica delle famiglie è peggiorata nel 44% dei casi, invariata nel 48%, mentre solo l'8% ha dichiarato un miglioramento.
Nell'ultimo anno, poi, un ruolo importante nel deterioramento della condizione socioeconomica delle famiglie italiane lo ha avuto anche l'inflazione. A ottobre i prezzi sono cresciuti dell'11,9% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, ma se si considerano solo i beni alimentari l'aumento è stato del 13,1%.
Il peso dell'inflazione ha spinto sotto la linea di galleggiamento milioni di individui. Con un tasso di inflazione tra il 12 e il 14%, il 35% delle famiglie (27 milioni di individui) vive una qualche forma di disagio, che va dalla povertà assoluta a una vulnerabilità lieve.
Una condizione che costringe le famiglie più esposte a far quadrare il bilancio con complesse strategie di contenimento delle spese. L'86% delle famiglie vulnerabili ha tagliato i consumi che riguardano l'abbigliamento, il 78% ridotto i consumi delle utenze domestiche, il 72% risparmiato sulla spesa alimentare e il 54% ha rinunciato a visite mediche.


Up Day, azienda tra i leader sul mercato italiano delle soluzioni di benessere per le Imprese e le Persone che raggiunge in Italia ogni giorno 30.000 aziende clienti e 1 milione di beneficiari, collaborando quotidianamente con 150.000 partner affiliati, in collaborazione con Tecnè, tra i principali istituti di ricerca politiche, sociali ed economiche, ha messo in luce in un recente Osservatorio sugli impatti del welfare sociale, come la crisi economica abbia accelerato il diffondersi di nuove forme di povertà, con profili provenienti da classi sociali diverse, ma accomunati da condizioni di fragilità.
Rientrano tra questi, coloro che vivono una condizione di povertà intermittente (determinata da condizioni negative, anche temporanee come una malattia o una spesa imprevista) e coloro che si ritrovano trascinati in una condizione di grave vulnerabilità economica perché il reddito che avevano ha perso potere d'acquisto. Da menzionare anche i “working poors” ovvero coloro che hanno un lavoro, ma che purtroppo non garantisce più un reddito sufficiente per una vita senza stenti.

L'indagine scatta anche una fotografia delle attuali misure esistenti di ammortizzazione sociale: le persone coinvolte nei benefici della misura del reddito di cittadinanza, a settembre 2022, risultano circa 2.5 milioni, per un assegno medio mensile pari a 551 euro; i beneficiari del buono spesa sociale sono stati invece, per ogni singola erogazione finanziata dal 2021 al 2022, 1.9 milioni per un importo medio “una tantum” di 250 euro.
Inoltre, la ricerca evidenzia che il Reddito di cittadinanza è complementare al tasso di occupazione, con incidenza maggiore nel Mezzogiorno rispetto al centro-nord e a beneficio soprattutto della fascia di individui sotto la linea di povertà; i Buoni spesa sociali, invece, si caratterizzano per una maggiore omogeneità sul territorio nazionale e una più elevata relazione positiva con l'occupazione, a sostegno principalmente delle famiglie vulnerabili e quella a povertà intermittente.
Questo tipo di configurazione socioeconomica è riscontrabile anche nella messa a terra dei due strumenti: infatti, mentre i Buoni spesa sociali sono utilizzati in prevalenza per acquistare beni alimentari e bisogni primari, il Reddito di cittadinanza agisce su un raggio più ampio e meno diretto a soddisfare un bisogno specifico.
Come un bisturi, infatti, i buoni spesa sociali sono uno strumento mirato e preciso per l‘utilizzo che se ne fa. Inoltre, convertendo direttamente in consumi sono in grado di stimolare il mercato con performance migliori di altri ammortizzatori sociali.
Una misura da valutare anche nell'ambito delle proposte per la gestione della nuova disponibilità 2023, stanziata dal Governo.


Già nel 2020, Up Day nel suo Rapporto sul Welfare aziendale aveva stimato che se la platea di beneficiari di Buoni Pasto e Buoni Spesa fosse raddoppiato, l'impatto sui consumi a livello nazionale sarebbe del +2,3% e sul PIL del +0,8%. Questo rappresenterebbe un volano di benefici per le famiglie, per le aziende e in ultima istanza per il sistema economico Italia.

“Dal Rapporto si evince come strumenti come i buoni spesa sociali siano una misura efficace e apprezzata dagli addetti ai lavori e dalle famiglie più vulnerabili, nell'attuale quadro d'incertezza economica. Auspichiamo che questo supporto possa avere continuità nel tempo, anche dopo i periodi strettamente emergenziali, a beneficio di tutto il sistema Italia. Come Up Day, con ricerche come questa, vogliamo stimolare alla riflessione istituzioni e stakeholder del settore, con l‘obiettivo finale comune di favorire la società tutta” dichiara Mariacristina Bertolini, Direttore Generale e Vicepresidente Up Day.

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