L’intervista

Rasi: «Non rinviare la terza dose, la variante Delta può fare ancora molte vittime in Italia»

Il consulente del commissario per l’emergenza Covid-19 predica «calma» e «razionalità» di fronte all’allarme per la nuova variante scoperta in Sudafrica

di Marzio Bartoloni

I dati dei vaccinati al 28 novembre 2021

3' di lettura

«La reazione di fronte a questa nuova variante forse è stata isterica, non razionale. La preoccupazione è giusta, ma ne sappiamo ancora troppo poco. Ora la gente non deve pensare che è meglio rinviare la terza dose per aspettare un nuovo vaccino, anche perché in Italia abbiamo la Delta che può fare ancora migliaia di morti e contro la quale bisogna proteggersi, anche perché nella migliore delle ipotesi ci vorranno almeno 6 mesi per arrivare a fare le prime somministrazioni di un vaccino modificato per la variante Omicron».

Guido Rasi, microbiologo, già direttore dell'Ema, l’Agenzia europea dei medicinali, e oggi consulente del commissario per l’emergenza Covid-19 Francesco Paolo Figliuolo, predica «calma» e «razionalità» di fronte all’allarme scoppiato in tutto il mondo per la nuova variante proveniente dal Sud dell’Africa.

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Troppo allarme dunque?

Sì. È una mutazione di cui non sappiamo niente in termini di comportamento epidemiologico, biologico e clinico. Ancora non sappiamo se scontrandosi con la Delta la soppianterà né sappiamo se causa una malattia più grave e come agisce rispetto al sistema immunitario e dunque alla risposta dei vaccini. Sappiamo che ha 32 mutazioni, che di per sé non vuol dire niente. Finora sono state registrate oltre 12mila mutazioni solo sulla proteina Spike del virus.

Quindi cosa bisogna fare?

Innanzitutto bisogna raccogliere dati, tracciare i positivi e sequenziare il più possibile i tamponi in tutte le Regioni per identificare la presenza in Italia.

E poi?

Continuare con le vaccinazioni senza rinviare la terza dose in attesa di un nuovo vaccino. Oggi la variante Delta è quella prevalente e stiamo registrando un calo dell’immunità della popolazione e quindi bisogna proteggersi contro quello che è presente ora in Italia e che rischia di fare ancora decine di migliaia di vittime.

Ma se si scoprisse che Omicron buca i vaccini come si procede?

Si lavora al nuovo vaccino. Pfizer, per esempio, ha detto che lo può approntare in 100 giorni facendo, come credo, i trial in questo lasso di tempo cosa che è possibile perché si possono fare degli “studi ponte” visto che il prodotto è lo stesso, l’antidoto M-Rna, e bisogna solo documentare che la nuova sequenza produca anticorpi per la nuova variante. L’Ema già da febbraio ha dato le istruzioni alle aziende per realizzare nuovi vaccini su nuove varianti.

Quali altri passaggi servono?

Serve poi l’autorizzazione dell’Ema. Già prima della fine dei 100 giorni si possono sottoporre i primi dati, ma dopo i tempi minimi per il via libera finale sono altri 20 giorni. Poi iniziano i problemi. Devi metterlo in produzione decidendo se fermare la produzione del vaccino attuale, e fare il nuovo, o se procedere con una produzione in parallelo perché magari in alcune aree del mondo serve il vecchio vaccino.

Con che tempi per distribuire le prime milioni di dosi?

Non posso sapere qual è la capacità produttiva di Pfizer. Ma ci vorranno non meno di un paio di mesi per arrivare a una produzione iniziale significativa di dosi. Dunque tra laboratorio, autorizzazione e distribuzione se tutto fila liscio non meno di 6 mesi per cominciare a somministrare le prime dosi.

Ma quando si deve decidere di produrre il vaccino modificato?

Saranno decisioni difficili da prendere. Dovremo farci queste domande: quanto si diffonde rispetto alla Delta? Quanto è più aggressivo dal punto di vista clinico? E quanto risponde l’attuale vaccino? Se perde un 50% di efficacia, allora abbiamo un problema e si deve lavorare al nuovo vaccino.

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