sì a trattato solo da sette paesi ue

Ratifica del Ceta al prossimo Parlamento, l’accordo (per ora) non è a rischio

di Marzio Bartoloni

(ANSA)

2' di lettura

Troppo scomodo affrontarlo. E così, a meno di miracoli in extremis, Governo e maggioranza sono pronti a lasciare la ratifica dell’accordo commerciale tra Europa e Canada - il famoso Ceta - in eredità al prossimo Parlamento. Il destino è stato deciso nelle settimane scorse quando si è deciso in Senato di rinviare sine die il Ddl di ratifica, forse per paura che il tema -che scalda soprattutto il fronte delle opposizioni - venga cavalcato in piena campagna elettorale. Un rinvio che non mette a rischio il trattato che è entrato provvisoriamente in vigore lo scorso 21 settembre e che nel frattempo è stato ratificato da 7 Paesi europei.

Accordo per ora non a rischio
Come detto il 21 settembre è entrato in vigore (anche se in via provvisoria) il Ceta, firmato il 30 ottobre dell'anno scorso da Ue e Canada. Sono quindi già a regime le clausole che impattano sulle materie di competenza europea come le misure non tariffarie e la tutela delle indicazioni geografiche, compresi 41 prodotti italiani: dall'aceto balsamico di Modena al cappero di Pantelleria fino al prosciutto di Parma e al parmigiano reggiano. Per contro, le parti dell’accordo per cui è stata definita la competenza a livello nazionale - in particolare quella relativa alla protezione degli investimenti - entreranno in applicazione solo al termine della procedura di ratifica Ue e dei 28 Stati membri. Finora hanno ratificato l’accordo i parlamenti di Lettonia, Danimarca, Malta, Spagna, Croazia, Repubblica Ceca e Portogallo. In più di un Paese, compresa l’Italia, l’iter di ratifica si sta complicando (in Francia c’è stato un ricorso alla Corte costituzionale mentre in Belgo la Vallonia si è schierata contro). Ma le regole che disciplinano questi accordi prevedono che solo con un voto contrario di rigetto, anche di un solo Paese, si può fermare il Ceta. I ritardi nella ratifca insomma non bloccano la sua applicazione (provvisoria).

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Il dibattito in Italia
In Italia il Ddl di ratifica del Ceta ha incassato il primo sì in commissione Esteri del Senato lo scorso 27 giugno con il sostegno di una larga maggioranza che va dal Pd, ai centristi e Forza Italia. Contrari invece M5S, Gal, Sinistra italiana, Lega e Fratelli d’Italia. In un primo momento il Ddl era atteso in aula il 26 settembre, ma la ratifica dell'accordo di libero scambio tra Ue e Canada è diventata gradualmente terreno di scontro. E non solo per le forti critiche che arrivano da fuori il Parlamento (tra i nemici del Ceta ci sono in particolare la Coldiretti e la Cgil). Il problema è che il fronte dei detrattori si è allargato lentamente anche dentro i partiti a favore e in particolare dentro lo stesso Pd e nelle fila di Forza Italia che hanno dato il loro sostegno prima dell'estate in commissione. Da qui la decisione di farlo slittare senza metterlo in calendario. Un modo implicito - visto le poche sedute che mancano alla fine della Legislatura - per rinviarlo direttamente al prossimo Parlamento con una maggioranza che potrebbe però non essere più tanto favorevole a ratificare l’accordo tra Europa e Canada.

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