la ripreSA DIFFICILE

Rating Dbrs giù, l’Italia perde l’ultima «A»

di Isabella Bufacchi

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(Imagoeconomica)


3' di lettura

L’Italia ha perso l’unica “A” rimasta delle quattro grandi agenzie di rating, ieri, in seguito al declassamento di Dbrs dalla “A-low” (cioè A-) alla BBB-high (cioè BBB+). Un “grande salto”, questo, che però dovrebbe avere ripercussioni limitate sui rendimenti dei titoli di Stato e sul premio a rischio-Paese per effetto della protezione del QE della Bce. L’Italia, inoltre, è già percepita dai mercati come un Paese “tripla B” e quindi la decisione di Dbrs non è una novità assoluta. Il fatto poi che l’agenzia con quartiere generale in Canada abbia confermato un trend, una prospettiva del nuovo rating, «stabile» aggiunge un elemento positivo, anche se di magra consolazione: la BBB high con trend stabile resta così il rating più alto delle grandi quattro, seguito dalla BBB+ di Fitch che ha outlook negativo. Il più grande impatto di questa retrocessione sarà indiretto, perchè peggiorerà - non poco - l’haircut praticato dalla Bce sui titoli di Stato italiani consegnati come collaterale nelle operazioni di rifinanziamento principale (si veda articolo sotto): il Tesoro potrebbe vedersi costretto a ritoccare al rialzo i rendimenti dei BTp nel caso in cui le banche italiane iniziassero ad acquistare i Bonos spagnoli (che hanno la A-low di Dbrs) come migliore collaterale presso la Bce.

La motivazione principale del declassamento è da attribuirsi alla «fragile» crescita e in prospettiva «debole crescita potenziale», «scarsa competitività», «bassa produttività di lavoro e capitale» in un’Italia gravata da un debito/Pil al 133% che rende il Paese particolarmente esposto agli shock. La ripresa economica fiacca si abbina ad altri fattori negativi rilevati da Dbrs nel declassamento, tra questi «l’incertezza sulla capacità della politica» - e del governo Gentiloni - di portare avanti le riforme strutturali per rilanciare la crescita, la debolezza e vulnerabilità persistente del sistema bancario, nonostante l’intervento su Mps e il fondo da 20 miliardi, il livello dei Npls resta «molto elevato» e riduce il flusso del credito per sostenere l’economia. Non da ultimo, le dinamiche del debito pubblico che non cala come previsto rispetto al Pil.

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Il quadro politico per Dbrs è fortemente incerto: il governo Gentiloni, definito ad «interim» nonostante sia sostenuto dalla stessa maggioranza del governo Renzi «potrebbe avere minor spazio di manovra per portare avanti le misure per la crescita», restando dominato dalla riforma elettorale. L’incertezza è sottolineata anche nella «mancanza di chiarezza» sulla tempistica delle prossime elezioni, se non lampo quest’anno, quando? Dbrs prevede che la riforma elettorale porterà a un sistema più proporzionale che ridurrà la possibilità di avere partiti anti-euro di andare al potere e aumenterà la probabilità di un governo di coalizione tra i principali partiti: ma non basta per un’Italia che ha bisogno di affrontare il problema della produttività, dei profitti aziendali, della bassa occupazione e basso livello di investimenti, istruzione, ricerca, sviluppo.

Nelle prospettive stabili, che ammorbidiscono il declassamento di un solo gradino, Dbrs riconosce i punti di forza dell’Italia: l’impegno al consolidamento fiscale, l’alto avanzo primario tra i migliori in Europa, la gestione oculata e flessibile del debito pubblico detenuto maggiormente da italiani, il debito privato tra i più bassi dei paesi avanzati, un sistema pensionistico ben finanziato e un’economia grande e diversificata.

Dbrs ha fatto il “grande salto” di togliere la “A” all’Italia, a quasi quattro anni di distanza dall’ultima retrocessione risalente al marzo 2013 : ora per un po’ resterà alla finestra.

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