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Rating, manovra e rapporto Roma-Ue: ecco i nodi d’autunno

Da monitorare la retorica no-euro nei prossimi mesi, vero rischio per i mercati

di Morya Longo


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4' di lettura

«Il rating BBB dell’Italia ha prospettive negative per via dell’elevato debito pubblico, dell’assenza di aggiustamenti fiscali strutturali, della persistente debolezza del sistema bancario, della crescita del Pil davvero bassa, del rischio politico e dell’incertezza derivante dall’attuale dinamica della politica». Sembra scritto oggi. In realtà l’agenzia di rating Fitch ha messo nero su bianco queste parole lo scorso 22 febbraio, quando si espresse per l’ultima volta sull’Italia.

Da allora però poco è cambiato: qualche aggiustamento fiscale c’è stato (tanto che l’Italia ha evitato una procedura d’infrazione europea), ma l’economia nel frattempo è peggiorata (Fitch a febbraio prevedeva una crescita dello 0,3% nel 2019, oggi la media degli analisti prevede zero). Ma quando stasera Fitch pubblicherà, dopo le 22,00, il nuovo aggiornamento sull’Italia, difficilmente cambierà il rating: la maggior parte degli economisti è convinta che aspetterà prima di decidere le sorti del giudizio sull’Italia, per vedere l’esito di questa crisi politica e per conoscere i connotati della manovra di bilancio.

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LO SPREAD TORNA A SALIRE

Differenziale tra il rendimento decennale italiano e quello tedesco

Ne sono convinti per un motivo semplice: sul mercato tutti aspettano ad esprimersi, tutti attendono la manovra d’autunno. Quello sarà il vero banco di prova dell’Italia non solo per le agenzie di rating, ma anche per gli investitori. Se ieri sui mercati la reazione alla crisi di Governo c’è stata (lo spread BTp-Bund è salito), ma è stata limitata, il motivo è proprio questo: è impossibile oggi capire l’esito di questa crisi politica. Ma tra gli analisti e gli operatori il timore che presto o tardi le tensioni possano riaffiorare c’è: molto dipenderà dalla retorica e dall’atteggiamento che assumerà la Lega, partito che in caso di elezioni anticipate diventerà con tutta probabilità il primo in Italia. Molto dipenderà da quanto tornerà a farsi vedere quel fantasma di Italexit che, a fatica, l’Italia sembrava avere definitivamente sepolto. Questo è il primo tema che terrà gli investitori sull’attenti nei prossimi mesi. Oltre, ovviamente, ai dettagli della manovra.

RIAFFIORA IL TIMORE DI ITALEXIT

Andamento del Cds 5 anni 2014 dell'Italia (che misura il rischio di default e di ridenominazione del debito) e del Cds 5 anni 2003 (che misura solo il rischio di default)

RIAFFIORA IL TIMORE DI ITALEXIT

I fattori che pesano sui BTp

Ai mercati interessa poco lo zero virgola di deficit. Ci sono Paesi che sforano i parametri europei senza creare alcuna apprensione. Agli investitori interessa il motivo di quello sforamento e soprattutto le sue possibili conseguenze: a creare davvero turbolenza sui mercati sarebbe - come è stato in passato - la sensazione che una manovra in deficit e uno scontro con la Commissione europea possano diventare l’anticamera dell’uscita dell’Italia dall’euro. Il pretesto. Questo timore, che ha tenuto elevato lo spread per molti mesi perché chi presta euro all’Italia comprando titoli di Stato non vuole vedersi restituire lire svalutate, ultimamente era notevolmente ridimensionato. E tutt’ora è limitato.

Ma negli ultimi giorni, con la crisi politica e l’ipotesi di elezioni anticipate, si è riaffacciato. Lo dimostrano i Cds, quelle particolari polizze finanziarie che proteggono gli investitori dal rischio di default dell’Italia o anche dal rischio di ridenominazione del debito (Italexit insomma). Ebbene: negli ultimi tre giorni il costo della protezione dal rischio default e Italexit è salito di 13 centesimi (da 178 punti base del 6 agosto a 191 di ieri), mentre il costo per assicurarsi dal solo rischio di default è aumentato di soli 6 centesimi (da 126 del 6 agosto a 132 di ieri). Se nelle ultime settimane il rischio Italexit era stato ridimensionato notevolmente sui mercati, negli ultimissimi giorni è insomma tornato a riaffacciarsi. Timidamente. In maniera limitata. Ma è tornato.

Molto dipenderà dalla retorica della Lega (partito tradizionalmente no-euro) durante la campagna elettorale. E poi dalla Manovra. L’incertezza riguarda non solo il destino delle clausole di salvaguardia (cioè l’aumento dell’Iva) e gli obiettivi fiscali della prossima manovra, ma soprattutto la volontà o meno di mantenere la disciplina di bilancio. L’Italia rispetterà le promesse fatte all’Europa? Oppure le rimetterà in discussione? Andrà allo scontro con Bruxelles? Oppure, come ha dimostrato più volte, alla fine scenderà a patti? Queste sono le domande che terranno gli investitori sull’attenti. Soprattutto perché il mercato le userà come ago della bilancia per capire il rischio, o meno, di Italexit.

I fattori che sostengono i BTp

Per fortuna ci sono anche molti fattori che potrebbero calmare eventuali tensioni - per ora ipotetiche - sui mercati. Il primo è la Bce: il mercato si aspetta che la Banca centrale europea intervenga presto con un taglio dei tassi sui depositi (già negativo) e forse anche con un nuovo quantitative easing (cioè una politica con cui la Bce compra titoli di Stato). Questo ha un effetto anestetizzante per i mercati. E riduce qualunque apprensione.

C’è poi un altro effetto - ricorda Antonio Cesarano, Chief global strategist di Intermonte Sim - che gioca a favore dei BTp: il fatto che ormai una gran fetta dei titoli di Stato in Europa ha rendimenti negativi. Questo rende i BTp, con il loro 1,5% sulla scadenza decennale, un boccone appetibile. A meno di veri scossoni politici, dunque, questo potrebbe calmare eccessive tensioni sui mercati. Vero è che l’incertezza internazionale può pesare nei prossimi mesi sull’appetito per il rischio degli investitori (e dunque sulla loro voglia di comprare anche BTp), ma in un contesto di tassi negativi i rendimenti positivi sono sempre apprezzati.

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    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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