Santa Sede

Ratzinger, ecco come nasce l’ultimo mea culpa sulla pedofilia nella Chiesa

Tornielli (Vatican News): Ratzinger «scrive, senza chiamarsene fuori, di sentirsi lui stesso interpellato dallʼatteggiamento di chi ancora oggi sottovaluta il fenomeno»

di Carlo Marroni

(ANSA)

3' di lettura

Un passo senza precedenti nella storia. Un atto di dolore e vergogna, di richiesta di perdono e ammissione di «grandissima colpa», compiuto «in vista dell'ora del giudizio». L'atto di Joseph Ratzinger di scrivere una lettera sulla pedofilia nella Chiesa, a valle del rapporto dell'arcidiocesi di Monaco dove fu vescovo per cinque anni e che lo tira in ballo, è destinato ad essere un passaggio-chiave nella sfida della Chiesa Cattolica per combattere la piaga degli abusi sessuali sui minori, per molti la vera sfida per sopravvivere.

Già perché troppi sono i fatti che emergono nel tempo, e che colpiscono tutti i paesi dove è presente il cattolicesimo, soprattutto in Occidente. Il gesto di Benedetto, 94 anni, ha avuto giustamente una eco mondiale, perché sposta decisamente il dibattito e mette i responsabili di fonte alle loro responsabilità (più o meno note), come lo furono le sue dimissioni nel 2013. In un contesto di forti tensioni dentro la Chiesa, a partire dalla sua Germania, dove nell’episcopato (in buona parte progressista) tira un’aria di scisma, o comunque di forte disagio verso Roma.

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Da Papa avviò una svolta, partendo dai Legionari di Cristo

Ma bisogna risalire a qualche anno prima per mettere a fuoco questo percorso, di cui ora si sta consumando l'ultimo miglio. Era il 25 marzo 2005, venerdì santo. Giovanni Paolo II è agli sgoccioli della sua vita – morirà il 2 aprile – e segue in tv la Via Crucis al Colosseo, officiata dal cardinale decano Ratzinger. Lì, a sorpresa, pronuncia un'omelia che resterà parte del suo manifesto pontificale e parla di “quanta sporcizia c'è nella Chiesa”. E a questo pensa, agli abusi, già deflagrati soprattutto in Usa ma affrontati con prudenza, troppa, dal papa polacco. Su questo inizia la sua strada di Papa, e tra i primi atti rimuove il fondatore dei potentissimi Legionari di Cristo, molestatore seriale e pietra di un scandalo mondiale fatto di dolore di giovani e coperture fino ai massimi livelli. Il papa-teologo va avanti e inizia ad agire, ma gli scandali che via via emergono – Germania, Irlanda, Francia, Malta, Australia, Belgio, Portogallo – alla fine contribuiscono a travolgere il suo pontificato, governato da un gruppo “dirigente” non all'altezza del compito, impegnato in guerre intestine mirate a preparare la successione.

La denuncia nel 2010 in Portogallo (ignorata dalle alte sfere della Chiesa)

Una cartina di tornasole del clima può essere descritto bene dal viaggio di Benedetto in Portogallo, 2010, quando sul volo, riferendosi allo scandalo sulla pedofilia, dice: «Il perdono non sostituisce la giustizia. La penitenza, la preghiera, l’accettazione, il perdono che occorre dare, non soddisfano la necessità di giustizia, perché il perdono non sostituisce la giustizia». Ma è «realmente terrificante», dice Ratzinger rispondendo ai giornalisti, come la Chiesa oggi «soffra per gli attacchi dal suo interno. Oggi le più grandi persecuzioni alla Chiesa non vengono da fuori, ma dai peccati dentro la Chiesa stessa». Più chiaro di così è impossibile. Eppure dalla cerchia dei ratzingeriani, autonominati autentici interpreti del pensiero papale, si minimizza, si accantona, si critica aspramente la stampa che vuole attaccare e basta. Insomma, si isola il Papa nella sua volontà di azione, in una ricerca costante di autodifesa.

L'azione contro i pedofili travolta dagli scandali del pontificato

In questo clima gli ultimi due anni di pontificato restano imbrigliati in scandali, guerre interne, Vatileaks, dossieraggi, e l'azione di contrasto agli abusi finisce per bloccarsi insieme a tutto il resto, mentre l'immagine della Chiesa imbocca un vicolo cieco. Solo le dimissioni segnano una svolta, e aprono la strada ad un cambio profondo. L'elezione di Francesco sconvolge tutti i piani di quanti avevano già predisposto a tavolino una successione in linea con un “blocco d'ordine” che sulla pedofilia faceva solo operazioni (poche) di facciata, lasciando spesso alla volontà delle singole conferenze episcopali l'iniziativa (Italia in questo totalmente assente).

L'azione di Francesco contro gli abusi, il summit del 2019

Francesco rilancia questa battaglia, crea nuovi organismi, conferisce maggiori poteri, convoca tre anni fa un summit senza precedenti. Mette la Chiesa davanti alle sue responsabilità, ma evidentemente il cammino è ancora lungo, se larghe parti della Chiesa – perlopiù della parte conservatrice - ancora respingono come attacchi strumentali ogni legittima denuncia. Ma Ratzinger, anche da Papa Emerito, torna spesso sul tema (forse anche troppo, visto che aveva fatto voto di silenzio), come se dovesse portare in fondo un compito assunto nel 2005. E lo fa consapevole che “Ben presto mi troverò di fronte al giudice ultimo della mia vita”. Osserva sui media vaticani Andrea Tornielli, direttore editoriale della Santa Sede, che Ratzinger «scrive, senza chiamarsene fuori, di sentirsi lui stesso interpellato dallʼatteggiamento di chi ancora oggi sottovaluta il fenomeno, cioè da chi dorme, proprio come dormivano gli apostoli sul Monte degli Ulivi lasciando da solo Gesù a pregare e a sudare sangue di fronte all’abisso del peccato».


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