Scandalo pedofilia nella Chiesa

Ratzinger: vergogna e dolore per gli abusi, chiedo perdono ma non sono un bugiardo

In una lettera sugli abusi a Monaco il papa emerito parla di «grandissima colpa» per chi commette abusi ma anche per chi non li affronta

Pedofilia, 497 vittime nell'arcidiocesi di Monaco

3' di lettura

Il Papa emerito Benedetto XVI torna a chiedere «perdono», a nome della Chiesa, considerati gli importanti ruoli che lui stesso ha ricoperto, per gli abusi commessi dal clero. Nella Lettera a commento del rapporto sulla pedofilia nella diocesi di Monaco Joseph Ratzinger parla di “grandissima colpa” per chi commette abusi ma anche per chi non li affronta e si dice «colpito» del fatto di essere stato presentato come «un bugiardo» per la “svista” contenuta nella memoria presentata ai legali autori del rapporto.

«Ogni singolo abuso sessuale terribile e irreparabile»

Nella Lettera a commento del rapporto sulla pedofilia nella diocesi di Monaco il papa emerito ricorda i suoi incontri con le vittime nei viaggi apostolici da Pontefice e scrive: «Come in quegli incontri, ancora una volta posso solo esprimere nei confronti di tutte le vittime di abusi sessuali la mia profonda vergogna, il mio grande dolore e la mia sincera domanda di perdono. Ho avuto grandi responsabilità nella Chiesa cattolica. Tanto più grande è il mio dolore per gli abusi e gli errori che si sono verificati durante il tempo del mio mandato nei rispettivi luoghi. Ogni singolo caso di abuso sessuale è terribile e irreparabile. Alle vittime degli abusi sessuali va la mia profonda compassione e mi rammarico per ogni singolo caso».

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«Colpito essere stato presentato come un bugiardo»

Ratzinger torna poi sulla “svista” contenuta nella memoria presentata ai legali autori del rapporto dopo aver ringraziato i collaboratori del lavoro fatto: «Vorrei ringraziare in particolare il piccolo gruppo di amici che, con abnegazione, per me ha redatto la mia memoria di 82 pagine per lo studio legale di Monaco, che da solo non avrei potuto scrivere». «Nel lavoro gigantesco di quei giorni - l’elaborazione della presa di posizione - è avvenuta una svista riguardo alla mia partecipazione alla riunione dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980. Questo errore, che purtroppo si è verificato, non è stato intenzionalmente voluto e spero sia scusabile», sottolinea Ratzinger riferendosi alla correzione già fatta sul tema lo scorso 24 gennaio. «Esso nulla toglie alla cura e alla dedizione che per quegli amici sono state e sono un ovvio imperativo assoluto. Mi ha profondamente colpito che la svista sia stata utilizzata per dubitare della mia veridicità, e addirittura per presentarmi come bugiardo. Tanto più mi hanno commosso le svariate espressioni di fiducia, le cordiali testimonianze e le commoventi lettere d’incoraggiamento che mi sono giunte da tante persone», conclude il Papa emerito.

Nel dossier 70 anni di abusi

In oltre duemila pagine di perizie, che individuano 497 vittime di abusi sessuali fra il 1945 e il 2019, da parte di preti e religiosi pedofili, il rapporto indipedennte sui casi di pedofilia nell’arcidiocesi di Monaco , reso noto a febbraio, affronta la spinosa questione dell’occultamento. E Joseph Ratzinger, il pontefice che diede le dimissioni nel febbraio 2013, e che fu arcivescovo di Monaco dal 1977 al 1982, viene accusato di «comportamenti erronei in quattro casi». Nel rapporto si parla di 235 colpevoli di abusi, fra cui 173 preti e 9 diaconi. Le vittime erano principalmente bambini e adolescenti di sesso maschile, il 60% dei quali in età fra gli 8 e i 14 anni. Dati che raccontano però soltanto quello che è emerso: si ritiene che il fenomeno fosse molto più esteso.

La “svista” nella ricostruzione di Ratzinger

Tramite il proprio segretario personale mons. Georg Gänswein, il 24 gennaio 2022 Benedetto XVI ha corretto una dichiarazione essenziale relativa al dossier. Contrariamente al suo precedente resoconto, partecipò alla riunione dell’Ordinariato il 15 gennaio 1980, durante la quale si parlò di un prete della diocesi di Essen che aveva abusato alcuni ragazzi ed era venuto a Monaco per una terapia. Ratzinger aveva spiegato che l’errore «non è stato commesso in malafede» ma «il risultato di un errore nella stesura della sua affermazione». Si era detto «molto dispiaciuto» per questo si era scusato, ribadendo «vergogna e dolore» per gli abusi. Parole ripetute nella Lettera dopo il dossier sugli abusi nella diocesi di Monaco.

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