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Ravenna Festival 2022: il cartellone

Il programma completo: dal 1° giugno al 21 luglio

3' di lettura

1° giugno

Tra la carne e il cielo
La partitura del 2010 del decano della composizione Azio Corghi, maestro per eccellenza, si dipana tra la carne della poesia di Pier Paolo Pasolini e il cielo della musica di Johann Sebastian Bach, e calza perfetta l’apertura del Festival, sintetizzandone il cuore. Solisti Silvia Chiesa, violoncello, Maurizio Baglini, pianoforte, Valentina Coladonato soprano, voce recitante Sandro Lombardi e la Mahler Chamber Orchestra, diretta da Daniel Harding che completa il programma con la Ouverture Egmont di Beethoven e la Sinfonia n.7 di Antonín Dvořák.

Tra la carne e il cielo, Azio Corghi, Mahler Chamber Orchestra, Daniel Harding, direttore. Palazzo Mauro De André

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9 giugno

The Canticles
Rappresentano uno dei cavalli di battaglia di Ian Bostridge i cinque Canticles di Britten, datati dal 1947 al 1974, non sempre su testi biblici, estendendo così anche in forma laica il termine di Cantico. Si presentano distribuiti su vari organici, a testimoniare la meravigliosa mano cameristica del compositore inglese. Bostridge, che ne ha dato una registrazione di riferimento, ritorna a proporli con il controtenore Alexander Chance, il baritono Mauro Borgioni, il fido Julius Drake al pianoforte, Antonella De Franco all’arpa e Federico Fantozzi al corno.

The Canticles, Benjamin Britten, Ian Bostridge, tenore. Basilica di Sant'Apollinare in Classe

15 giugno

Variazioni Goldberg
Le Goldberg sono musica assoluta: punto di riferimento che qualifica un interprete e insieme la rassegna in cui vengono collocate. «Opera di una vita, forse un’opera sulla vita stessa», le definisce il pianista David Fray, che ne ha restituito una fortunata versione in disco. «Una sorta di rito di passaggio, un viaggio». Bach le compose tra il 1741 e il 1745, dedicandole a Johann Gottlieb Goldberg, maestro di cappella a Dresda presso il conte von Brühl. Le Variazioni vennero definite da Glenn Gould radiali, ossia mosse da un centro all’infinito, combinando insieme matematica e affetti.

Variazioni Goldberg, Johann Sebastian Bach, David Fray, pianoforte. Teatro Alighieri

22 giugno

Musikalisches Opfer
Una raccolta di pagine di alto contrappunto, tra ricercari, canoni, una fuga e una Triosonata: Bach la restituì quale Musikalisches Opfer, dono quasi sacro, offerto al re di Prussia Federico II, buon musicista e flautista, autore del tema, in do minore e molto cromatico. Ottavio Dantone, noto clavicembalista, guiderà i suoi della storica Accademia Bizantina in una personale strumentazione delle affascinanti pagine, che l’autore lasciò prive di indicazioni in merito ai destinatari.

Musikalisches Opfer BWV 1079, Johann Sebastian Bach, Accademia Bizantina, Ottavio Dantone, direttore. Sant’Apollinare Nuovo

28 giugno

Sheherazade
Sono tra i musicisti più leggendari del nostro tempo gli strumentisti della Budapest Festival Orchestra, formazione nata nel 1983 e creata da Iván Fischer con la finalità di fare musica secondo lo stile antico. Nel concerto che li vedrà protagonisti sul palcoscenico del Palazzo De André, con lo storico Maestro sul podio verrà proposta una locandina distribuita tra Terza di Brahms e la scintillante Sheherazade di Rimskij-Korsakov.

Sinfonia n.3, Johannes Brahms, Sheherazade, Rimskij-Korsakov, Budapest Festival Orchestra, Iván Fischer, direttore. Palazzo Mauro De André

3 luglio

Concerto per violino
Gidon Kremer, musicista lettone, classe 1947, si è fatto paladino del compositore polacco Mieczyslaw Weinberg e della sua produzione violinistica: qui ne propone

il virtuosistico ed effusivo Concerto, datato 1959, insieme con i giovani della Orchestra Cherubini, diretti da Christoph Eschenbach, in una locandina che poi approda alla Quinta Sinfonia di Čajkovskij.

Concerto per violino, Mieczyslaw Weinberg, Sinfonia n.5, Pëtr Il’ič Čajkovskij, Gidon Kremer, violino, Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, Christoph Eschenbach, direttore. Palazzo Mauro De André

21 luglio

Les préludes
Riccardo Muti sceglie per i “suoi” Cherubini un impaginato prezioso e raro: la Sinfonia in do maggiore, intitolata Roma, composta da Bizet tra il 1860 e il 1868. Segue l’ammaliante colorismo del Lago incantato, poema sinfonico di Ljadov, la cui ricca strumentazione si rispecchia all’indietro nei Préludes, visionaria partitura composta da Liszt già nel 1856.

Roma, Sinfonia, Georges Bizet, Il lago incantato, Anatolij Ljadov, Les préludes, Franz Liszt, Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, Riccardo Muti, direttore

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