GREEN ECONOMY

Ravenna riconquista il ruolo di culla europea della chimica verde e dell'energia pulita

di Ilaria Vesentini


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3' di lettura

Scende in Riviera anche il Fraunhofer Institute, il prestigioso e colossale ente tedesco di ricerca applicata, per imprimere un'accelerazione agli studi su ambiente, energia e tecnologie del mare in ottica di economia circolare e fa quadrato con l'Università di Bologna e il Comune di Ravenna per rimettere in pista lo storico Centro di ricerche di Marina di Ravenna. Qui, dove nei primi anni Novanta è nata la chimica verde italiana per opera di Raul Gardini e del gruppo Ferruzzi-Montedison, c'è un'area attrezzata di 3 ettari a ridosso del mare, della pineta e della sede Eni con due palazzine di uffici-laboratori pronte per essere “riaccese”, dopo anni di abbandono. Il Comune di Ravenna ha rilevato gli asset dal fallimento per darli in comodato d'uso all'Alma Mater che ne farà l'epicentro di nuove attività legate alla blu economy in ottica europea, se non internazionale. E la Regione Emilia-Romagna ha appena finanziato 1 milione di euro (su un budget per la ripartenza del centro di 1,25 milioni) per potenziare il nuovo “braccio armato” del Ciri Frame dell'ateneo bolognese (Centro interdipartimentale di ricerca industriale Fonti rinnovabili, ambiente, mare e energia) a patto si sviluppasse una collaborazione internazionale, come è stato sancito dal protocollo di intesa già firmato con il Fraunhofer lo scorso autunno, che avrà una manciata di suoi ricercatori stabilmente al lavoro sui lidi sotto il Canale Candiano, si conta già entro fine anno.

«Senza il gioco di squadra tra Comune di Ravenna, Università di Bologna e Fraunhofer Institute non si sarebbe realizzata la “missione impossibile” di portare a Ravenna un centro di ricerca internazionale congiunto su energia sostenibile, gestione intelligente dei rifiuti, economica circolare, temi al centro dell'accordo sottoscritto con Fraunhofer», spiega Fabio Fava, docente di Biotecnologie industriali all'UniBo e responsabile nazionale della chimica verde all'interno degli organismi Ue. Temi che saranno allargati anche alle tecnologie blu e del decommissioning, perché la vicinanza al mare permetterà di lavorare nel sito direttamente con l'acqua salata marina, sfruttando le competenze non solo del locale tecnopolo ma anche del campus romagnolo dell'UniBo, molto attivo nelle aree ambiente e mare. In più quest'anno è partito a Ravenna - in stretta collaborazione con il locale distretto industriale dell'oil&gas, il più importante in Italia - il primo corso di laurea magistrale internazionale (solo in inglese) sull'offshore engineering con una quarantina di aspiranti ingegneri, 70% stranieri, con tre indirizzi focalizzati sui temi dell'energia, della sostenibilità ambientale e dell'ingegneria strutturale, un unicum nel panorama nazionale.

Tutti ingredienti che concorrono a fare di Ravenna il simbolo del connubio possibile tra energie fossili e sviluppo sostenibile, tra le sfilate di ieri dei giovani per il clima e la manifestazione nazionale organizzata oggi, sabato 16 marzo, in Piazza del Popolo con undici tra organizzazioni imprenditoriali e sindacali pro-Triv da tutte le regioni d'Italia vocate all'offshore. La bandiera è apolitica, lo slogan “Per l'energia italiana – accendiamo il buon senso”: «Battersi insieme per il clima e per l'industria energetica italiana non è un ossimoro, se si sta dalla parte della scienza e del rigore scientifico», sottolinea il sindaco di Ravenna Michele De Pascale. L'iniziativa nasce per difendere i lavoratori e le imprese del settore energetico, sostenendo la transizione energetica, le fonti rinnovabili e l'estrazione del gas naturale italiano. «Bloccare le attività estrattive di metano in Italia non aiuta la produzione di energie rinnovabili ma solo la nostra dipendenza dagli altri Paesi con l'aumento dei costi e dell'inquinamento per il trasporto del gas», sottolinea il sindaco e presidente della Provincia di Ravenna. Alcune Regioni e parlamentari stanno valutando il ricorso alla Corte costituzionale contro l'emendamento blocca trivelle, ma forse basterebbe impiegare tre mesi e non 18 per scrivere il piano energetico nazionale per uscire da questa impasse.

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