Ddl concorrenza

Rc auto, l’ombra delle frodi e le proposte nel Ddl concorrenza

Mentre fa discutere la proposta di estendere il risarcimento diretto alle compagnie estere con sede nella Ue, il polverone nasconde il problema che lo rende poco efficiente

di Maurizio Caprino

Rc auto, calano i prezzi ma l'effetto Covid si sta raffreddando

4' di lettura

Novità minima, clamore notevole. Per una materia delicata come l’assicurazione Rc auto, le schermaglie mediatiche si sono concentrate sull’estensione del meccanismo di risarcimento diretto alle compagnie con sede in altri Stati Ue introdotto dal Disegno di legge concorrenza varato dal Governo a inizio novembre. Ma, per stimolare la concorrenza dopo la stagione anomala del lockdown che ha anestetizzato prezzi e clienti grazie al calo temporaneo dei sinistri con risparmi di 2,2 miliardi per le compagnie, il problema è un altro.

Il nuovo meccanismo

L’ampliamento del risarcimento diretto sarebbe sostanzialmente ininfluente. Bisogna invece stare attenti al suo funzionamento. Azzoppato dal peso delle frodi e dei mancati controlli causati anche dal sistema della compensazione a forfait tra le compagnie, oltreché dalle lungaggini giudiziarie.
In pratica, il danneggiato è risarcito dalla compagnia con cui è assicurato, la quale si rivale su quella del danneggiante non per la somma pagata, bensì per un “quantum” fissato da norme: qualunque entità di danno resti sotto il forfait è un guadagno per la compagnia. Che così non è stimolata a veder chiaro sulle richieste danni.

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Le frodi

Lo dicono i numeri dell’Ivass. E da decenni tutti additano le frodi come causa principale che porta l’Italia ad avere le polizze Rc auto più costose d’Europa. Come mostra il grafico in basso, le compagnie fanno approfondimenti solo sul 55% dei sinistri che sono segnalati come a rischio frode (mezzo milione, un quarto del totale sinistri) dai sistemi informatici in base ai parametri di legge.
Si può obiettare che questi parametri siano poco affidabili e che quindi non convenga approfondire tutti i sinistri segnalati. Ma, addentrandosi nei dati, si scopre che nemmeno gli approfondimenti sembrano dare risultati eclatanti.
Per esempio, sapere che la propria denuncia di sinistro è stata messa sotto osservazione dovrebbe avere un effetto deterrente sui presunti danneggiati che “ci provano”. Ciò dovrebbe indurli a non dar seguito alla richiesta di risarcimento, abbandonando la pratica senza fornire i chiarimenti richiesti dalla compagnia. E invece ciò accade in appena l’8% dei casi.

Le segnalazioni monitorate

Non solo. Le segnalazioni di casi sospetti riguardano 1 sinistro su 4, ma appena 1 su 8 viene indagato. E il 90% di quelli a rischio viene liquidato, mentre solo per lo 0,8% le compagnie presentano denuncia o querela all’autorità giudiziaria, con esiti sconfortanti: su 100 casi portati ai pm, ne arrivano a condanna 6.
Le compagnie sottolineano quindi che indagare non conviene: il sistema giudiziario non funziona e non di rado chi lavora per le assicurazioni sul territorio (soprattutto al Sud) resta esposto a minacce e rappresaglie. Vero. Ma, se si rinuncia ad approfondire i casi sospetti e a volte persino a curare che le foto dei danni siano genuine, s’incentivano ulteriori frodi. A spese dei clienti: l’aumento dei costi è scaricato sulle tariffe. Un testacoda.

Controlli sulle foto false

Un’altra tesi storicamente portata avanti dalle compagnie è che per i sinistri meno gravi le indagini finirebbero con il costare più della presunta truffa. E anche questo è vero. Ma garantire almeno che siano genuine le foto dei danni costa pochi euro a pratica e aiuta a smascherare i furbi.
Senza contare che gli extra-costi dovuti alle indagini possono essere anche visti come un investimento che è bene fare oggi (che peraltro le compagnie hanno ancora in tasca una parte dei 2,2 miliardi di euro risparmiati per il lockdown e non ancora restituiti ai clienti) per debellare o comunque ridurre la piaga delle truffe domani.

I rimedi

A oggi, per risparmiare sui costi ed evitare gli aumenti indotti dal sistema descritto, si ricorre in gran parte alle convenzioni che le compagnie stipulano con le carrozzerie. Ma, a parte i dubbi sulla qualità (non di rado alimentati da chi ha interesse a mediare tra danneggiato e compagnia, anche se bisogna ammettere che di fatto il danneggiato non ha cognizioni né strumenti per verificare com’è stata fatta una riparazione), il risparmio è alla portata delle sole assicurazioni più grandi.
Per correggere in modo organico le storture del risarcimento diretto, invece, giace da tempo alla Camera una proposta di legge (atto 2104). Un dossier, che diventa via via più corposo e rischia di non arrivare al traguardo: con le elezioni parlamentari tutte le proposte giacenti si azzerano. Salvo che in Parlamento si trovi un accordo per trasferire alcuni contenuti nel Disegno di legge sulla concorrenza, finora molto scarno in materia di Rc auto ma con qualche possibilità in più di essere approvato.

Le novità nella Pdl

Nella Proposta di legge (Pdl), ci sono modifiche alle norme attuali per:
- rendere ferma la scelta del danneggiato sull’applicazione o meno del risarcimento diretto (evitando intromissioni di terzi);
- far gestire il sinistro alla compagnia del danneggiante, in modo che possa fare gli approfondimenti che quella della controparte non ha interesse a fare, dandole la possibilità di sospendere la liquidazione in caso di sospetti.

Il Ddl concorrenza

In questo scenario, il ritocco previsto dal Ddl Concorrenza - balzato agli onori delle cronache - riguarda l’estensione del risarcimento diretto alle compagnie Ue che non hanno sede in Italia. Pochi i veicoli assicurati con queste, solo le moto sono un po’ di più: l’Ancma (Associazione confindustriale dei produttori), criticando il Ddl, ha dichiarato che i motociclisti sono spinti a evitare le compagnie con sede in Italia proprio perché operano col risarcimento diretto, che ha tariffe care.
In effetti, il settore moto ne è sfavorito: l’assicurazione rischia di perderci perché i danni liquidati sono più alti del forfait ricevuto dalla compagnia del danneggiante. Spesso nel danno c’è anche quello fisico al motociclista, più costoso. Perciò nel sistema del forfait fu introdotto un correttivo che alza gli importi per le moto.
Ma il correttivo non ha funzionato abbastanza, anche perché non si può esagerare col rialzo del forfait: eliminerebbe ogni stimolo a controllare che il risarcimento richiesto sia congruo. E pensare che il forfait fu introdotto su spinta dell’Antitrust come pregiudiziale al varo del risarcimento diretto nel 2005, per evitare che le compagnie si scambiassero i dati sugli importi liquidati, concertando poi le politiche liquidatorie e tariffarie.

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