la novità del decreto fiscale

Rc auto, il padre passa lo sconto al figlio (anche in moto)

Prima classe di bonus malus maturata dal genitore in auto. Ora potrà fruirne anche il figlio che va in moto. Un ampliamento dei benefici per le famiglie previsti dal 2007 dal pacchetto Bersani. Lo prevede un emendamento al decreto fiscale approvato in commissione. Ma si risparmierà davvero?

di Maurizio Caprino


Arriva l'Rc auto familiare anche per scooter e moto

3' di lettura

Le agevolazioni “Bersani” per le assicurazioni Rc auto “in famiglia” si allargano a tutto campo: si potrà far inquadrare nella stessa classe di merito bonus malus qualsiasi veicolo di proprietà di un membro del nucleo familiare. Una novità da sempre osteggiata dalle compagnie, per il rischio di conseguenze destabilizzanti sui conti della Rc auto. E che ora spunta fra gli emendamenti al decreto fiscale approvati in commissione.

Com’era prima
In sostanza, la “Bersani” del 2007 (confluita nell’articolo 134 del Codice delle assicurazioni) riconosceva agevolazioni limitate: si aveva diritto alla stessa classe di merito attribuita al veicolo intestato al componente della famiglia più “virtuoso” soltanto stipulando ex novo un ulteriore contratto assicurativo.

Quindi, occorreva che ci fosse l’acquisto di un ulteriore veicolo, non importa se nuovo o usato. O che, al più, venisse riutilizzato (e conseguentemente riassicurato) un vecchio mezzo rimasto a lungo fermo e senza copertura Rc auto. Non solo: il nuovo veicolo assicurato doveva essere della stessa categoria di quello meglio piazzato: auto con auto, moto con moto eccetera.

Come diventa il bonus
Ora nel decreto fiscale un emendamento - presentato dai deputati Caso,

Grimaldi, Topo e De Luca e approvato dalla commissione Bilancio della Camera - abolisce quasi del tutto i paletti. Con due conseguenze fondamentali:

- la “Bersani” diventa applicabile anche in fase di rinnovo di contratto, quindi vale anche per i veicoli che si trovano già nel perimetro del nucleo familiare, ma solo se negli ultimi 5 anni non risultano sinistri con responsabilità dal 50% in su nell’attestato di rischio relativo a quella stessa polizza;

- non è più necessario che il veicolo sia della stessa categoria.

Così, prima la normativa agevolava per esempio il figlio neopatentato riconoscendogli la prima classe di bonus malus maturata dal padre o dalla madre sulla loro vettura, ma solo a patto che il figlio guidasse un’altra vettura. Adesso verrà agevolato anche il figlio in scooter.

Andrea Caso - M5S (Imagoeconomica)

Risparmi oggi, rischio rincari domani
Questa novità rischia di alterare gli equilibri tariffari, perché somma due criticità: quella legata alla maggiore rischiosità dei conducenti giovani (già introdotta parzialmente dalla “Bersani” originaria) a quella dovuta al fatto che ciclomotori e motocicli sono più soggetti a causare incidenti (non di rado anche con lesioni a eventuali trasportati, il che grava non poco sui costi di risarcimento).

In teoria, ci sarebbe anche il rischio di far accedere nella classe migliore anche persone che semplicemente non hanno ancora denunciato un incidente e quindi risultano in linea con le condizioni di assenza sinistri previste dall’emendamento. Ma dal 2018 l’Ivass ha introdotto l’attestato di rischio dinamico, che consente di stanare i furbi appena presentano la denuncia.

Il primo firmatario dell’emendamento, Andrea Caso (M5S), al sole24ore.com ha dichiarato che stima risparmi del 30-40% a famiglia grazie a esso. Ma, se la sinistrosità complessiva e in generale i costi dei risarcimenti non caleranno, le compagnie dovranno pur coprire il fabbisogno. Quindi aumenteranno le tariffe per tutti.

Per questo è prevedibile che le assicurazioni critichino la novità e ne chiedano l’abolizione. Tanto più che alla Camera è stato presentato dallo stesso Caso anche un altro disegno di legge che rispolvera - sia pure in chiave rivista - le vecchie proposte per garantire a chiunque sia in prima classe una tariffa unica, indipendentemente dalla sua provincia di residenza.

Proposte sempre bocciate proprio perché l’Ania (l’associazione delle compagnie) ha fatto sempre notare che per coprire i maggiori costi dei risarcimenti registrati nelle province più a rischio (principalmente meridionali) occorre far salire i premi pagati da chi risiede in tutto il resto del Paese. E va considerato che ormai in prima classe si trova la maggior parte degli assicurati.

Soluzione parziale
Le compagnie contavano di stemperare le tensioni man mano che si fosse diffusa la scatola nera,”spinta” dalle compagnie nelle zone più a rischio. E in effetti qualche miglioramento c’è stato. Ma anche questo dispositivo ha i suoi limiti: non sventa tutte le frodi e la sua diffusione resta a discrezione delle stesse compagnie. Infatti, è regolata dalla legge concorrenza, che risale ad agosto 2017 ma è a tutt’oggi inattuata: i decreti ministeriali attuativi che fissano caratteristiche tecniche e condizioni d’impiego della scatola non sono mai stati emanati, dati anche i troppi interessi in gioco.

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