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Rcs: la manleva a Cairo su Blackstone è conforme alla legge

di Simone Filippetti

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(ANSA)


3' di lettura

La manleva a favore di Urbano Cairo decisa dal Cda di Rcs per tutelarlo nello scontro con Blackstone sulla vendita della sede del Corriere della Sera di via Solferino «riguarda atti compiuti dal presidente quale legale
rappresentante di Rcs, in nome, per conto e nell’interesse della stessa, in esecuzione di una delibera del consiglio di amministrazione. È dunque del tutto normale e conforme a legge che - ferma restando l’infondatezza delle pretese delle controparti - gli effetti di tali atti, ivi incluse le spese, ricadano sulla società e non sul suo legale rappresentante personalmente (indebitamente citato in causa)». È quanto sottolinea in una nota il gruppo editoriale a seguito delle indiscrezioni riportate da Il Sole 24 Ore il 25 gennaio scorso.

In proposito, si segnalava che il braccio di ferro tra Rcs Mediagroup e Blackstone sul palazzo del Corriere della Sera a Milano stava arrivando alle battute finali. Entro aprile, ma più probabilmente già il mese prossimo, è attesa la sentenza dell’arbitrato che vede opposti la casa editrice italiana, con il suo patron Urbano Cairo, e il colosso finanziario americano.

Cairo e Rcs, che pubblica Il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport, si sono lanciati contro una delle più grandi società di investimenti alternativi al mondo, contestando la vendita della storica sede di Via Solferino: l’immobile di pregio dovrebbe essere restituito alla società, è la richiesta. Come risposta, dagli uffici di Londra dove dirige le sue attività europee, Blackstone ha fatto una doppia contro causa, chiedendo un risarcimento monstre da 600 milioni di dollari.

A breve è atteso il pronunciamento dell’arbitro, ma intanto spunta un particolare inedito: Cairo, verso il quale il fondo ha promosso una delle due azioni, si è protetto dagli eventuali effetti di una decisione avversa del giudice di New York, piazza dove Blackstone ha deciso di difendere i suoi interessi.

Nel dettaglio, nel corso di una seduta tenuta in estate, il cda del gruppo editoriale ha concesso una manleva al suo stesso presidente Cairo, coprendo il 100% di un possibile risarcimento comminato a suo carico.

Dopo la “bomba” lanciata da Cairo, gli americani hanno depositato due atti di citazione al tribunale di New York. Blackstone ha fatto due cause separate, una contro Rcs e una contro l’editore italiano, proprietario anche del club di calcio Torino FC e dell’emittente televisiva La7, per 300 milioni ciascuno. La scorsa primavera, da New York avevano alzato le mani sulle competenze, rimandando tutto all’arbitrato aperto in Italia.

Una sentenza era già attesa a fine anno, ma i tempi sono slittati. Non si può andare oltre aprile, il termine fissato dall’arbitrato lo scorso anno, ma la sensazione che rimbalza tra Milano e Londra è che entro febbraio arriverà una decisione, anche perché le parti hanno depositato le loro memorie conclusive.

Se la vicenda non dovesse chiudersi con l’arbitrato la palla passerà al giudice di New York. E in questo caso se il tribunale dovesse esprimersi contro la società e contro Cairo quest’ultimo non pagherà personalmente, ma sarà la casa editrice a saldare il conto. A confortare il cda è stato un parere di Sergio Erede, il super avvocato d’affari che è anche l’ispiratore della causa contro Blackstone. Secondo quanto ricostruito da Il Sole 24 Ore, nella riunione del cda che ha preso la decisione risultavano parecchie assenze. Tra queste quelle di Marco Tronchetti Provera, Diego Della Valle, Carlo Cimbri e Gaetano Micciché.

Sulla vicenda la società non commenta. Secondo esperti contattati da Il Sole 24 Ore in casi del genere è questione aperta quella relativa all’organo societario competente su aspetti delicati come la manaleva: c’è chi sostiene che la tematica debba passare il vaglio dell’assemblea, diversamente altri ritengono che sia sufficiente il voto del cda. Il caso Cairo rientrerebbe in questa seconda fattispecie perché l’imprenditore è finito nel mirino per aver agito in qualità di presidente e amministratore delegato di Rcs, e quindi a tutela dell’azienda.

La partita è ancora alle battute iniziali, di certo però in ballo ci sono cifre rilevanti. L’importo complessivo chiesto dal fondo è superiore alla capitalizzazione di Borsa della società (499 milioni di euro ieri pomeriggio).

La vicenda risale al 2013: il fondo americano aveva acquistato il complesso immobiliare di Via Solferino per 120 milioni da Rcs, all’epoca schiacciata dai debiti e bisognosa di fare cassa per rimborsare le banche. Sette anni fa Cairo non faceva parte del consiglio, ma in qualità di azionista con una quota del 2,7%, aveva scritto una lettera alla società per chiedere lumi sulla cessione, reputando il prezzo troppo basso. Tre anni dopo, lo stesso Cairo ha preso il controllo di Rcs.

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