Sostegno al reddito

Rdc, centrodestra e Renzi all’attacco ma si attende la linea Draghi. Ecco come è stato rifinanziato

La misura bandiera del M5S è stata già rinforzata con 4 miliardi aggiuntivi di qui al 2029 dall’ultima legge di bilancio e dall'ulteriore miliardo previsto dal primo decreto Sostegni. Pressing nella maggioranza per prevedere 1-2 miliardi nella prossima manovra

di Andrea Carli

Lavoro, Salvini: "Reddito di cittadinanza crea problemi e lavoro nero"

4' di lettura

La riforma del reddito di cittadinanza è un tema sul tavolo della politica. Si delinea una “messa a punto” per rendere più efficienti le politiche attive, che sarebbero dovute passare in questo caso dai navigator e che, complice anche il blocco occupazionale della pandemia, non hanno funzionato come avrebbero dovuto. Che le cose non siano andate come previsto lo ha ammesso anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. L’esponente del Pd ha parlato di «strumento migliorabile», in quanto ci sono «delle storture che devono essere aggiustate, ma con il fine di rafforzare la misura, per farle centrare meglio l’obiettivo che le è assegnato». Migliorare e rafforzare la misura, dunque, non cancellarla. Secondo l’ultimo report dell’Inapp, la platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza durante l’ultimo anno è raddoppiata raggiungendo 2,8 milioni di persone: segno evidente, viene messo in evidenza, di un’Italia dove per via dell’emergenza sanitaria si è aggravata la povertà.

Misura sotto la lente delle forze di maggioranza e di opposizione

Intanto però il reddito di cittadinanza, la misura di contrasto alla povertà istituita dal decreto legge 4/2019, “biglietto da visita” del primo governo Conte a trazione M5s-Lega, deve fronteggiare gli attacchi che provengono sia dalla maggioranza, con il centrodestra di governo (Lega e Forza Italia) e Iv in prima fila (la seconda ha proposto un referendum abrogativo), tanto che non è esclusa una sponda tra i due Mattei (Salvini e Renzi), sia dalla principale forza di opposizione, ovvero Fratelli d’Italia. La presidente Giorgia Meloni ha detto di essere a favore dell’abolizione del reddito di cittadinanza in quanto, ha spiegato, «è lo stesso principio del mantenimento a metadone per i tossicodipendenti, non voglio tirarti fuori dalla droga ma mantenerti nella tua condizione». I Cinque Stelle, che hanno promosso fin dall’inizio questa soluzione, fanno muro, spalleggiati da LeU, e chiedono al presidente del Consiglio Mario Draghi di fare da garante del mantenimento di questa misura.

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Conte: ho sollecitato Draghi a una posizione chiara

Il leader in pectore del MoVimento Giuseppe Conte ha raccontato che nel colloquio avuto all’inizio della settimana a Palazzo Chigi con capo del Governo lo ha sollecitato «a prendere una posizione chiara e ferma in merito a un dibattito “inquinato” che si trascina da giorni», ovvero quello sul reddito di cittadinanza. «Alcuni leader di partito - ha aggiunto Conte - hanno deciso di prendere di mira gli aiuti alle fasce più deboli e più esposte della popolazione. Non sorprendono le dichiarazioni di chi propone referendum per cancellare reddito e pensioni di cittadinanza per milioni di cittadini e famiglie in difficoltà economica». Insomma il reddito di cittadinanza non va smantellato, semmai migliorato.

L’allarme dell’Inps: due terzi dei percettori non sono occupabili

Se la misura è intervenuta a sostegno delle fasce economicamente più deboli della popolazione, anche e soprattutto nel periodo della crisi economica scaturita dalla pandemia coronavirus, la capacità di inserire chi ne beneficia nel mercato del lavoro è ancora contenuta. Lo scorso 13 luglio il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, nell’illustrare il rapporto annuale sull’attività dell’istituto di previdenza, ha spiegato infatti che la stragrande maggioranza dei percettori del reddito di cittadinanza (Rdc) è distante dal mercato del lavoro (e forse non immediatamente rioccupabile). Parliamo di due terzi dei 3,7 milioni di beneficiari che non risultano presenti negli archivi Inps degli estratti conto contributivi negli anni 2018 e 2019. Il restante terzo, che invece è presente, rivela in media un reddito pari al 12% delle retribuzioni annue medie dei lavoratori del settore privato, e solo il 20% ha lavorato per più di 3 mesi nel periodo precedente all'introduzione del sussidio. Insomma, il Rdc sta svolgendo una funzione essenzialmente di «reddito minimo», come ha riconosciuto lo stesso Tridico, tra i padri della misura; e quasi per nulla di politica attiva.

Caritas: 56% poveri escluso da reddito cittadinanza

Nel Rapporto Caritas pubblicato il 16 luglio viene messo in evidenza che il 56% dei poveri in Italia non fruisce del reddito di cittadinanza e un terzo dei beneficiari non è povero. Le famiglie povere escluse tendono più di frequente a risiedere nel Nord, ad avere minori, ad avere un richiedente straniero, ad avere un patrimonio mobiliare (risparmi) superiore alla soglia consentita. Attualmente, ha concluso la Caritas, sono escluse dalla possibilità di richiedere il reddito quattro famiglie straniere su dieci.

Budget già rinforzato

La misura bandiera del M5S è stata già rinforzata con 4 miliardi aggiuntivi di qui al 2029 dall'ultima legge di bilancio e dall’ulteriore miliardo previsto dal primo decreto Sostegni. Nella relazione tecnica del decreto legge istitutivo di questa misura si faceva riferimento a «un profilo temporale della spesa aggiuntiva connessa al reddito e alla pensione di cittadinanza» con un orizzonte 2023 e con costi di quasi 22 miliardi. Ne consegue che il conto per i prossimi 9 anni salirebbe già a quasi 27 miliardi (circa 20 quelli effettivamente già «contabilizzati»). In aggiunta ai 12,7 miliardi di stanziamenti all'epoca previsti per il biennio 2019-2020.

Il pressing per rifinanziare la misura con 1-2 miliardi nella prossima legge di Bilancio

Una parte consistente della maggioranza (M5s, Pd e Leu) spinge per rifinanziare il Rdc con la legge di bilancio autunnale di almeno altri 1-2 miliardi a partire dal 2022. Ma con una proiezione pluriennale che potrebbe far salire di qui al 2029 l'asticella delle risorse necessarie a 40 miliardi, o anche oltre, soprattutto se dovessero passare alcune opzioni per estendere la platea circolate nelle scorse settimane, come un allentamento del requisito dei 10 anni di residenza, l'eliminazione dei requisiti patrimoniali, la revisione della scala di equipollenza, o la rinuncia alla decurtazione dell'assegno nel caso di lavori temporanei, che, in termini di oneri, non sarebbero compensate dalle nuove misure “anti-furbetti” annunciate da Orlando. La parola finale sul destino del reddito di cittadinanza è di Draghi. Ancora una volta, dopo la nuova governance della Rai e la riforma della prescrizione e dell’intero processo penale.

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