DOPO IL REFERENDUM

Re Felipe: da Catalogna «slealtà inaccettabile». Ecco che cosa potrà succedere adesso

di Alberto Magnani

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(REUTERS)


3' di lettura

Ancora tensioni in Catalogna dopo il referendum di domenica per l’indipendenza dalla Spagna, vinto con un largo scarto dal fronte del Sì ma giudicato «incostituzionale» da Madrid. Il sovrano del paese, Re Felipe, è intervenuto con durezza accusando le autorità catalane di «slealtà inaccettabile» e di aver tentato una «appropriazione delle istituzioni storiche della Catalogna». Il sovrano ha ribadito «l'impegno della corona nei confronti della
Costituzione, della democrazia e dell’unità», ma non ha fatto alcun cenno diretto alle violenze contestate alla polizia spagnola durante le votazioni. Ora si scalda ancora di più l’attesa per la dichiarazione di indipendenza unilaterale della comunità catalana, annunciata dal governo locale in caso di esito favorevole della consultazione. Vediamo cosa potrebbe succedere.

1) La Catalogna può dichiararsi davvero indipendente?
Carles Puigdemont, presidente della Generalitat de Catalunya (il governo catalano), ha sostenuto fin dalla vigilia del voto che sarebbe stata dichiarata l'indipendenza in caso di vittoria del sì. I risultati sono noti: oltre il 90% degli elettori si è espresso a favore della separazione da Madrid, anche se il totale di votanti si è fermato ad appena il 42,3% dei 5,3 milioni di cittadini aventi diritto. Ora si attende che Puigdemont presenti al parlamento catalano una dichiarazione di indipendenza “unilaterale”. Come è noto, però, Madrid è tutt'altro che disponibile a dare il sua via libera e sono sorti anche dei dubbi interni alla comunità locale.

2) Ma quindi il referendum ha valore? Oppure no?
Secondo Madrid e la costituzione spagnola, no. La legge istitutiva del referendum che si è tenuto domenica (Ley del Referéndum) era stata approvata dal parlamento catalano ma bocciata dal Tribunal Constitucional, un organo con poteri analoghi alla nostra Corte costituzionale. La sospensione «cautelare» è scattata dopo che il Tribunale ha accolto i quattro ricorsi del governo spagnolo contro la convocazione del voto per l’1 ottobre, dichiarandolo di fatto contrario alla carta costituzionale spagnola (qui il testo della sentenza). In realtà sono emersi dubbi anche sull’esecuzione “pratica” del voto, visto che non era previsto un quorum, gli unici dati noti sono stati diramati da pr0motori della consultazione e sono mancati controlli attendibili ai seggi.

3) E il governo di Rajoy cosa ha intenzione di fare?

Se non si trovassero margini di mediazione, il governo spagnolo potrebbe appellarsi all’articolo 155 della Costituzione del 1978: quello che consente al governo, con l’approvazione della maggioranza assoluta in Senato, di «prendere le misure necessarie» per far rispettare gli obblighi costituzionali alle comunità autonome che «agiscono in modo tale da compromettere gravemente gli interessi della Spagna». L’articolo non è mai stato applicato nella storia spagnola e, secondo gli osservatori internazionali, rischia di incrinare ancora di più i rapporti tra Madrid e le forze politiche catalane. La Generalitat potrebbe interpretarla come un’ulteriore «aggressione» alla comunità dopo le violenze registrate nel corso del voto di domenica da parte delle forze dell’ordine, per un bilancio finale di quasi 900 feriti.

4) Non ci sono margini di mediazione?

Dopo il voto di domenica, con le accuse reciproche tra governo spagnolo e Generalitat, la situazione sembrava arrivata a un punto di rottura definitivo. In realtà nelle ultime ore si sono aperti nuovi spiragli di dialogo, con l’appello dei catalani a una «mediazione internazionale» orchestrata dalla Ue. Puigdemont, il capo della Generalitat, si è detto più incline a una soluzione negoziata con Madrid. Da parte sua il premier Mariano Rajoy resta disponibile a trattative «nel rispetto della legge» , anche l’espressione esclude di per sé il riconoscimento del voto di domenica o la convocazione di un nuovo referendum. In ogni caso, sempre a quanto trapelato oggi, la proposta per la dichiarazione di indipendenza potrebbe essere presentata al parlamento catalano in tempi meno stretti di quelli ipotizzati subito dopo la consultazione.

5)  E l’Unione europea?

La Ue ha già deluso le speranze di una mediazione europea, tenendosi fuori dalle trattative perché giudica lo scontro una «contesa interna alla Spagna». Bruxelles ha condannato le violenze degli agenti di polizia spagnoli («La violenza non può essere uno strumento politico») ma si è schierata - di fatto - a favore di Madrid ribadendo che il referendum catalano «è illegale» e porrebbe la comunità fuori dal perimetro dell’Unione europea.

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