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React Eu, 13,5 miliardi saranno gestiti tutti a livello centrale

Le regioni resterebbero tagliate fuori ma c’è l’ipotesi di introdurre una compensazione nella programmazione 2021-2027, riducendo i programmi nazionali gestiti dai ministeri

(© Wojtek Buss)

3' di lettura

Le risorse europee assegnate all’Italia dal programma supplementare React-Eu per la politica di coesione sono destinate ad essere gestite a livello centrale nell’ambito del Recover plan. Si tratta di 13,5 miliardi in tutto la cui spesa viene dettagliata in una tabella contenuta nell’ultima bozza del Recovery plan, che conferma le indicazioni circolate nei giorni scorsi.

I programmi regionali, dunque, resterebbero esclusi dalla distribuzione di questo pacchetto integrativo europeo. E di fronte alle prevedibili proteste delle regioni, è probabile l’introduzione di qualche novità rilevante nella definizione della programmazione 2021-2027.

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Sette capitoli di spesa

I 13,5 miliardi di React-Eu (l’importo dovrebbe comprendere un paio di miliardi di cofinanziamento nazionale ma il piano del governo non dice nulla a riguardo) vengono distribuiti su sette voci principali di spesa. La parte principale, 4 miliardi, va alla fiscalità di vantaggio per il lavoro nelle regioni del Sud per finanziare il taglio del 30% dei contributi per le assunzioni di lavoratori da parte di imprese che hanno sede in una regione del Mezzogiorno. L’importo è stato ridimensionato rispetto alle aspirazioni iniziali (i 7 miliardi indicati nella legge finanziaria) per le perplessità della Commissione europea, ma non è detto che non venga ulteriormente ridotto. Ai 4 miliardi si aggiungono altri 466 milioni per il bonus assunzione di giovani e di donne.

L’altra voce di spesa rilevante è il fondo per le nuove competenze e altre politiche attive del lavoro che assorbe 1,5 miliardi, di cui circa il 75% al Sud.

C’è poi un corposo pacchetto di misure per la sostenibilità e la transizione green, le cui voci più importanti in termini di risorse sono la transizione energetica e l’economia circolare nel Mezzogiorno (800 milioni di euro), e la transizione energetica nelle città metropolitane con 715 milioni. Previsti anche 320 milioni per l’efficienza energetica degli edifici pubblici e 300 per la sostenibilità dei processi produttivi e l’economia circolare.

Al fondo di garanzia per le Pmi vanno solo 500 milioni dal React-Eu, al contrario di quanto si era ipotizzato inizialmente visto che si è dimostrata una misura efficace e veloce. Nel capitolo Pmi sono compresi 300 milioni per la digitalizzazione e 145 per dottorati di ricerca sull’innovazione.

Per il cablaggio degli edifici scolastici e per la digitalizzazione della didattica sono previsti complessivamente 900 milioni, mentre quasi 450 sono destinati alla riduzione delle tasse universitarie e a borse di studio, con una particolare attenzione al Mezzogiorno.

Chiudono l’elenco 1,7 miliardi di spese sanitarie, di cui 1,1 di spese straordinarie legate alla pandemia, 400 milioni per i vaccini e il resto per contratti di formazione dei medici specializzandi.

ALLOCAZIONE DEI FONDI PREVISTI PER L’ITALIA DA REACT-EU
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Al mezzogiorno il 67% di React-Eu

Per ogni voce viene indicata la quota destinata al Mezzogiorno a cui vanno i due terzi della dote React-Eu, in linea con le regole della politica di coesione regionale europea.

Questo è quanto prevede il Recovery plan nell’ultima bozza datata 12 gennaio. Ma qualche obiezione da parte della Commissione è prevedibile, anche perché i regolamenti, le logiche e gli interlocutori del Recovery plan e di React sono diversi.

Riequilibrio nel 2021-2027

Il nodo principale però riguarda la regioni che si aspettavano di ricevere almeno una parte di questo inaspettato tesoretto e invece restano tagliate fuori. C’è da dire che per qualcuna, in ritardo e in difficoltà con la spesa delle risorse 2014-2020, avere una dote aggiuntiva da utilizzare entro il 2023 sarebbe un problema serio.

Perciò una ipotesi di lavoro, concreta ma tutta da discutere, è quella di agire sulla programmazione 2021-2027, su cui governo e Commissione Ue stanno negoziando. Alla luce dei risultati poco brillanti di molti dei programmi nazionali (i Pon, affidati ai ministeri e all’Agenzia per la coesione) si potrebbe procedere ad una drastica “razionalizzazione”, mantenendone in vita solo un paio e distribuendo le altre risorse ai programmi regionali. Il nodo dovrebbe essere sciolto abbastanza presto.

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