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Realisti e prudenti sì, ma crescita “zero-virgola” no

di Guido Gentili

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2' di lettura

E la crescita? Dobbiamo accontentarci, se tutto va bene nell'anno che il premier Giuseppe Conte pronosticò come “bellissimo”, di un aumento del Prodotto interno lordo (Pil) pari allo 0,1-0,2% nel 2019 e dello 0,7-0,8% nel 2020?

Parrebbe proprio di sì. Archiviate da tempo le promesse e le relative previsioni della collezione autunno-inverno 2019 (+1,5, +2,0 e anche un +3,0% nella stagione del deficit a +2,4 e degli affacci sui balconi di Palazzo Chigi), bloccata per il momento la procedura d’infrazione europea per violazione della regola su deficit e debito, il realismo si è affacciato prepotente sulla scena politica e economica.

Venerdì scorso a Milano, all’assemblea dell’Abi che ricordava quest'anno i cento anni dalla nascita, è andato in onda, davanti ad un platea dove sedeva in prima fila il presidente del Consiglio Conte, un piccolo e non contundente duetto tra il ministro dell'Economia Giovanni Tria ed il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Tria ha detto che restano valide le sue previsioni, con un Pil a +0,2 nel 2019 e a +0,8 nel 2020, Visco ha confermato le sue, appena più pessimiste: +0,1 quest'anno e +0,7 l'anno prossimo.

Differenza minima, nessuna polemica, solo un distinguo che scalda dietro le quinte i tecnici del Mef e i colleghi di Bankitalia. Tria e Visco sono apparsi entrambi soddisfatti e allineati per l’esito del negoziato con Bruxelles, lo scampato pericolo per l’Italia ed il conseguente calo dello spread. Certo, ci sarà ancora molto da lavorare per dare seguito operativo ai vincolanti e rigorosi impegni presi in vista della legge di bilancio 2020 in modo da confermare la “svolta” per contenere deficit e debito, ma per il momento va bene così.

E qui sta il punto. Perché il ministro Tria, proprio riferendosi ai dati sul Pil, ha parlato di andamento «soddisfacente dell'economia italiana dall'inizio dell'anno». Ora, si può trovare qualche conforto dal fatto che a metà luglio le previsioni del Mef nella sostanza reggono e non indicano peggioramenti ulteriori. Ed è apprezzabile in generale la conferma che nel Governo la linea prudente e realista di Tria, nei momenti più decisivi, prevale sulla politica da campagna elettorale permanente e competitiva tra Mov5Stelle e Lega. Tuttavia va ricordato che l’Italia è tristemente ultima in Europa per la crescita, che questa manca da molti anni e che su questo terreno non può permettersi di galleggiare a questi livelli per altro tempo ancora.
Certo bisogna evitare di tornare a sproloquiare sulle impennate del Pil come frutto di politiche in deficit e a debito. Ma non ci si può neanche accontentare della crescita praticamente zero, ed il realismo va accompagnato a scelte coraggiose se si vuole davvero puntare sullo sviluppo con risorse adeguate. Ciò significa che in discussione andrebbero rimesse priorità e impianto della politica economica del governo gialloverde, compresi il reddito di cittadinanza e pensioni quota 100? La famosa e attesa scossa fiscale, se alla scossa vera si punta, sembrerebbe suggerire anche questa strada.

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