immigrazione

Reati di stranieri, l’allerta del Viminale

di Marco Ludovico


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(Stefano Scarpiello Imagoeconomic)

3' di lettura

Le statistiche sono rimaste riservate. Ma da oltre due mesi stanno sul tavolo del ministro dell’Interno, Marco Minniti. Sono la radiografia aggiornata al 31 luglio 2017 dei reati commessi dagli stranieri. Spiega, in fondo, la politica dell’attuale ministro: sicurezza e accoglienza non possono essere disgiunte. Anzi, come ha detto Minniti in più occasioni, vanno di pari passo.

I numeri sui reati parlano da soli. Sul tototale delle «segnalazioni riferite a persone denunciate/arrestate» nel periodo 1° agosto 2016-31 luglio 2017 (dati del Viminale «non consolidati»), pari a 839.496, quelle che riguardano stranieri sono 241.723. La percentuale è del 28,8%. Poco differente dal 30% dei dodici mesi precedenti. Il punto decisivo non è tanto la comparazione nel tempo: c’è un calo generale dei reati e gli stranieri non fanno differenza. Sgombrata ogni tentazione politica strumentale, resta il peso specifico della criminalità straniera.

Rapportato il numero di denunce/arresti alla popolazione residente, nel caso degli stranieri siamo al 4,78% contro l’1,07% degli italiani. Se consideriamo anche gli extracomunitari non residenti la percentuale si può abbassare. Ma non di molto.

Resta il fatto, per citare i numeri più alti, che il 55% dei furti «con destrezza» è di origine di soggetti stranieri. Così come il 51,7% dello sfruttamento della prostituzione e della pornografia minorile. Il 45,7% delle estorsioni, il 45% dei furti in abitazione e il 41,3% di ricettazioni (si veda il grafico a fianco).

Giunto al Viminale il 12 dicembre scorso, Minniti con il suo approccio securitario - condiviso con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni - non ha mancato di produrre alcuni risultati. «Dal 1° gennaio al 15 luglio di quest’anno sono stati rintracciati in posizione irregolare 25.260 stranieri rispetto ai 21.147 dello stesso periodo (più 19,45%). Di questi, fino al 15 luglio di quest’anno ne sono stati allontanati 12.206 (più 27,52% rispetto ai dati dello scorso anno)» ha detto il ministro alla Camera dei deputati nel luglio scorso.

Senza contare l’accelerazione impressa sui Cpr, i centri per i rimpatri ex Cie (centri di identificazione ed espulsione). A quelli già presenti a Roma, Torino, Caltanissetta e Brindisi si affiancheranno entro fine anno un centro in Sardegna, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Lombardia. E domenica scorsa siamo giunti al 77mo espulso quest’anno per motivi di sicurezza con decreto del ministro dell’Interno. Il contesto d’azione, peraltro, è unico: contrasto all’immigrazione illegale, lotta alla radicalizzazione fondamentalista in carcere ed espulsione a fine pena nei casi in cui è prevista, azione di prevenzione contro le situazioni a rischio. Gli omicidi volontari, va ricordato, restano pari al 20,3% del totale (19,9 l’anno prima), in valore assoluto 190 nell’ultimo anno.

Eppure da un anno all’altro le percentuali dei reati commessi dagli stranieri hanno in gran parte un calo di qualche punto. Le stesse violenze sessuali, tanto alla ribalta della cronaca, passano dalle 1.569 (39,6%) - periodo 1.8.2015-31.7.2016 - a 1.478 (37,5%) dei dodici mesi dopo. Ma c’è poco da esultare per un reato così orrendo. Più positivo il dato sui furti in abitazione: nonostante la percezione sociale opposta, quelli di soggetti non italiani diminuiscono dal 52 al 45%.

Nel frattempo già da luglio (-7%) e agosto (-17%) sono per la prima volta in diminuzione le domande di asilo: basti solo considerare che le 123.000 istanze del totale 2016 sono state il 47% in più dell’anno prima. Molti indicatori, insomma, sono positivi. Ma quelli a rischio sulla percezione di sicurezza rimangono ancora alti.

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