STUDI LEGALI 2020 - L’evoluzione della consulenza

Reati tributari e crisi di impresa: avvocati sentinelle d’allarme

di Giovanni Negri

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3' di lettura

Di sicuro sul piano del diritto penale è la novità di maggiore spessore da un anno a questa parte, insieme all’intervento sulla prescrizione. Da quando, a inizio 2019, è entrata in vigore la riforma dei reati contro la pubblica amministrazione. L’intervento sul penale tributario da una parte ridisegna le sanzioni, anche attraverso la revisione di alcune delle soglie di rilevanza penale già previste, dall’altra introduce forme inedite di contrasto patrimoniale come la confisca per sproporzione, e, infine, apre definitivamente alla responsabilità amministrativa delle imprese per le principali violazioni fiscali. Operazione poi condotta a termine in un secondo momento con l’estensione del decreto 231 del 2001 anche alla grande evasione transnazionale.

Si chiude in questo modo una riflessione che in passato aveva visto tra l’altro la commissione ministeriale presieduta dall’attuale capo della Procura di Milano, Francesco Greco, proporre un intervento analogo, ma si apre la strada a tutta una serie di altre problematiche rispetto alle quali il ruolo degli avvocati sarà tanto più cruciale.

Dove il riferimento è naturalmente a quel lavoro di consulenti, di insostituibile punto di riferimento che gli avvocati sono ora chiamati a svolgere nell’adeguamento dei modelli organizzativi delle società e nel miglioramento dei meccanismi di compliance. E la riforma del penale tributario rappresenta poi alla fine uno degli elementi della rinnovata attenzione che il legislatore sta dando agli assetti organizzativi dell’impresa.

Un altro esempio, infatti, può essere dato dal Codice della crisi d’impresa, con l’aumento del grado di responsabilità richiesta agli amministratori e agli organi di controllo nell’individuazione dei segnali di allarme in grado di mettere a rischio l’equilibrio economico e finanziario del impresa.

Per quanto riguarda i modelli organizzativi, dopo l’inserimento dei reati tributari nella lista degli illeciti presupposto, è chiaro che il compito dei legali, con un rapporto istituzionale o di consulenza con le aziende, diventerà quello di favorire un’attenta considerazione delle principali aree di rischio presenti, valutando con attenzione anche le indicazioni di ordine generale che arriveranno dalle linee guida delle principali associazioni di categoria, in primo luogo Confindustria, che in queste settimane procederanno all’aggiornamento.

Così, le principali aree da monitorare saranno allora quelle più suscettibili di una significativa produzione di documentazione contabile e, complessivamente, quelle che sovraintendono alle attività dichiarative indirizzate alla determinazione dei tributi da corrispondere. Le imprese di dimensioni più ampie, quelle nelle quali una politica di tax planning è più sviluppata ed evoluta, magari con modelli in essere di tax control framework avranno naturalmente una capacità di intervento maggiore, ma va sottolineato come l’etsernalizzazione dell’attività dichiarativa che può caratterizare soprattutto il denso tessuto delle piccole e medie imprese non le metta assolutamente al riparo da possibili contestazioni.

Quell’adeguato assetto organizzativo della compliance cui tutte le imprese sono a loro modo tenute impone infatti, almeno, un’adeguata verifica e un costante controllo su professionalità e correttezza dei professionisti individuati.

Più in particolare allora, è dagli stessi studi legali che arriva una sollecitazione a un aggiornamento dei modelli che tenga alta la guardia su quelle aree aziendali, per esempio, più a diretto contatto con i fornitori, per le quali il rischio sulle fatturazione fa un salto di qualità con la riforma da poco in vigore. Perché se in precedenza l’attenzione poteva in qualche modo riguardare un rischio “indiretto”, relativo a condotte preparatorie di altre categorie di illeciti, riciclaggio e corruzione tra privati, per esempio, ora il modello dovrà prendere in considerazione un rischio assai più istituzionale e aderente alla tipicità delle attività svolte.

E allora, per essere un po’ più pratici, spazio a procedimenti di selezione dei contraenti con l’impresa, caratterizzati dall’evidenza delle procedure seguite (bandi di gara, analisi dei preventivi forniti, selezione da albi), dalla non sovrapponibilità delle figure chiamate a controllo e poteri di firma, dalla predisposizione anche di clausole contrattuali standardizzate. In questo modo, almeno, l’utilizzo di contratti con fatturazioni per operazioni inesistenti verrebbe ad essere drasticamente impedito.

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