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Reato mettere la videocamera wireless sul balcone se inquadra il cortile del vicino

Ininfluente il fatto che lo spazio privato si veda anche ad occhio nudo da quella postazione. Il reato di interferenza nella vita privata è escluso solo se la visuale è accessibile a chiunque

di Patrizia Maciocchi

La riforma del contenzioso tributario scommette su giudici specializzati

I punti chiave<a class="classi-link-interno" href="#U4017237963103hE"></a>

2' di lettura

È reato mettere la videocamera wireless sul balcone se inquadra il cortile del vicino. La condotta ha una rilevanza penale anche se, da quella postazione, lo spazio privato si vede pure ad occhio nudo. Il reato di interferenza illecita nella vita privata è escluso, infatti, solo se la visuale è accessibile a chiunque, anche a chi passa passando casualmente. La Cassazione accoglie, sul punto, il ricorso della pubblica accusa, contro la decisione della Corte d’appello di assolvere gli ideatori del “grande fratello” casalingo. Una videocamera wireless, fissa sul terrazzo della loro abitazione, per spiare l’odiato vicino, di 85 anni, con il quale era in corso una guerra per una servitù di passaggio. Una battaglia combattuta senza esclusione di colpi e impiego di armi “tattiche”, come la video camera appunto, e un’automobile usata per bloccare il passaggio. Nel “conflitto” era intervenuto il Tribunale del riesame annullando l’ordinanza che disponeva il sequestro, ipotizzando i reati di stalking e di interferenza nella vita privata, di videocamera e macchina.

La guerra reciproca

Ad avviso del Riesame, infatti, non c’era lo stalking, perché le ripicche e le schermaglie erano reciproche. Inoltre, la presunta parte offesa sembrava tutt’altro che intimorita, come dimostrato da una foto che ritraeva l’anziano nel piazzale davanti casa degli indagati con aria di sfida. Né si poteva ipotizzare l’interferenza illecita nella vita privata per l’uso della videocamera, dal momento che il cortile poteva essere tenuto sotto osservazione anche ad occhio nudo, ed essere visto da chiunque si trovasse, anche per caso sul balcone degli indagati.

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La Suprema corte accoglie, su due punti, il ricorso del Pm. Per i giudici di legittimità aderendo alla conclusione del Tribunale «si finirebbe per legittimare la costante registrazione di tutto ciò che succede all’interno delle pertinenze di una privata dimora, purché si stia attenti nel posizionare la telecamera in un punto in cui sia possibile la normale osservazione anche ad occhio nudo».

Il disagio di essere osservati

Per la Cassazione è invece impossibile non considerare il disagio che deriva da «una perdurante e ininterrotta esposizione all’obiettivo». Anche l’automobile usata per ostruire il passaggio rivendicato va sequestrata. È infatti del tutto ininfluente, per negare l’elemento di pertinenzialità con il reato, che per il “blocco” gli indagati potrebbero usare altre auto. Non passa invece la tesi dell’accusa sullo stalking. Ad avviso della pubblica accusa lo stato d’animo alterato della presunta vittima era dimostrato anche dall’uso di teli per nascondere il cortile e dai calmanti presi a causa dei soprusi subìti e per la frustrazione dovuta al mancato esercizio del diritto di servitù. L’assenza di timore era però dimostrata dalla foto battagliera. Del tutto coerente con una vicenda contraddistinta da molestie reciproche, sfociate in denunce ed azioni giudiziarie promosse da entrambe le parti.

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