Cassazione

Reato di stalking per gli studenti che maltrattano il compagno di scuola

di Silvia Marzialetti


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(Agf)

2' di lettura

Compiono reato di stalking gli studenti che offendono e ingiuriano il compagno di scuola. Cassazione tranchant nei confronti di quattro minorenni, per un caso di aggressioni fisiche e molestie in una scuola della provincia napoletana.
Protagonista un coetaneo che, dopo un iniziale tentativo di ribellione, aveva dovuto accettare condotte di sopraffazione “per evitare altre botte”.

Una situazione che, nella giovane vittima, aveva procurato un danno, determinando un'alterazione delle sue abitudini di vita e un perdurante stato di ansia e di paura, collegato a un fondato timore per la propria incolumità.

Nella sentenza 28623 depositata ieri (8 giugno) i giudici dichiarano inammissibili i sei motivi di ricorso presentati dal difensore dei ragazzi contro la condanna della Corte di appello, smontandoli punto per punto.

Quanto all'accusa di genericità e mancata collocazione temporale degli episodi - rivolta dal difensore alla Corte di appello - la suprema Corte precisa che, ai fini della contestazione del reato di stalking - che ha natura di reato abituale - non si richiede che il capo di imputazione rechi la precisa indicazione del luogo e della data di ogni singolo episodio nel quale si sia concretizzato il compimento degli atti persecutori, poichè sono sufficienti a consentire un'adeguata difesa la descrizione in sequenza dei comportamenti tenuti e la loro conseguenza sulla vittima.

Inoltre, le sole dichiarazioni della persona offesa, possono essere sufficienti - da sole - a confermare la responsabilità penale dell'imputato, previa verifica della credibilità soggettiva del dichiarante e dell'attendibilità intrinseca del suo racconto: in ogni caso non servono prove dotate di autonoma efficacia dimostrativa.

Secondo i giudici della Suprema Corte appare tra l'altro privo di decisività anche il fatto che la vittima abbia continuato a frequentare la scuola, nonostante il timore di ulteriori molestie, alla luce dello stato di soggezione psicologica sul quale, invece, i giudici di merito hanno ampiamente argomentato. Irrilevante, pertanto, appare anche la mancanza di prova documentale, ovvero di un certificato medico appropriato.

La Cassazione stigmatizza, infine, l'assenza di consapevolezza dei fatti da parte degli insegnanti e degli altri compagni di scuola, puntando il dito contro la connivenza e l'insipienza di quanti, dovendo vigilare sul funzionamento dell'istituzione, “non si accorsero di nulla”.

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