Cassazione

Reato versare liquidi organici sul bucato della signora di sotto

Esclusa la particolare tenuità del fatto in considerazione dell’abitualità della condotta. La vittima dei vapori colta da una crisi neuro distonica

di Patrizia Maciocchi


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(Adobe Stock)

2' di lettura

Scatta il reato di getto pericoloso di cose per la signora che, approfittando della logistica favorevole, butta liquidi organici e chimici sul bucato steso dalla condomina del piano di sotto con la quale è in “guerra”. Vista l’ abitualità del gesto la dispettosa vicina perde anche l’occasione per usufruire della norma sulla particolare tenuità del fatto, che evita la punibilità.

Esclusa la tenuità del fatto

Per lei c’è solo la sospensione condizionale della pena, tra l’altro contestata dalla diretta interessata, perché l’averne usufruito una volta le precludeva la possibilità di una nuova applicazione. In più l’imputata protestava perché il Tribunale aveva considerato attendibili due testimonianze, per lei non credibili visto che le dichiarazioni arrivavano da un’ex della vittima e dalla sua migliore amica. Ma per la Cassazione (6608) le ragioni della condanna ci sono tutte.

La sentenza

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La crisi neuro distonica

La signora oggetto di tante ”attenzioni” era stata colta - come reazione anche ai vapori nocivi sprigionati dalle sostanze - da una crisi neuro distonica, una manifestazione simile agli attacchi epilettici, documentata da un certificato medico. Non passa la pretesa della ricorrente di dare un peso alla conflittualità reciproca, nè la richiesta di considerare inattendibili i testi, che avevano detto di aver visto più volte la donna “annaffiare” la biancheria della nemica. Per la Cassazione, in casi come quello esaminato, vale anche la sola testimonianza della persona offesa dal reato.

La condizionale non è un jolly

Nulla da fare anche per la condizionale che non può essere considerata un jolly da giocare a piacimento, riservandola, come chiedeva la ricorrente, per eventuali condanne a pene più gravi. La valutazione rientra nella discrezionalità del giudice che, nello specifico, aveva fatto una prognosi di non reiterazione criminale. Cosa di cui era, evidentemente, più convinto dell’imputata.

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