A FRASCATI

Reattore: al via le prime gare per il Lazio 1.500 posti in più

Parte il progetto dell’Enea per produrre energia pulita: investimenti per 500 milioni Ricadute da 1,7 miliardi per l’indotto regionale. Il governatore Zingaretti: «Opportunità enorme»

di Celestina Dominelli


default onloading pic
Il reattore francese. Una ripresa dall’alto del cantiere di Iter, l’impianto in costruzione a Cadarache, nel Sud della Francia, che è il frutto di un progetto internazionale

3' di lettura

ll primo bando è già stato aggiudicato e a stretto giro ne partiranno altri tre con la filiera nazionale in pole position per la vittoria finale. Comincia così a prendere forma il Dtt (Divertor Tokamak Test), il progetto dell’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile) che avrà il suo baricentro a Frascati, nei pressi di Roma, dove nascerà un polo scientifico-tecnologico tra i più avanzati al mondo, il cui motore sarà rappresentato da una macchina sperimentale ideata per produrre energia pulita e sicura entro il 2050 attraverso la fusione nucleare.

Il progetto avrà una significativa ricaduta per l’indotto laziale: 1,7 miliardi di euro considerando l’intera vita dell’impianto (25 anni di gestione più i sette che serviranno per la sua realizzazione) con rilevanti riverberi sia per le società chiamate a fornire servizi direttamente sia per tutto il terziario collegato. «Il Lazio era il luogo naturale dove sviluppare questo grande laboratorio – spiega il governatore Nicola Zingaretti – perché, oltre allo storico Centro di Frascati dell’Enea (attorno al quale sorgerà il nuovo polo, ndr), che è uno dei maggiori centri di ricerca a livello nazionale e internazionale, esiste una rete della ricerca ricchissima e di alto livello e un patrimonio di capitale umano che potranno dare un supporto determinante al successo del progetto. Ora la sfida è partita e sono certo che nei prossimi anni raccoglieremo risultati importantissimi, non solo per la Regione».

Una sfida resa possibile dal concorso di più attori che hanno messo sul piatto un investimento complessivo di 500 milioni che mobiliterà 1.500 occupati tra scienzati e tecnici (di cui 500 direttamente): in prima linea figura la Bei (Banca Europea per gli investimenti), con 250 milioni erogati nell’ambito del piano Juncker - il più grande progetto singolo di ricerca finanziato dall’istituto con sede in Lussemburgo -, affiancata da Eurofusion, il programma ad hoc dell’Unione Europea con 60 milioni a valere sui fondi Horizon 2020, mentre 80 milioni saranno assicurati da due ministeri (Istruzione e Sviluppo economico) e 25 milioni dalla Regione che metterà sul piatto anche un ulteriore contributo di oltre 40 milioni per le opere di urbanizzazione e i cavi elettrici necessari all’impianto.

Altri 25 milioni, poi, arriveranno anche dall’Agenzia presieduta da Federico Testa. «Siamo perfettamente in linea con la tabella di marcia - spiega Aldo Pizzuto, coordinatore del progetto Dtt - 6-7 mesi fa abbiamo avviato la prima gara ed entro fine anno partiranno altri tre bandi per le tecnologie manifatturiere, il “cuore” della macchina, e ci aspettiamo che le aziende del made in Italy (dalla produzione di magneti superconduttori alla meccanica di precisione) siano in prima linea per aggiudicarsi i contratti assegnati nell’ambito di una gara europea dal momento che, in questo comparto, il nostro Paese è ultracompetitivo». Per la filiera italiana, dunque, un biglietto da visita importante da giocare in questa partita. L’obiettivo è capire come controllare l’enorme quantità di calore generata dalla fusione e in questo senso Dtt si pone come un punto di svolta nella ricerca su tale fronte e come “anello” di collegamento tra l’impianto pilota Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), in via di realizzazione a Cadarache, nel Sud della Francia, e Demo, il reattore che dopo il 2050 dovrà produrre energia elettrica da fusione nucleare.

I lavori presso il Centro Enea di Frascati sono già iniziati con l’acquisizione della componentistica e dei materiali per gestire la macchina e, nelle scorse settimane, sono cominciate anche le attività di smantellamento delle strutture esistenti che lasceranno il posto al nuovo polo all’avanguardia. «Quando il progetto entrerà in funzione - sottolinea Pizzuto -, Dtt sarà, a parte Iter, la macchina più avanzata tra quelle disponibili e porrà l’Italia, che già vanta un solido presidio nella fusione nucleare, ai primi posti al mondo in questo campo. È uno snodo cruciale, insomma, perché ci aiuterà a valutare se la fusione può stare sul mercato e se è sostenibile anche economicamente».

Una scommessa non da poco, quindi, destinata a prendere forma da qui ai prossimi 6-7 anni. «L’investimento iniziale di 500 milioni servirà alla realizzazione del polo che sarà ultimato nel 2025. Per la gestione e la sperimentazione, poi, occorreranno altri 25 anni con un budget annuale di 45-50 milioni che però il progetto sarà in grado di ripagare grazie alle ricadute sul territorio – chiarisce il coordinatore di Dtt – . Non ci sarà insomma alcun costo per il sistema come ha dimostrato uno studio molto dettagliato effettuato negli anni ’90 su Jet (Joint European Torus), un esperimento simile condotto in Inghilterra. Quell’indagine ha infatti quantificato l’impatto sul territorio del progetto individuando un moltiplicatore di 3,4-3,5 che, applicato al caso di Dtt, ci ha portati a stimare un ritorno per l’indotto laziale di 1,7 miliardi di euro».

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...