emergenza covid

Rebus scuola, il ritorno in classe alle superiori slitta all’11 gennaio ma molte regioni sono per un rinvio più lungo

In Veneto, Friuli Venezia Giulia e Marche la didattica a distanza alle scuole superiori proseguirà fino al 31 gennaio. In Campania si potrebbe tornare in classe il 25 gennaio

di Andrea Gagliardi

Nuova stretta anti-covid. Caos scuola, rinvio per le superiori

4' di lettura

Alla fine di una lunga mediazione in Consiglio dei ministri il governo ha deciso che le scuole superiori riapriranno in presenza l’11 gennaio (il 7 e l’8 gennaio prosegue la didattica a distanza), quando gli alunni rientreranno in classe al 50 per cento. Sempre che la condizione epidemiologica lo permetta. Venerdì è atteso il nuovo monitoraggio della cabina di regia, e nelle regioni classificate come rosse non sarà possibile il ritorno in classe. Il 7 gennaio riapriranno in presenza dunque solo elementari e le medie (esclusa la Campania). Il premier Giuseppe Conte e la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina hanno dovuto cedere di fronte al pressing di Regioni e sindacati. A porre la questione del rinvio, dopo che le Regioni una dopo l'altra avevano annunciato in ordine sparso le loro ordinanze per non riaprire il 7 gennaio, è stato il capodelegazione del Pd Dario Franceschini che ha chiesto al premier Giuseppe Conte di procrastinare la ripresa dell'attività in presenza per le scuole superiori visti i rischi di aumento dei contagi e dell'arrivo della terza ondata del virus.

Presidi: difficile capire tira e molla Regioni-Governo

Certo è che esprimono sconcerto i presidi, costretti spesso a cambi in corsa di programmazione e orari, di fronte a questo quadro in continua evoluzione. «Fatico a capire le motivazioni di questo tira e molla continuo tra Regioni e Governo. Come le loro visioni possano essere così distanti se si basano sugli stessi dati. Riprendere la frequenza il 7 o l'11 gennaio non cambia la situazione di contagi, scuole e trasporti» dichiara il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli.

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In Veneto, Friuli e Marche scuole superiori chiuse fino a fine gennaio

Ora ad ogni modo bisognerà vedere quanti governatori si adegueranno alla nuova data dell’11 gennaio e quanti confermeranno le loro ordinanze che tengono le scuole superiori chiuse anche fino a fine mese. In Veneto, ad esempio, il presidente regionale Luca Zaia ha firmato un'ordinanza che proroga al 31 gennaio la didattica a distanza alle superiori. Anche il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga ha pronta un’ordinanza che rimanda a inizio febbraio il rientro in classe dei ragazzi delle secondarie di secondo grado. Stesso orientamento nelle Marche: far proseguire la didattica a distanza al 100% per le scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie, fino a fine mese.

Sardegna verso riapertura il 15 gennaio

Pure in Campania si è deciso per il momento di rinviare la riapertura delle superiori oltre la data fissata dal governo: mentre l'11 rientreranno gli alunni dell'infanzia e delle prime due classi della primaria, il 18 si valuterà la possibilità di far ripartire anche terza, quarta e quinta della primaria, mentre le medie e le superiori dovrebbero tornare, sempre al 50%, solo il 25 gennaio. E in Sardegna, a prescindere dalle decisioni del Governo, il ritorno in classe sarà molto probabilmente posticipato al 15, sempre nel rispetto del 50% degli studenti in presenza. In questo modo la Regione avrebbe una settimana in più per verificare la messa a punto di tutte le misure anti contagio studiate in vista della ripartenza. Si profila un'ordinanza ad hoc.

Toscana, Emilia-Romagna e Sicilia pronte a riaprire

In generale i tavoli prefettizi hanno portato a un potenziamento del numero e delle corse dei mezzi pubblici, e dato il via libera a lezioni di 50 minuti e ingressi scaglionati nel corso della mattinata. Ma nei territori si sta andando davvero in ordine sparso. Prima della decisione del governo in Cdm si erano dette pronte al rientro in classe il 7 gennaio Toscana, Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e Sicilia. In Toscana le scuole ripartiranno «secondo le indicazioni dell'ordinanza del ministro della Salute Speranza, ovvero al 50%» di didattica in presenza, «se poi i dati epidemiologici peggiorano si tornerà alla dad in modo esclusivo» aveva riferito il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Mentre la Sicilia si era detta pronta ad aprire al 50% il 7 o l'8 gennaio e al 75% dopo il 18 gennaio, se la curva epidemiologica lo consentirà.

Le regioni attendiste

Cauta la Lombardia, pronta in teoria alla riapertura delle scuole superiori, con i piani realizzati dalle prefetture, che riguardano anche i trasporti, tutti definiti. Però, spiegano dalla regione, il buon senso impone di capire cosa succederà nei prossimi giorni. Con i nuovi e più rigidi parametri in arrivo, saranno molte le Regioni a rientrare nelle zone arancioni dove la didattica per le superiori deve essere a distanza. E non avrebbe dunque senso aprire giovedì 7 per richiudere poi subito dopo. Prudente anche il governatore della Liguria Giovanni Toti: «Non è pensabile aprire le scuole per due giorni e non sapere cosa succederà lunedì perché magari cambierà il quadro normativo della nostra regione». Nel Lazio sindacati e presidi sono dubbiosi sulla riapertura in sicurezza ma la linea ufficiale del governatore Pd Nicola Zingaretti è quella di aspettare e rispettare la decisione del governo. Ad ogni modo l direttore dell'Ufficio scolastico regionale ha stabilito che, grazie a un incremento del trasporto pubblico, il 60% degli studenti che frequenteranno in presenza entrerà alle 8, mentre il rimanente 40% entrerà alle 10.

Puglia e Calabria verso il rinvio lungo

In Puglia i sindacati hanno chiesto di rinviare l'avvio delle lezioni in presenza di una settimana o 15 giorni, e di stabilire per tutti gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado la didattica a distanza. E alla luce delle previsioni nazionali di un innalzamento dell'indice Rt, il presidente della Regione Puglia intenderebbe andare proprio in questa direzione con un suo provvedimento. Scettico pure il presidente della Regione Calabria: «Se non ci saranno pericoli per i nostri ragazzi la scuola riprenderà in presenza al 50%», ma «al momento abbiamo ricevuto un parere indiretto che ci dice che la situazione pandemica è in peggioramento», ha detto in diretta Facebook Antonino Spirlì.

Per 28% alunni almeno un compagno ha interrotto studi

Intanto, in un’indagine “I giovani ai tempi del Coronavirus”, condotta da Ipsos per Save The Children che analizza opinioni, stati d'animo e aspettative di studenti tra i 14 e i 18 anni, il 28% degli adolescenti dichiara che dall'inizio della pandemia almeno un compagno nella propria classe ha smesso di frequentare la scuola. Tra le cause principali delle assenze durante la Dad la difficoltà di connessione e la mancanza di concentrazione. Sulla base dei dati dell'indagine, la stima è che almeno 34mila studenti delle superiori, a causa delle assenze prolungate, potrebbero trovarsi a rischio di abbandono scolastico. Non solo. Più di uno studente su 3 si sente impreparato e il 35% quest'anno deve recuperare più materie dell'anno scorso. Stanchezza (31%), incertezza (17%) e preoccupazione (17%) sono i principali stati d'animo che gli adolescenti dichiarano di vivere in questo periodo

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