IL CALCOLO

Recessione, stagnazione, ripresa: quanto scenderanno le pensioni a causa del Covid

Tre scenari possibili per tre lavoratori che tra pochi anni andranno in pensione. Il calo del Pil ridurrà i tassi di rivalutazione dei contributi previdenziali e in alcuni casi rinvierà anche la pensione

di Silvin Pashaj (Epheso)

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Tre scenari possibili per tre lavoratori che tra pochi anni andranno in pensione. Il calo del Pil ridurrà i tassi di rivalutazione dei contributi previdenziali e in alcuni casi rinvierà anche la pensione


3' di lettura

La crisi economica in corso, causata dal fermo pandemia, potrebbe tradursi in una frenata del PIL nell'ordine del -9% ~ -10%. Il sistema di sicurezza sociale deve incrementare in modo eccezionale gli interventi di assistenza e scontare la contrazione della base contributiva. Come assorbiranno tutto ciò i meccanismi di riequilibrio del sistema delle pensioni di vecchiaia / anzianità?

I principi base delle grandi e piccole riforme di messa in sicurezza del sistema di previdenza pubblica , susseguitesi negli ultimi 5 lustri, sono:
1.Agganciare gli importi e le decorrenze di pensione alla speranza di vita dei pensionati – scaricando sul pensionato il rischio di una struttura demografica in evoluzione continua e peggiorativa per il sistema.
2.Commisurare la rivalutazione dei contributi accreditati all'andamento dell'economia in generale (PIL) – scaricando sempre sul pensionato l'effetto recessivo delle eventuali contrazioni economiche.
Oggi è il momento della seconda leva. Leva che è già intervenuta nel decennio trascorso, senza fare grande clamore.

Tassi negativi , di riduzione, del PIL si sono già verificati nel 2008 (-3,69%), nel 2012 (-1,48%) e nel 2013 (-0,71%). Se però si va ad analizzare i coefficienti impiegati da INPS nel calcolo del montante contributivo

si nota che la frenata è spostata nel tempo e non è mai stata negativa (riv = 0% nel 2014). Sono gli effetti del calcolo del coefficiente di rivalutazione come media mobile della variazione nominale del PIL dell'ultimo quinquennio (L 335/95) e della clausola di salvaguardia che non consente rivalutazioni negative (DL 65/15) con riserva però di recupero perdita negli anni a seguire.

Considerando che la previdenza è un'attività del lungo orizzonte temporale, per un'analisi veritiera è necessario esaminare i valori a parità di potere d'acquisto . Ebbene, scontando l'inflazione, dette rivalutazioni nominali si riducono di molto e si evidenziano chiaramente i tassi negativi. A titolo d'esempio 100€ di montante nel 2010, dopo 10 anni di rivalutazioni (al netto inflazione) diventano ... 96€.

Considerando quanto già accaduto nel passato e le norme di funzionamento del sistema, l'attuale congettura produrrà un deterioramento delle prestazioni non prima del 2023 e il periodo di recupero di una caduta dell 'ordine del 10% potrà protrarre il blocco delle rivalutazioni per 4 – 6 anni consecutivi. Ovviamente nel calcolo previdenziale intervengono una molteplicità di altri fattori, sia di natura normativa, sia relativi alla situazione individuale, che possono avere rilevanza ben più ampia rispetto alla rivalutazione dei montanti contributivi. Ci si limita di seguito ad esaminare solo questo elemento, congelando eventuali perturbazioni.

Con il modello di calcolo pensionistico Epheso IA abbiamo costruito i seguenti 3 scenari:
•Raffronto 0 - con tasso atteso di inflazione al 1% e PIL nominale 1,7%;
•Ripresa V - con tasso atteso di inflazione al 1% e PIL nominale -10% nel 2020; +5% nel 2021 e 2022 ed a seguire +1,7%;
•Stagnazione L - con tasso atteso di inflazione al 1% e PIL nominale -10% nel 2020; a seguire +1,7%;

Esaminiamo 3 profili di lavoratori dipendenti con decorrenza della pensione di vecchiaia nel giugno degli anni 2023 - A; 2028 - B; 2033 - C. In tutti i profili al pensionamento saranno maturati 40 anni di contribuzione e le età di pensione (come da normativa) saranno rispettivamente a 67 e 4 mesi, 67 e 10 mesi e 68 e 4 mesi. Per semplificare, riportiamo come risultato solo il Tasso di Sostituzione (= Pensione / Retribuzione in %) e la perdita % rispetto allo scenario di raffronto.

L'effetto negativo della contrazione attesa del PIL 2020 non comparirà subito. Il Profilo A con decorrenza nel 2023 ne è solo parzialmente sfiorato. Il protrarsi del blocco delle rivalutazioni avrà le maggiori conseguenze su un orizzonte temporale di 5 – 10 anni.
La qualità della ripresa può determinare effetti molto diversi. Una ripresa lenta produce perdite consolidate. Lo scenario Stagnazione L ha perdite quasi doppie paragonato allo scenario Ripresa V.

Analizzando i tassi di sostituzione e la decorrenza della pensione si nota anche che questa perdita si sovrappone ad un trend negativo già in atto che deriva dall'incremento del peso specifico del calcolo contributivo. Tra il profilo A e il profilo C l'età di pensionamento è maggiore di un anno (da 67,3 a 68,3) e il tasso di sostituzione perde più di 3,5% - 6,5%.

Anche se al varo della riforma Dini (L 335/1996) si esaltava la maggiore stabilità che il calcolo contributivo comporta per le finanze pubbliche, ora che questi fattori di stabilità (il rischio demografico e il rischio macro economico trasferito in capo ai contribuenti) prendono la forma di pensioni sempre più macilente, l'entusiasmo scema e la necessità di una correzione diverrà probabilmente più pressante.

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