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Recessione, Visco: economia italiana debole, servono riforme

di Rossella Bocciarelli


Assiom Forex, Visco: «Lavoro, imprese, capitale umano: serve lungimiranza per raccogliere i frutti»

2' di lettura

È essenziale che l'Italia rafforzi la sua struttura economica per evitare che, come sta di nuovo accadendo, ogni peggioramento del clima congiunturale esterno si trasformi a casa nostra in ristagno o in recessione. L'avviso ai naviganti del governatore Ignazio Visco arriva forte e chiaro di fronte al pubblico di addetti ai lavori del mondo del credito e della finanza nella riunione annuale Assiom-Forex club a Roma. La Banca centrale italiana conferma la sua stima di crescita possibile dello 0,6 per cento per il 2019 anche dopo che l'Istat ha certificato che l'ultimo semestre del 2018 è trascorso in recessione.

Spiega però che i rischi verso il basso per questa stima sono numerosi e non sono tutti legati al contesto internazionale (Hard Brexit, guerra commerciale Usa–Cina). In primo luogo, infatti, nonostante l'accordo raggiunto con la Commissione Ue per il 2019, la nebbia d'incertezza sulla politica di bilancio non si è diradata: sul 2020-21 pendono le famose clausole di salvaguardia (pari all'1,2% del Pil l'anno prossimo e all'1,5% nel 2021) e bisogna essere consapevoli del fatto che se si volesse disattivarle per intero il disavanzo schizzerebbe al 3 per cento del Pil in tutti e due gli anni. Quanto alla febbre dello spread, anche se è scesa di 80 punti base rispetto al picco dei mesi scorsi, il termometro continua a segnalare una differenza di ben 250 punti rispetto ai rendimenti dei titoli tedeschi. E non è agevole vivere con la febbre: un differenziale di tassi comunque doppio rispetto a quello dei primi 4 mesi del 2018 ha delle conseguenze negative sulla crescita economica, come purtroppo abbiamo già cominciato a vedere.

Nel suo intervento, Visco ha del resto ricordato che si iniziano a cogliere segnali di un certo irrigidimento nelle condizioni del credito e ha avvertito che anche quest'anno il Tesoro dovrà ricorrere al mercato per circa 390 miliardi.
Il lato positivo è che in questo scenario congiunturale rabbuiato la Bce continuerà a mantenere il proprio stimolo monetario usando se necessario tutti gli strumenti a propria disposizione per contrastare le spinte deflazionistiche e per garantire liquidità adeguata alle banche, in modo da sostenere il credito a imprese e famiglie e ridurne il costo.

Però, senza riforme economiche che favoriscano davvero un ambiente più favorevole all'innovazione e all'attività d'imprese, la politica monetaria espansiva serve solo a comprare del tempo. E in un paese come il nostro, che dal 1999 fa registrare ogni anno un tasso di crescita di un punto inferiore rispetto ai paesi dell'area dell'euro, il tempo a disposizione per curare le debolezze di fondo dell'economia si è fatto davvero breve. L'economia italiana deve quindi riuscire a risollevare la sua crescita e a riprendere, al tempo stesso, un percorso sostenibile di riduzione del debito pubblico. Oggi infatti come ha da poco spiegato anche il ministro dell'Economia agli investitori americani il debito pubblico italiano è pienamente sostenibile perché può contare su una durata dei titoli pubblici elevata, su una buona patrimonializzazione delle banche e su una politica monetaria accomodante. Ma, ci ricorda Visco, questi fattori favorevoli potrebbero essere insufficienti, in presenza di movimenti improvvisi dei mercati finanziari.

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