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Reciprocità: forte o debole? Le basi antropologiche delle istituzioni di controllo

Secondo importanti antropologi è la reciprocità quella forza che tiene insieme le società. Un recente filone di ricerca in economia comportamentale sembra aver trovato prove sperimentali a supporto di questa tesi

di Vittorio Pelligra

Il Leviatano

5' di lettura

Il Leviatano è un'invenzione moderna. Per centinaia di migliaia di anni i gruppi e le società primitive hanno dovuto darsi altre istituzioni per favorire lo sviluppo attraverso regole di coordinazione e cooperazione. Mentre il Leviatano, l'autorità centrale, promuove il rispetto delle regole grazie ad un sistema centralizzato di monitoraggio e sanzione costoso e spesso inefficiente, le società primitive hanno fatto ricorso per lunghissimo tempo ad un meccanismo di punizione decentralizzato nel quale ogni membro del gruppo era contemporaneamente controllore e vigile nei confronti di tutti i suoi pari in un processo di pacificazione continuo, come ci ricorda Marshall Sahlins.

La sanzione degli opportunisti

Tale meccanismo si fonda sulla disponibilità a sanzionare i free rider, i membri opportunisti del gruppo, che cercano di ottenere i benefici della cooperazione senza sostenerne i costi. Questo fatto pone, però, un secondo problema: se sanzionare un free rider è costoso per chi riceve la sanzione ma anche per chi la commina allora anche la scelta di sanzionare pone un problema di free riding: perché dovrei punire io il trasgressore e non qualche altro membro del gruppo? Questo problema del secondo ordine, per così dire, rischia di scoraggiare la punizione e quindi, di conseguenza, la cooperazione.

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La soluzione sembra risiedere nella norma della “reciprocità”. Secondo importanti antropologi come Marcel Mauss, Alvin Gouldner e lo stesso Sahlins è la reciprocità quella forza che tiene insieme le società. Un recente filone di ricerca in economia comportamentale sembra aver trovato prove sperimentali a supporto di questa tesi. L'abbiamo visto nelle scorse settimane discutendo i risultati ottenuti attraverso il cosiddetto public good game.

Sanzione e cooperazione

Anche in situazioni nelle quali la cooperazione non dovrebbe emergere, la possibilità di una sanzione decentralizzata dei free rider fa aumentare il livello di cooperazione dei gruppi fino a livelli ottimali. I partecipanti agli esperimenti sono ben disposti a sanzionare i trasgressori adottando quella che è stata definita “punizione altruistica”: sono disposto a subire un costo pur di sanzionare chi non rispetta le regole anche se non ne traggo un beneficio individuale perché, se tutti facciamo lo stesso, il gruppo, collettivamente, ne avrà un beneficio. Alla base di questa tendenza ci sarebbe proprio il concetto di reciprocità inteso nella sua accezione “forte” (strong reciprocity).

La “reciprocità forte”

La “reciprocità forte” è la tendenza a premiare o a punire anche in maniera costosa coloro che si sono conformati o hanno trasgredito il comportamento atteso. Questa tendenza diffusa porta, negli esperimenti, come abbiamo visto, ad un incremento del livello di cooperazione e di benessere dell'intero gruppo. Non è priva, però, di importanti controindicazioni. Quando la sanzione viene comminata da un pari, infatti, il rischio che questa venga percepita come illegittima, ingiustificata o sproporzionata, è molto alto. Possono verificarsi casi in cui questa percezione di illegittimità genera una contro-punizione: chi viene sanzionato si vendica del sanzionatore. Si possono perfino attivare dei circoli viziosi nei quali punizione dopo punizione si finisce per dar vita a delle vere e proprie “faide”.

Anche la nascita di queste “faide” è stata osservata in laboratorio, per fortuna, raramente, visto il loro potere distruttivo. Ma proprio il rischio elevato associato alle conseguenze delle faide rende i membri del gruppo riluttanti ad utilizzare in maniera troppo disinvolta la punizione altruistica. L'evidenza etnografica, poi, sembra suggerire che anche nella storia dell'evoluzione sociale delle tribù primitive la punizione altruistica non abbia mai avuto un ruolo centrale. Troppo pericolosa e destabilizzante per la coesione della società stessa.

La “reciprocità debole”

Come generare cooperazione, allora, tra i membri del gruppo? Esiste un'altra versione della norma della reciprocità, la cosiddetta “reciprocità debole”. Nella sua versione “debole” la reciprocità prevede il premio ai cooperatori e la punizione ai free rider ma attraverso strategie che sono sempre vantaggiose e non costose come nel caso della sua versione “forte”, per chi le mette in atto. Affinché la “reciprocità debole” possa attivare un processo di cooperazione anche tra soggetti autointeressati occorre che siano verificate alcune condizioni: la relazione tra i membri del gruppo deve essere di lunga durata e le informazioni circa il loro comportamento passato devono essere disponibili ad un costo molto basso.

Sembra che i resoconti degli antropologi mostrino come molte società primitive si siano date strutture sociali, usi e costumi, finalizzati proprio alla soluzione di questi due problemi. Le dimensioni ridotte che caratterizzano molto spesso le aggregazioni di questo tipo e la relativa stabilità dei gruppi sono esattamente funzionali alla creazione di relazioni di lunga durata e alla diffusione delle informazioni anche attraverso l'uso estensivo che viene fatto del pettegolezzo e l’importanza generalmente accordata al concetto di reputazione.

Un caso famoso

Un caso famoso di punizione del free rider è quello riportato dall'antropologo Richard Turnbull nel suo libro sui Pigmei e mostra proprio queste caratteristiche. La vicenda riguarda Cephu, un cacciatore membro anziano della tribù Bambuti, dei pigmei attivi nell'Africa centrale. Cephu bara sulle regole di cooperazione che vengono seguite durante le battute di caccia e per questo ottiene un bottino ragguardevole. La cosa non passa inosservata ma la punizione non sarà di tipo altruistico, secondo la “reciprocità forte”, ma seguirà una strategia differente. Intanto viene sparsa la notizia del suo comportamento scorretto attraverso chiacchiere e pettegolezzi tra gli altri membri della tribù, in secondo luogo si crea una coalizione di sanzionatori e, terzo, la punizione prende la forma del sequestro dei frutti illegittimi della caccia e dell'ostracismo.

Questa strategia è finalizzata a massimizzare il costo della punizione per chi la riceve e a minimizzare quello di chi punisce. Mentre nel caso della “reciprocità forte” sia chi punisce che chi viene punito subiscono un costo, quindi si tratta di una pratica che distrugge ricchezza, nel caso della “reciprocità debole” il costo viene imposto solo a chi viene punito e il suo guadagno illecito andrà a beneficio degli altri membri del gruppo senza nessuno spreco di risorse. Inoltre, il fatto che la punizione venga messa in atto da una coalizione riduce le possibilità di una contro-punizione individuale. Cephu, infatti, non saprebbe con chi prendersela tra i tanti e questo, naturalmente, previene il rischio di escalation del conflitto e di faide distruttive.

Prima della nascita del Leviatano e parzialmente anche affianco ad esso sembrano essersi sviluppate delle istituzioni di controllo e garanzia a tutela e promozione della cooperazione sociale volte non tanto a garantire la possibilità di una punizione decentralizzata tra pari, secondo la visione della “reciprocità forte”, ma piuttosto a rendere meno costoso, destabilizzante ed efficace il meccanismo sanzionatorio secondo la logica della “reciprocità debole”.

Una coalizione sanzionatoria

Per far questo è stato necessario legittimare la punizione attraverso la creazione di coalizioni - un soggetto sanzionatore riconosciuto – e rendere agevole la diffusione delle informazioni sulla storia passata di ogni membro del gruppo attraverso l'esercizio estensivo del pettegolezzo attribuendo, in questo modo, un'importanza centrale al concetto di reputazione. Le implicazioni di questo resoconto dell'evoluzione dei meccanismi di controllo e garanzia sarebbero molte e di non poco peso: dalla struttura e dal senso delle pene nel nostro sistema giudiziario, al ruolo degli incentivi nelle grandi organizzazioni pubbliche e private; dal peso della reputazione personale dei rappresentati politici ai sistemi di accountability delle nostre istituzioni e al peso del settore dell'informazione e della qualità del dibattito pubblico.

“Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Tutto un sistema per assoggettare i corpi, per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze, si era sviluppato nel corso dei secoli classici negli ospedali, nell’esercito, nelle scuole, nei collegi, nelle fabbriche: la disciplina. Il XVIII secolo ha senza dubbio inventato la libertà, ma ha dato loro una base profonda e solida, la società disciplinare, da cui dipendiamo ancora oggi”. Inizia così “Sorvegliare e punire” di Michel Foucault, con la descrizione del lato oscuro del Leviatano. Riflettere sulle sue basi antropologiche ed evolutive, sul ruolo della reciprocità debole e sui meccanismi di gestione decentralizzata del potere, potrebbe aiutarci, forse, a capire ancora meglio oggi che la giustizia e ciò che serve per ottenerla non può essere un gioco a somma negativa quanto piuttosto una faccenda di mutuo vantaggio.


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