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Reclutamento e carriera insegnanti, via libera del Cdm alla riforma: ecco tutte le novità

Il percorso ordinario punta alla laurea più 60 crediti. Quindi, chi vorrà insegnare dovrà deciderlo già all’università

di Claudio Tucci

Concorso scuola, 90% di bocciati. Lo scontento degli insegnanti

3' di lettura

Nuovo via libera da parte del Consiglio dei ministri al decreto per accelerare la realizzazione del Pnrr. Nel testo, già passato la scorsa settimana, è entrato il pacchetto scuola con innovazioni su reclutamento e formazione degli insegnanti. La riforma, che è una delle sei del Pnrr Scuola, prevede tre percorsi per la cattedra. Il percorso ordinario punta alla laurea più 60 crediti. Quindi, chi vorrà insegnare dovrà deciderlo già all’università.

Il percorso ordinario

Accanto alla laurea l’aspirante professore di scuola media o superiore (per infanzia ed elementari continuerà a essere sufficiente laurearsi in scienze della formazione primaria, ndr) dovrà conseguire 60 Cfu in discipline antro-psico-pedagogiche e digitali, comprendenti un tirocinio diretto presso le scuole e uno indiretto non inferiore a 20 crediti, e poi sottoporsi a un esame finale, consistente in una prova scritta e in una lezione simulata per testare, oltre alla conoscenza dei contenuti disciplinari, la capacità di insegnamento. Superando la prova finale sarà abilitato alla docenza e potrà partecipare a uno dei concorsi semplificati (previsti dallo stesso Pnrr) per cercare di ottenere una cattedra. A quel punto, superato anche l’anno di prova, verrà confermato in ruolo.

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La nuova formazione abilitante

Il percorso di formazione abilitante si potrà svolgere dopo la laurea oppure durante il percorso formativo in aggiunta ai crediti necessari per il conseguimento del proprio titolo. L’abilitazione consentirà l’accesso ai concorsi, che avranno cadenza annuale per la copertura delle cattedre vacanti e per velocizzare l’immissione in ruolo di chi vuole insegnare. I vincitori del concorso saranno assunti con un periodo di prova di un anno, che si concluderà con una valutazione tesa ad accertare anche le competenze didattiche acquisite dal docente. In caso di esito positivo, ci sarà l’immissione in ruolo.

La via transitoria

Chi si fermerà a 30 crediti durante gli studi - ed ecco il secondo percorso, transitorio perché operativo, stando al testo in entrata in Consiglio dei ministri, fino al 31 dicembre 2024 - potrà comunque partecipare a una selezione e in caso di superamento acquisire gli altri 30 nel corso del primo anno di insegnamento, che sarà a tempo determinato e, su richiesta, part time.

Accesso diretto al concorso

Il terzo e ultimo percorso viene invece riservato ai precari “storici”, con almeno 36 mesi di servizio alle spalle negli ultimi cinque anni: costoro potranno accedere direttamente al concorso. Prevista anche la possibilità per chi è già abilitato di prenderne un'altra attraverso l'acquisizione di 30 Cfu di formazione iniziale, di cui 20 nell’ambito delle metodologie e tecnologie didattiche applicate alle discipline di riferimento. Gli altri 10 Cfu sono di tirocinio diretto.

La formazione “incentivata”

L’altro piatto forte del Dl è la previsione di un percorso di formazione “incentivata” per gli insegnanti che dovrebbe veder la luce dal 2023-2024. Il sistema di formazione e aggiornamento dei docenti è articolato in percorsi triennali per rafforzare le competenze applicative, ma anche progettazione, mentoring, tutoring e coaching a supporto degli studenti, nuove modalità didattiche. Per i docenti neoassunti questa nuova formazione sarà obbligatoria. Al superamento di ogni percorso formativo si può conseguire una incentivazione salariale che verrà stabilita dalla contrattazione nazionale sulla base delle risorse disponibili (si istituisce un fondo a decorrere dal 2026). In sede di prima applicazione, e nelle more dell’aggiornamento contrattuale, il riconoscimento dell’incentivazione non potrà andare a più del 40% di coloro che ne abbiano fatto richiesta.


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