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Record Italia: è il primo paese per expat a Londra (nonostante la Brexit)

Gli italiani superano la Polonia come numero di immigrati nella capitale: Istat inglese censisce 280mila connazionali nel Regno Unito. Ma il numero effettivo è addirittura più alto: 490mila

di Simone Filippetti

Crescono gli expat, da Mattarella allarme per i giovani

4' di lettura

Il giorno della Befana il centro di Londra era invaso da italiani: erano ovunque, in fila per la London Eye, in fila per i battelli lungo il fiume, affollavano i vari mercatini di Natale da Leicester Square a Trafalgar Square. Erano anni che non se ne vedevano così tanti.
Quelli, però, erano tutti turisti in vacanza: sono ripartiti la domenica 8 gennaio. Quella stessa domenica, però, molti più italiani sono ritornati nel Regno Unito, alla fine delle feste: sono i concittadini che vivono in Gran Bretagna.

Record Italia

Gli emigrati sorpassano di gran lunga i turisti. Nonostante la Brexit, non cala il numero di expat tricolori a Londra e più in generale nel paese. La Gran Bretagna è uscita dalla Ue esattamente due anni fa, cosa che ha bloccato la libera circolazione delle persone (sono richiesti un visto per chi emigra e il passaporto per il turista), ma gli expat aumentano lo stesso. Il flusso di italiani che lasciano il paese per andare a lavorare sulle rive del Tamigi è in continua crescita. Sebbene Brexit sia un ostacolo (e ne sanno qualcosa ristoranti e alberghi che faticano a trovare manodopera, soprattutto italiana, che prima arrivava in massa) l'appetibilità e la capacità di attrazione di Londra sono rimaste intatte. Tanto che il 2023 inizia con un record “migratorio”: l'Italia è oggi il primo paese a Londra, come nazionalità di immigrati. Il Belpaese ha addirittura superato la Polonia: per anni i polacchi sono stati gli immigrati più numerosi nella capitale, tra molte polemiche. Si dice che uno dei motivi del voto per la Brexit sia stato la mal sopportazione degli inglesi verso i troppi arrivi da Varsavia.

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Le statistiche inglesi e italiane

Se n'è accorto l'Istat inglese: l'ONS (Office for National Statistics), ha censito 280mila cittadini italiani che vivevano nel paese nel 2021. È un numero raddoppiato negli ultimi dieci anni, e quasi il 40% in più rispetto al 2016, l’anno in cui la Gran Bretagna ha votato per lasciare l’Unione Europea. Circa la metà di questi 280mila vive a Londra, dove gli italiani sono diventati per la prima volta nella storia recente la nazionalità straniera più diffusa nella capitale, davanti a India e Polonia, secondo i dati dell'ONS pubblicati da Bloomberg. In realtà nel Regno Unito, rilevano i dati più recenti del Consolato Generale d'Italia, gli italiani sono ancor più numerosi: quelli ufficiali sono quasi mezzo milione (490 mila).Come si spiega la discrepanza? Innanzitutto sono dati di due anni fa; ma soprattutto è «probabile che gli inglesi abbiano contato solo i cittadini italiani nati nel Regno Unito» spiega il console generale Domenico Bellantone. In Gran Bretagna non esiste lo Ius Soli: se nasce un bambino da genitori italiani, risulta all'anagrafe britannica come un italiano che vive nel paese.

Dove vivono gli “AngloItaliani”

Londra la fa da padrone, nella distribuzione geografica. All'ultimo giorno del 2022, il Consolato di Londra aveva censito 366mila connazionali. La capitale inglese è la settima città italiana; ha una popolazione di expat equiparabile a Firenze o Bologna. L'età media della comunità italiana più bassa di quella nazionale (37 anni contro i 46 della popolazione residente in Italia). I minorenni sono circa il 22%, mentre gli anziani poco meno del 10%. Pertanto: vuol dire che la maggioranza di chi lascia l’Italia per Londra è un giovane che va a trovare un lavoro. Scendendo nel dettaglio, poi, si vede che solo la metà degli italiani residenti in UK è nato nel paese, dato che conferma quei 280mila dell’Istat inglese come italiani nati in loco.

La Brexit fa emergere il “Nero”

Il quasi mezzo milione di italiani nel Regno Unito non solo è un numero quasi doppio rispetto a quelli del governo inglese, ma non sono nemmeno completi. Il consolato può conteggiare solo chi si iscrive all’AIRE, il registro degli italiani all’estero, elenco che serve per poter votare e avere accesso ai servizi consolari: iscriversi è obbligo di legge, ma contrariamente a qualsiasi legge, non è prevista alcuna sanzione per chi non lo fa. La atavica diffidenza italiana verso le istituzioni e i registri ha fatto sì che nel corso dei decenni moltissimi emigrati non si siano iscritti all’AIRE. Si calcola che il “nero” degli italiani nel Regno Unito sia un 30% rispetto alle cifre ufficiali e che dunque gli italiani effettivi nel paese siano circa 650mila. Dopo la Brexit, però, per continuare a vivere in Gran Bretagna è diventato obbligatorio avere il Settled Status (permesso di soggiorno), definitivo o temporaneo. Questo ha costretto tanti italiani a emergere dal sommerso anagrafico. Conferma indiretta arriva dai dati del 2022 appena calcolati dal consolato: risultano 23mila nuovi iscritti, un numero altissimo: “Di questi nuovi residenti è ovvio che una parte siano italiani che già vivevano qui e si sono iscritti - prosegue il console - mentre una parte sono nuovi arrivi”. Tra regolarizzazioni ed expat, Londra e l’Inghilterra sono la meta preferita dei giovani italiani.



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