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Record senza fine per il palladio: nemmeno l’oro è mai stato così caro

Il metallo usato nelle marmitte è in rialzo di oltre il 50% quest’anno e ha appena superato 1.940 dollari l’oncia: un prezzo superiore al record storico dell’oro, che si è spinto “solo” fino a 1.921,17 dollari l’oncia, nell’estate 2011

di Sissi Bellomo


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(Sputnik)

2' di lettura

Nelle marmitte di molte automobili c’è un tesoro: un metallo più costoso di quanto l’oro non sia mai stato. È il palladio, che al culmine di un rally clamoroso ha appena superato 1.940 dollari l’oncia.

Il record storico per le quotazioni dell’oro (in termini nominali) è 1.921,17 dollari l’oncia, raggiunto sul mercato spot londinese nell’estate del 2011. Iil lingotto il 13 dicembre scambia a meno di 1.500 dollari l’oncia.

I rincari del palladio non sono una novità. Il metallo, il cui impiego principale è nei catalizzatori dei veicoli a benzina, da anni è protagonista di performance sorprendenti in termini di prezzo: dal 2016 il suo valore è più che triplicato, anche se la traiettoria non è sempre stata lineare.

Dal 2017 è diventato stabilmente più caro del platino (che oggi vale meno della metà del palladio: circa 940 dollari l’oncia) e da dicembre 2018 ha sorpassato anche l’oro.

Adesso – nel corso della quindicesima seduta consecutiva di rialzo, un record anche questo – ha raggiunto un valore che il metallo giallo non ha mai avuto nella storia: 1940,34 dollari l’oncia.

Dall’inizio dell’anno le quotazioni del palladio sono aumentate di oltre il 50%, un rialzo superiore a quello di qualsiasi altra materia prima.

La barriera psicologica dei 1.900 dollari l’oncia – che rappresentava anche una resistenza tecnica – era caduta solo martedì 10 dicembre grazie a un’accelerazione degli acquisti legata ai blackout in Sudafrica.

Nel Paese, responsabile del 40% della produzione di palladio (il resto arriva principalmente dalla Russia), molte miniere hanno dovuto fermarsi a causa di problemi alla rete elettrica gestita da Eskom che durano ormai da otto giorni, anche se la situazione sta migliorando: Impala Platinum e Sibanye Gold hanno comunicato di aver ripreso le attività estrattive, sia pure in modo intermittente a causa di cali di tensione ancora piuttosto frequenti.

Il mercato del palladio da più di otto anni soffre di un crescente deficit di offerta, che a questo punto rischia di aggravarsi. Anche la domanda rimane molto forte: nonostante la crisi dell’industria automobilistica, le motorizzazioni a benzina vendono meglio dei diesel (che nelle marmitte impiegano platino). E le specifiche più rigorose sulle emissioni richiedono maggiori quantità di palladio rispetto al passato.

Nonostante i fortissimi rincari non ci sono segnali che la sostituzione con altri metalli stia prendendo piede, anche perché il palladio è usato in quantità minime nei veicoli, per cui l’impatto sui costi è limitato, afferma Citigroup, secondo cui le quotazioni del metallo potrebbero spingersi addirittura a 2.500 dollari l’oncia nella prima metà del 2020.

Per Mitsubishi «ci sono buone chance che il palladio tocchi quota 2.020 dollari prima di fine anno «Sembra che nulla riesca a rallentare la corsa del palladio – osserva Commerzbank – Anche se riteniamo che questa rapida salita dei prezzi sia esagerata, non c’è in vista una fine del rally».

Secondo Ing a rendere particolarmente difficile la situazione c’è il fatto che il palladio viene estratto insieme al platino o al nickel. Questo «rende l’offerta meno elastica»: «Negli ultimi anni sia la produzione primaria che il riciclo sono rimasti piuttosto stabili».

Per approfondire:
Palladio più prezioso dell'oro: non è (soltanto) una bolla speculativa

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