La ripresa

Recovery avanti tutta: i ricorsi al Tar non fermeranno le opere

Indennizzo economico senza subentro in caso di ricorsi da parte delle imprese escluse nei lavori di Pnrr, fondo complementare o cofinanziamenti Ue. Brunetta: «Garanzia che l’Italia proceda in velocità»

di Gianni Trovati

Recovery, Ey: ripresa investimenti in Ue, Italia resiliente

2' di lettura

Basterà la targa del Pnrr, del piano nazionale complementare o dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali dell’Unione europea per far imboccare agli affidamenti la corsia preferenziale che li mette al sicuro dal rischio cadute davanti ai Tar. In caso di conflitto, e ovviamente di vittoria del ricorrente, l’impresa che ottiene ragione davanti ai giudici amministrativi non subentrerà nell’opera, ma riceverà un indennizzo economico per equivalente.

Prossima settimana decreto Semplificazioni in Senato

La blindatura delle aggiudicazioni è uno dei punti nodali del decreto Semplificazioni che dopo il via libera della Camera venerdì sera attende la prossima settimana la ratifica del Senato. «È la garanzia che l’Italia procederà in velocità, senza pregiudicare le legittime tutele per le imprese», sostiene il ministro per la Pa Renato Brunetta. Una garanzia, nell’ottica del governo, rivolta agli operatori economici ma anche ai controllori europei che al rispetto dei tempi di investimenti e riforme legano i bonifici comunitari in base al regolamento della Recovery and Resilience Facility.

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L’espediente normativo

L’impianto costruito dal decreto Semplificazioni nella sua versione modificata a Montecitorio ha visto lavorare nella stessa direzione governo e Parlamento. Il gancio normativo è rappresentato dall’articolo 125 del Codice del processo amministrativo (Dlgs 104/2010). La corsia preferenziale è tracciata lì, e riguarda le opere di interesse strategico. In quel caso, il Codice chiede ai giudici di pesare l’interesse del ricorrente con quello dell’aggiudicatore «alla sollecita realizzazione dell’opera», e si prevede appunto l’indennizzo per equivalente invece del subentro in caso di successo dell’impugnazione.

Il governo aveva inserito nel testo originario del decreto una prima estensione di questo meccanismo. Che, in base all’articolo 48, sarebbe stato applicato ai lavori pubblici di competenza statale, o comunque finanziati per almeno metà dallo Stato, e di valore superiore ai 100 milioni di euro. Con un tratto di penna, un emendamento dei relatori a Montecitorio ha cancellato questo limite, aprendo la corsia preferenziale a tutti gli affidamenti collegati alla galassia del Pnrr e alle sue costellazioni.

Ruolo attivo degli enti territoriali

La mossa è stata dettata dall’esigenza di allineare questo meccanismo alla geografia del Recovery italiano, che vede in programma molti interventi affidati direttamente a Regioni ed enti locali. I soli Comuni sono investiti direttamente da progetti per circa 30 miliardi e il conto sale a 61 miliardi secondo le ultime stime Ifel se si considerano tutti gli interventi che intrecciano le competenze locali.

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In questa chiave, la norma nella versione uscita dalla Camera promette di rappresentare una delle novità più rilevanti sulla foresta dei ricorsi che fin qui ha imprigionato il sistema degli appalti, e che in passato ha prodotto più di un tentativo anti-contenziosi naufragato però prima di vedere la luce. Perché oltre a intervenire sul risultato delle impugnazioni, che tutela i diritti del ricorrente sul piano economico ma senza ipotecare i tempi di realizzazione dell’opera con le complicazioni rese inevitabili dal passaggio di consegne fra i due litiganti, l’articolo 125 del Codice chiede ai giudici di pesare con attenzione l’interesse delle imprese uscite perdenti da una gara d’appalto con quelle delle amministrazioni (e quindi delle comunità amministrate) che hanno affidato i lavori: con un bilanciamento che in realtà dovrebbe riguardare tutti i giudici, perché ogni opera ha un valore “strategico” a prescindere dal suo collegamento con il Recovery.

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