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Recovery, il bilancio dell’Eurozona per superare il veto di Polonia e Ungheria

L’idea, che nasce da una proposta francese, è quella di creare un bilancio ad hoc per i soli 19 paesi dell’Eurozona, escludendo Polonia e Ungheria che ancora non ne fanno parte

di Gerardo Pelosi

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(EPA)

L’idea, che nasce da una proposta francese, è quella di creare un bilancio ad hoc per i soli 19 paesi dell’Eurozona, escludendo Polonia e Ungheria che ancora non ne fanno parte


3' di lettura

Il Consiglio europeo tra i capi di Stato e di Governo che si terrà oggi in videoconferenza (da Palazzo Chigi sarà collegato Giuseppe Conte) quasi certamente non riuscirà a sciogliere il nodo del veto di Polonia e Ungheria sullo stato di diritto che blocca ancora il via libera definitivo all'erogazione dei fondi del Next Generation Ue (209 miliardi di euro all'Italia tra crediti e sovvenzioni). Ma già sono allo studio mosse alternative per aggirare l'ostacolo. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente del Consiglio Ue Charles Michel si stanno spendendo personalmente con il primo ministro ungherese Viktor Orban e con quello polacco Mateusz Morawiecki per trovare un'intesa.

Non si escludono però soluzioni alternative concrete per dare scacco a Varsavia e Budapest. «Tutte le opzioni sono sul tavolo», dicono fonti diplomatiche a Bruxelles. Secondo il segretario di Stato francese agli Affari europei, Clement Beaune L'Ue sta studiando «soluzioni pratiche» per risolvere il contenzioso con Ungheria e Polonia che bloccano il Recovery, ma andrà avanti senza di loro se non ci sarà una via di uscita». Il veto polacco e ungherese blocca il Quadro finanziario 2021-2027 e le risorse proprie dell'Unione. «Con la presidenza tedesca dell'Ue, cerchiamo delle soluzioni pratiche – ha aggiunto Beaune – ma se ci sarà bisogno guarderemo in ultima istanza a come avanzare senza i Paesi che bloccano».

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Un bilancio ad hoc per i 19 dell’Eurozona esclude Polonia e Ungheria
L’idea, che nasce da una proposta francese, è quella di creare un bilancio ad hoc per i soli 19 paesi dell’Eurozona, escludendo Polonia e Ungheria che ancora non ne fanno parte. E' una proposta, questa, che viene rilanciata dal Movimento europeo e dal suo presidente, Virgilio Dastoli. «Questa vicenda grottesca – osserva Dastoli -è l'ennesima conferma che l'Unione europea non può continuare a lungo mantenendo il principio del voto all'unanimità che ne paralizza il funzionamento e la realizzazione dei suoi obiettivi». Secondo Dastoli la Commissione europea deve richiamare gli Stati membri e in particolare la Polonia e l'Ungheria al rispetto del principio – giuridicamente vincolante – della cooperazione leale definito nell'articolo 4 del Trattato sull'Unione europea sollevando con urgenza la questione del rispetto di tale principio davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione europea. «Parallelamente – osserva sempre Dastoli - dovrebbe essere riaperta la discussione sul progetto di un bilancio autonomo dell'Eurozona finanziato da titoli perpetui tali da costituire un primo embrione di azionariato europeo e dallo stesso tipo di imposte immaginate per le risorse proprie europee».

Prima verifica alla plenaria del Pe il 25 novembre
Le prossime settimane saranno comunque decisive per una soluzione della questione. Il 25 novembre in plenaria il Parlamento europeo voterà sul Quadro finanziario pluriennale sulla base di un accordo alla commissione Bilanci del Parlamento europeo presieduto dal belga Johan Van Overtveldt del partito Ecr (conservatori e riformisti) cui fa capo anche il partito polacco Pis (Diritto e Giustizia) del premier Morawiecki. L'8 dicembre saranno i ministri degli Esteri europei a pronunciarsi sulla questione che verrà poi esaminata dai leder europei nel vertice previsto per il 10 dicembre. In quella sede si troverà forse un'intesa. Una soluzione più soft potrebbe essere quella per cui la Commissione d'intesa con la presidenza tedesca chiarisca che il giudizio sul rispetto o meno dello “stato di diritto” è un giudizio solo giuridico e non ha nulla dell'arbitrarietà politica temuta da polacchi e ungheresi. Un chiarimento di questo tipo disinnescherebbe la mina del veto senza tanto clamore e senza strappi eccessivi. Ottimista il presidente dell'Europarlamento David Sassoli secondo il quale ci sono i tempi per superare il veto di Ungheria e Polonia.

Entro marzo le procedure italiane per utilizzare il Next Generation
Sul lato italiano il ministro per gli Affari europei, Vincenzo Amendola sta negoziando in maniera molto riservata con la Commissione il piano italiano per utilizzare il Next Generation. Nella manovra di bilancio si prevede comunque che per la raccolta e il monitoraggio dei dati vi siano due conti separati (con amministrazione automa e gestione fuori bilancio) per sussidi a fondo perduto e prestiti, una struttura ad hoc di “coordinamento, raccordo e sostegno” interna alla Ragioneria generale dello Stato e, entro la fine di giugno di ogni anno dal 2021, una relazione al Parlamento con i “prospetti sull'utilizzo delle risorse” e i “risultati raggiunti”. Entro marzo vanno definite dal Mef le «procedure amministrativo-contabili e le modalità di rendicontazione» delle spese e con Dpcm le modalità «di rilevazione dei dati di ogni singolo progetto” con particolare attenzione a tempi e spese». La Ragioneria metterà a disposizione un «apposito sistema informatico».

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