Le misure

Recovery, nella bozza stop a quota 100 da inizio 2022. C’è clausola per favorire occupazione di donne e giovani

Via libera al testo dal Consiglio dei ministri. Lunedì e martedì la presentazione ai due rami del Parlamento. Provvedimento da inviare a Bruxelles entro il 30 aprile

di Nicola Barone

Aggiornato il 25 aprile 2021, ore 10:31

Draghi: "Ristrutturare sanita'". Nel Recovery oltre 20 mld

7' di lettura

Sparisce nel Pnrr il riferimento al termine della cosiddetta quota 100 a fine anno. In ogni caso si chiude a fine 2021 con la fine della sperimentazione. Il governo conferma di non voler prorogare la forma di pensionamento anticipato introdotto nel 2019 sperimentalmente per tre anni che consente l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per chi vanta almeno 38 anni di contributi con un’età anagrafica minima di 62 anni.

Dopo una giornata di tensioni con i partiti per la mancata proroga dei finanziamenti del Superbonus al 2023, e dopo un negoziato condotto direttamente dal premier Mario Draghi con la Ue sulle riforme che dovranno essere implementate, il testo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (335 pagine) passato al vaglio del Consiglio dei ministri sabato 24 aprile sera solo in tarda serata. Sarà presentato in Parlamento lunedì (Camera) e martedì Senato).

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Fine quota 100

«In tema di pensioni, la fase transitoria di applicazione della cosiddetta Quota 100 terminerà a fine anno e sarà sostituita da misure mirate a categorie con mansioni logoranti» si leggeva nella bozza di Pnrr. Il riferimento è sparti onel testo passato all’esame del Consiglio dei ministri. «Quota 100 scade il 31 dicembre, ma non è una novità: lo prevede la legge. Su quello che sarà dopo, ancora non c’è una linea» ha spiegato a Repubblica Claudio Durigon, sottosegretario della Lega al ministero dell’Economia. Resta da capire in che modo si cercherà di attutire l'impatto dello “scalone” che si prospetta tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022. Sul tavolo ci sono diverse opzioni.

Il testo del Piano nazionale di ripresa e resilienza licenziato dal Consiglio di ministri

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Soluzione sul superbonus

Nella bozza del Pnrr la proroga del superbonus fino al 2023 vale solo per gli Iacp. Negli altri casi la misura si chiude nel 2022. «Per far fronte ai lunghi tempi di ammortamento delle ristrutturazioni degli edifici, per stimolare il settore edilizio, da anni in grave crisi, e per raggiungere gli obiettivi sfidanti di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni al 2030 - si legge nel testo - , si intende estendere la misura del Superbonus 110% recentemente introdotta (articolo 119 del Decreto Rilancio) dal 2021 al 2023 (al 30 giugno 2023 per gli interventi effettuati dagli Iacp, a condizione almeno il 60% dei lavori siano stati effettuati alla fine del 2022; al 31 dicembre 2022 per gli interventi effettuati dai condomini, a condizione che almeno il 60% dei lavori sia stato effettuato entro il 30 giugno precedente)».

Dopo le pressioni andate avanti per tutta lagiornata di sabato da parte di M5S, Forza Italia e Pd, in Consiglio dei minsitri il titolare dell’Economia Daniele Franco si è impegnato a valutare la proroga al 2023 a settembre con la manovra, quando il quadro sull’utilizzo dell’agevolazione sarà più chiaro e si capirà anche se serviranno davvero risorse in più. Impegno verbalizzato come richiesto dai Cinquestelle.

Clausola donne e giovani

Nel testo, su richiesta del Partito democratico, è stata inserita una clausola per l’occupazione di donne e giovani: nei bandi di gara ci saranno specifiche clausole dirette a “condizionare l'esecuzione dei progetti” alla loro assunzione.

La laurea varrà come esame di Stato

Trova spazio anche la «riforma delle lauree abilitanti» nel Recovery Plan stando all’aggiornamento in circolazione, prima della riunione dell’esecutivo in programma. «La riforma prevede la semplificazione delle procedure per l’abilitazione all’esercizio delle professioni rendendo l’esame di laurea coincidente con l’esame di Stato, con ciò semplificando e velocizzando l’accesso al mondo del lavoro da parte dei laureati».

Aumenta l’offerta di asili, potenziati gli istituti tecnici

In generale alla scuola e alla formazione delle nuove generazioni e alla ricerca universitaria saranno destinati quasi 32 miliardi, il 18% del totale per il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Si parte dagli asili con l’obiettivo di aumentare l’offerta di 228 mila posti, di cui «152 mila per i bambini 0-3 anni e circa 76 mila per la fascia 3-6 anni». E poi la «costruzione o la ristrutturazione degli spazi delle mense per un totale di circa mille» scuole per spingere il tempo pieno, altro sostegno alle famiglie. Gli investimenti sono contenuti nella “missione” alla componente «aumento dell’offerta di servizi», che ha a disposizione complessivamente 19,88 miliardi. Tra le voci anche la costruzione o l’adeguamento strutturale di «circa 900 edifici da destinare a palestre o strutture sportive», anche per contrastare la dispersione scolastica, altro fenomeno che riguarda soprattutto il Sud e peggiorato con la didattica a distanza (dad). Il costo stimato è di 700 milioni, con focus su «primo ciclo di istruzione e comunità locali». La durata del progetto è stimata in 5 anni (fino al 2026). Per l’istruzione si pensa a potenziare gli istituti tecnici, ma soprattutto a una Scuola di alta formazione per dirigenti, docenti e amministrativi, «obbligatoria», specifica la bozza, «che svolgerà funzioni di indirizzo e coordinamento dell’attività formativa per tutto il personale».

Sugli appalti disciplina più snella

L’ultima bozza spiega come saranno accelerate le procedure autorizzative delle opere pubbliche. Con un decreto legge da emanare entro maggio saranno rafforzate e prorogate le misure dell’ultimo Dl Semplificazioni; in parallelo si avvierà un percorso di riforma con legge delega. Saranno introdotti, tra le altre cose, «un termine massimo per l’aggiudicazione dei contratti» e una «semplificazione dei controlli della Corte dei conti sui contratti». In quest’ultimo caso, il Piano fa capire che il controllo è ridondante in quanto «si tratta di contratti relativi a progetti finanziati con risorse dell’Unione europea e sottoposti - quanto alla loro attuazione - a rigorosi controlli del Ministero dell’economia e delle finanze e della Commissione europea». Tra le misure del Dl Semplificazioni che saranno prorogate c’è quella sulla limitazione della responsabilità per danno erariale dovuto a inerzia o omissione del funzionario. La revisione del Codice degli appalti passerà attraverso un richiamo diretto alle misure contenute nelle direttive Ue, «integrandole esclusivamente nelle parti che non siano self executing e ordinandole in una nuova disciplina più snella rispetto a quella vigente, che riduca al massimo le regole che vanno oltre quelle richieste dalla normativa europea». L’esempio cui guardare è quello, tra gli altri, della Germania. Il Piano prevede anche l’obiettivo (non nuovo ma mai concretizzato), ridurre e accorpare le stazioni appaltanti.

Via ai cantieri in 6 mesi (invece di 11)

Per accelerare la realizzazione dei progetti previsti dal Recovery plan da realizzare entro 2026, «il Mims proporrà una modifica normativa, per anticipare la localizzazione dell’opera al momento del “Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica” (Pfte), anziché attendere la progettazione definitiva». Si legge nella bozza di Recovery Plan che sarà all’esame del Consiglio dei ministri nel capitolo che riguarda le misure di semplificazione per snellire i tempi per realizzare le infrastrutture. Il vincolo all’esproprio viene anticipato alla fase dei localizzazione dell’opera (in variante al Prg) mentre tutte le «ulteriori autorizzazioni» saranno ottenute «nelle successive fasi di progettazione, senza la convocazione della “Conferenza dei Servizi”, in deroga alla Legge n. 241/1990». Applicando queste misure eccezionali, secondo quanto indicato nella bozza di Recovery plan, «il tempo complessivo impiegato per l’iter di approvazione dei progetti sarebbe ridotto dagli attuali 11 mesi a 6 mesi».

Riforme processi civile e penale entro settembre

Entro settembre l’approvazione delle riforme dei processi civili e penali, mentre i relativi decreti attuativi arriveranno l’anno prossimo. Primi effetti, in termini di riduzione dei tempi dei giudizi, attesi nel 2024. È lo scenario disegnato dalla bozza del Pnrr , fondato sulla consapevolezza che la lentezza della giustizia, ancora eccessiva, sia uno dei principali ostacoli agli investimenti. Si punta anche sulla riforma della giustizia tributaria, entro il 2022, e su quella dell’ordinamento giudiziario e del Csm. Il tutto accompagnato da interventi sulla organizzazione della macchina giudiziaria, a partire dall’Ufficio del processo: un team di personale qualificato che aiuterà il giudice, pienamente operativo a partire dal gennaio 2022. In particolare nel processo civile via alle udienze superflue, meno casi in cui a decidere è un collegio di giudici, filtri per le impugnazioni e ricorso a udienze da remoto anche a fine emergenza. Si potenzieranno gli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e si rafforzerà la tutela del creditore.

Arriva un centro per le epidemie. Più cure a casa

Un centro di eccellenza per le epidemie sarà finanziato con 1 miliardo di euro, per consentire una risposta più efficace contro la minaccia legata a nuovi virus, ma anche il potenziamento della assistenza sanitaria territoriale e delle cure domiciliari, di pari passo con la digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale. Sono questi alcuni dei punti cardine del capitolo “missione 6: Salute” della bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che sarà all’esame dei ministri prevedendo per la sanità un investimento complessivo pari a 19,72 miliardi di euro. L’obiettivo di realizzare un centro ad hoc per le epidemie, è scritto nella bozza, è legato all’andamento delle epidemie nel XXI secolo che segnala la «necessità di un’attenzione particolare alla circolazione e diffusione dei virus, in particolare dovuti a fenomeni di spillover». Altro punto importante il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale, capitolo che verrà finanziato con 7 miliardi di euro. A tal fine, saranno istituite case della comunità come «perno delle prestazioni sul territorio» (con un investimento di 2 miliardi). Quelle diverranno lo strumento attraverso cui coordinare tutti i servizi offerti, in particolare ai malati cronici. Qui sarà presente il punto unico di accesso alle prestazioni sanitarie, una struttura fisica in cui opererà un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute e potrà ospitare anche assistenti sociali.

Dal fotovoltaico al biometano, sprint per le rinnovabili

Stanziati 6,74 miliardi per incrementare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili. Nella sezione dedicata alla Transizione ecologica, il piano prevede sostegni per l’installazione di 2 gigawatt di fotovoltaico su terreni agricoli (2,11 miliardi), di altri 2 gigawatt da comunità energetiche e autoconsumatori (comunità e singole famiglie che producono e consumano la loro energia) (2,20), di 200 megawatt da impianti offshore (eolici e a moto ondoso) (0,50) e di impianti per il biometano da 2,3-2,5 miliardi di metri cubi (1,92).

Ecotransizione, per l’idrogeno 2,99 miliardi

Il Pnrr, nella sezione da 57,5 miliardi dedicata alla transizione ecologica, destina 2,99 miliardi di euro per «promuovere la produzione, la distribuzione e gli usi finali del’idrogeno». Trecento milioni sono previsti per la produzione in aree industriali dismesse, con elettrolizzatori alimentati da fonti rinnovabili, in modo da produrre il gas dall’acqua senza emissioni di CO2. Due miliardi sono per l’utilizzo dell’idrogeno in settori industriali “hard to abate”, dove è l’unico strumento per abbattere le emissioni di gas serra (chimica, raffinerie, acciaierie, cementifici, vetrerie, cartiere). Altri 230 milioni sono per impiantare stazioni di ricarica per il trasporto stradale: sono previsti 40 punti, per creare “corridoi verdi” per i tir all’idrogeno. L’obiettivo è farli arrivare a un 5-7% del trasporto pesante. Trecento milioni sono stanziati per stazioni di ricarica per il trasporto ferroviario, in regioni dove ora sono diffusi i treni diesel (Lombardia, Sicilia, Puglia, Abruzzo). Le stazioni sorgerebbero vicino a centri di produzione e potrebbero servire anche i tir. Infine, 160 milioni sono per ricerca e sviluppo. Il Pnrr prevede anche una semplificazione amministrativa e riduzione degli ostacoli normativi alla diffusione dell’idrogeno, e incentivi fiscali per sostenerne la produzione e il consumo.

Rete veloce a 8mln famiglie e 9mila scuole

Internet veloce su tutto il territorio nazionale entro il 2026. L’obiettivo del Pnrr in materia di digitalizzazione è di portare connessioni a 1 Gbps a oltre 8 milioni di famiglie, 9 mila scuole, 12 mila ospedali e nelle 18 isole minori.

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