audizioni in parlamento

Recovery, Confindustria: ora avanti con la riforma delle politiche attive del lavoro

Per i sindacati è necessario un confronto rafforzato con le parti sociali sulle scelte degli investimenti

Bce preoccupata per lentezza su Recovery: "fare presto"

Per i sindacati è necessario un confronto rafforzato con le parti sociali sulle scelte degli investimenti


3' di lettura

È «apprezzabile l'intenzione del nuovo Governo di procedere a una riforma delle politiche attive del lavoro, che deve necessariamente coinvolgere le parti sociali». La dg di Confindustria, Francesca Mariotti, lo sottolinea come elemento di novità nella tornata di audizioni sul Recovery Fund di fronte alle commissioni riunite Bilancio e Politiche europee di Camera e Senato, con un intervento che più in generale ribadisce la posizione già espressa in Parlamento dall'associazione degli industriali (dalla mancanza del «livello di dettaglio» chiesto dall'Ue e di una visione strategica di politica industriale, agli indirizzi «frammentari e parziali» per la riforma del fisco).

Intanto le intenzioni sulle politiche attive di Mario Draghi rassicurano via dell'Astronomia che, con un riferimento in questo caso al piano di ripresa e resilienza, ribadisce di ritenere «insufficienti gli interventi su lavoro e politiche attive», e che una «riforma degli ammortizzatori è urgente e non procrastinabile». Ancora in relazione all'intervento programmatico del presidente del Consiglio, Confindustria ribadisce anche quanto sia «evidente nella bozza la lacuna riguardante la governance del piano, che il Governo Draghi intende incardinare presso il Mef»: gli industriali suggeriscono «di individuare, per ciascuna linea di intervento, un unico responsabile», e sottolineano ancora una volta che «un ruolo attivo nella governance andrà riconosciuto anche agli attori sociali».

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Cgil: serve confronto con le parti sociali

Sul Recovery Plan «abbiamo capito che ci sarà una governance centrale, condividiamo un assetto centrale, ovviamente deve essere salvaguardata la partecipazione», con un «confronto rafforzato» con le parti sociali sulle scelte degli investimenti; sulle riforme «crediamo debba trasformarsi in una fase pattiza per alcuni versi, perchè ci sono dei terreni che richiamano esplicitamente il ruolo delle parti sociali». Lo ha affermato la vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi, in audizione alle commissioni riunite Bilancio e Politiche dell'Ue del Senato, sulla proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza. Fracassi ha rimarcato la centralità del lavoro e della creazione di «nuova occupazione, a partire da giovani e donne e Mezzogiorno», della riforma degli ammortizzatori sociali, collegata a quella delle politiche attive, insieme alla riforma complessiva del fisco e della pubblica amministrazione e ad una strategia sulle politiche industriali e di riconversione green.

Cisl: concertazione e governance partecipata

«La concertazione e la governance partecipata sono, per la Cisl, due snodi essenziali considerata l'obiettiva complessità del Pnrr Italia che non può essere affrontata e derubricata attraverso un confronto generico sui principi ispiratori e sugli obiettivi». Così il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga. Questo richiede «l'apertura di un confronto permanente su ognuna delle sei missioni e su ciascuna delle tre priorità trasversali, come la stessa Europa puntualizza, che dovranno poi diventare oggetto costante di monitoraggio della governance partecipata anche dal sindacato confederale», ha proseguito, riferendosi al cronoprogramma e al rispetto degli obiettivi generali e intermedi attesi. Al centro l'attuazione delle riforme: fisco, Pubblica amministrazione, giustizia e lavoro, con il sostegno all'occupazione, in particolare femminile e giovanile, gli investimenti sulle politiche attive e il rafforzamento delle competenze.

Uil: recuperare tempo e non sprecare un solo euro

«Occorre recuperare il tempo perduto per la crisi di governo. Bisogna fare in fretta, il fattore tempo è determinante e non ci possiamo permettere di perdere nemmeno un solo euro. Condividiamo l'impostazione indicata dal presidente del Consiglio Draghi». È quanto affermato dalla segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese, durante l'audizione in Parlamento («un giudizio come sempre lo daremo sul merito»). Nel Piano «manca un cronoprogramma puntuale per l'attuazione e manca l'impatto sulla crescita e sull'occupazione» dei progetti. Sulle riforme, Veronese ha rimarcato la necessità della «partecipazione e del coinvolgimento attivo delle parti sociali. Le risorse del Recovery fund sono una grande opportunità per disegnare un Paese diverso».

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