AUDIZIONE ALLA CAMERA

Upb: con Recovery plan 2,5 punti Pil in più a fine piano ma troppa frammentazione mina la potenzialità

L’ufficio parlamentare di bilancio: strumenti straordinari per le procedure di spesa. Bankitalia: quasi 2 punti di Pil entro il 2024. Corte dei conti: sarà arduo rientrare da debito 160% Pil, serve intenso lavoro nelle prossime settimane, c’è il rischio che la spesa corrente superi il 30%

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5' di lettura

L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) in una audizione alla Commissione bilancio del Senato calcola l’effetto espansivo del programma Next generation Eu sull’economia italiana: un rialzo di circa 2,5 punti percentuali per il Pil al termine del periodo di programmazione, nel 2026. Ma avverte: troppa frammentazione mina la potenzialità del piano.

Bankitalia stima che il Piano di ripresa e resilienza possa portare a un aumento del Pil di quasi due punti entro il 2024.

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Il presidente della Corte dei conti Guido Carlino in occasione dell’audizione sulla proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza in commissione Bilancio della Camera sottolinea invece come «sarebbe sbagliato ritenere che la mancanza di un vincolo esterno (europeo) all'espansione del debito pubblico debba spingerci ad accrescerlo oltre i limiti fin qui prefigurati dai documenti programmatici». Secondo Carlino «rientrare dal 160% del Pil, od oltre, come oggi è giustificato prevedere, sarà compito arduo».

L’effetto espansivo di Next generation Eu

L’effetto espansivo del programma Next generation Eu sull’economia italiana, ha sottolineato l’Upb, dovrebbe essere «pressoché uniformemente distribuito», raggiungendo oltre un punto percentuale di Pil entro i primi tre anni (2021- 23) e un incremento ulteriore di simile entità nel successivo triennio. L’Upb ha spiegato che al termine del periodo di programmazione, nel 2026, l'utilizzo delle risorse innalzerebbe il Pil dell'Italia di circa 2,5 punti percentuali. Il moltiplicatore di bilancio medio sarebbe superiore all’unità.

Pericolo frammentazione negli interventi

Allo stesso tempo l’Upb riporta l’attenzione su un punto: «La frammentazione delle iniziative che emerge dal Piano nazionale di ripresa e resilienza appare eccessiva e rischia di diluire la potenzialità del Piano di incidere in modo strutturale sulla realtà del Paese, con una dispersione di risorse che potrebbe non consentire di realizzare gli obiettivi di policy dichiarati». Da qui l’indicazione: «Ragioni di efficacia richiederebbero verosimilmente di rinunciare a qualche linea di intervento e concentrare le risorse su un numero minore di priorità, per avere un impatto maggiormente visibile su quelle prescelte».

Strumenti straordinari per procedure spesa

I tempi ristretti per il completamento delle procedure di spesa del piano di ripresa e resilienza, secondo l’Upb, «spingerebbero a privilegiare l'adozione di strumenti straordinari, ma la velocità di attuazione non dovrebbe compromettere un’altra finalità importante del Piano, l'internalizzazione e valorizzazione di un nuovo modo di disegnare le politiche pubbliche, basata sulla identificazione delle priorità, la selezione dei progetti che meglio soddisfano quelle priorità, la misurazione e controllo dei risultati attesi».

Bankitalia: quasi 2 punti pil entro il 2024

Banca d’Italia stima che il Piano di ripresa e resilienza possa portare a un aumento del Pil di quasi due punti entro il 2024. Lo ha affermato Fabrizio Balassone nel corso di una audizione alla Commissione Bilancio del Senato sul Recovery. «La bozza di Piano ora in discussione - afferma - prevede il pieno utilizzo delle risorse di Next Generation EU, ma limita a circa 124 miliardi di euro quelle destinate a finanziare progetti aggiuntivi e ipotizza che oltre il 70 per cento di tali risorse sia destinato al finanziamento di investimenti pubblici e di altre spese in conto capitale». «Si può ora ragionevolmente ipotizzare che gli interventi sarebbero relativamente concentrati intorno alla metà del periodo di esecuzione del Piano. In questo scenario si può stimare che il livello del Pil possa aumentare fino a quasi 2 punti percentuali entro il biennio 2023-24, un valore sostanzialmente in linea con quanto indicato nella bozza del Piano sullo stesso arco temporale».

Corte dei conti: serve intenso lavoro nelle prossime settimane

Nell’audizione della Corte dei conti è stato invece sottolineato che «le prossime settimane richiederanno un intenso lavoro perché il Piano possa acquisire i richiesti elevati standard qualitativi e rendere chiari gli interventi sui quali ci si intendeimpegnare, per creare condizioni durature di uno sviluppo economico e sociale maggiore, più inclusivo e sostenibile».

Urgente un quadro di affidabilità e completezza

Secondo la Corte dei conti, «dallo sforzo finanziario posto in essere» con il Recovery plan «emerge in modo chiaro quanto sia necessario e urgente inquadrare la programmazione degli interventi in una cornice di affidabilità e trasparenza, oltre che di completezza e adeguato grado di dettaglio, non solo affinché le valutazioni da parte degli organismi europei possano svolgersi senza ostacoli, ma anche per garantire un'efficace gestione delle risorse in fase attuativa». Carlino ha segnalato che «il Piano trasmesso al Parlamento il 12 gennaio si propone di affrontare le grandi questioni collocate alla base delle criticità strutturali dell'economia e della società. Nel complesso, il Piano sconta un grado ancora prematuro di definizione dei progetti».

Manca tema concorrenza con riforme strutturali

«Non viene affrontato il tema della promozione della concorrenza sotto il profilo delle riforme strutturali, essenziali per la crescita, fatto salvo il riferimento generale aduna revisione della disciplina delle concessioni statali. Al riguardo - ha osservato Carlino - , occorre ricordare che le raccomandazioni del Consiglio europeo del 2019 richiedevano interventi normativi per rimuovere gli ostacoli all'accesso al mercato, in particolare nel commercio al dettaglio e servizi alle imprese». Il presidente della Corte dei conti ha sottolineato che per il settore produttivo, a fronte di uno stanziamento complessivo di 26,5 miliardi, non sono previsti «interventi innovativi, ma opera nella direzione di potenziare le misure già esistenti, rafforzandone la portata e le correlate dotazioni finanziarie ovvero prevedendo un'accelerazione dei tempi di realizzazione».

Puntare su politiche attive, finora inadeguate

La Corte dei Conti ha segnalato «l'inadeguatezza delle dimensioni degli interventi per politiche attive, non soltanto in termini assoluti, ma anche in rapporto a quanto speso per le politiche passive». E a questo proposito ha apprezzato «in materia di lavoro, che il Piano persegua obiettivi largamente condivisibili: ampliare le politiche attive; contrastare il crescente disallineamento tra domanda e offerta di competenze, anche attraverso processi di formazione professionale di qualità (Piano Nazionale delle Nuove Competenze); dare impulso all'apprendistato duale; stimolare l'autoimprenditorialità delle donne; favorire le soft skills dei giovani».

Rischio spesa corrente superi 30%

La crescita del potenziale produttivo del paese è la vera sfida del Piano nazionale di ripresa e resilienza, «la vera e più rilevante condizione di sostenibilità». Ma al momento, è l’indicazione della Corte dei conti, «non è dato comprendere quanta parte del previsto incremento di spesa avrà natura in conto capitale e quanta parte avrà invece natura corrente. L'impressione è che quest'ultima possa debordare da quella quota del 30% ipotizzata nelle valutazioni di impatto macroeconomico preliminarmente presentate nel documento». Anche per la spesa corrente, ha osservato Carlino, sarà cruciale la sua qualità; e talune sue componenti - quella per la ricerca e per un sistema scolastico e universitario di livello, per fare solo due esempi - possono essere portatrici di effetti benefici molto importanti e di lunga gittata. «Sarebbe stato opportuno - ha concluso il presidente della Corte dei conti - che già il documento avesse evidenziato, pur con inevitabili margini di approssimazione, i risvolti del PNRR sulle macrovoci del conto consolidato della PA, per ciascuno dei singoli anni del triennio 2021-23».

Rischi applicazione super-bonus, serve semplificare

«Sul super-bonus anche noi abbiamo registrato difficoltà di applicazione, che ci sono state riferite dalle amministrazioni: il rischio è che questo importante beneficio, che da una notevole accelerazione alla domanda interna, non dia i buoni frutti attesi. E' necessario intervenire per avere una maggiore semplicità nell’applicazione del beneficio, occorre che il prossimo governo se ne occupi». Lo ha detto il rappresentante della Corte dei conti, rispondendo alle domande dei parlamentari durante l’audizione sul Recovey plan.

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