Societa

Recovery: donne, zoom e trigonometria

di Cristina Sivieri Tagliabue

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(ANSA)


4' di lettura

Momento Empasse. La parità di genere resta urgente anche durante la crisi di governo. Nonostante l'interruzione politica la discussione sui progetti da avviare non si ferma, anzi. Questa settimana i tavoli per ragionare sul problema ingranano la quinta sotto la spinta propulsiva di Zoom, la piattaforma sulla quale si moltiplicano gli incontri e si manifestano i desideri: senza dedicare forse tempo a sufficienza per valutare le compatibilità di bilancio, si chiede un po' di tutto, in una sorta di bulimico assedio a politiche e politici che, educatamente, prendono appunti per integrare quanto già prodotto.
Ha preso nota Cecilia D'Elia, portavoce delle Conferenza delle donne democratiche, nello Zoom del 25 gennaio organizzato dal Partito Democratico. Ha tessuto le fila di un programma radicale e femminista Maura Cossutta nello Zoom del 26 gennaio della Casa Internazionale delle Donne. E introdurrà - dopo aver dato vita ad un Libro Bianco di proposte Valeria Manieri - lo Zoom di Halfofit, Donne per la Salvezza, appuntamento top di domenica 31 gennaio.
Aperto a tutti - su Corriere e Repubblica online - vedrà la presenza, tra gli altri, del Commissario europeo per gli affari economici Paolo Gentiloni e del Presidente del Parlamento europeo David Sassoli.
A leggere tutta la documentazione prodotta sin d'ora dalle associazioni, ed ascoltare intervento dopo intervento, la lista della spesa del Recovery Fund diventa davvero molto lunga, e piena di desiderata tanto che, a voler assecondarli tutti, il “bottino” dei 206 miliardi di Euro non basterebbe.
Gli investimenti non ci coprono, hanno esclamato le manifestanti del Giusto Mezzo lo scorso sabato in tante piazze italiane. Ma quanto, esattamente, occorrerebbe spendere per accogliere tutte le richieste delle associazioni e delle esperte di genere? I conti ancora, nessuna li ha fatti esattamente.
Quel che è certo è che servono più fondi, per la società della cura, le infrastrutture sociali, che con i 3,6 miliardi ad oggi stanziati non si coprirebbe la necessità di asili nido su tutto il territorio italiano, e un'altra richiesta sacrosanta sarebbe ottenere il tempo pieno delle scuole in tutto il terrotorio italiano, che oggi il Sud ne è carente. La parità salariale, il tema del lavoro e delle imprese. Nel manifesto di Half Of it si trova tantissimo, impossibile elencare tutto: sanità e assistenza di prossimità territoriali per anziani, disabili e non autosufficienti, con una cifra aggiuntiva di almeno 4 miliardi di euro, che non venga distratta da quella della sanita' gia' prevista.
La creazione delle infrastrutture di cura e' da realizzarsi entro 5 anni, un forte investimento nei territori su consultori e centri antiviolenza; un cashback sui servizi di cura e assistenza immediato e transitorio per le famiglie italiane. Una straordinaria campagna di assunzioni nei servizi pubblici, grande possibilità occupazionale per donne e giovani, occasione per rinnovo delle competenze, nel settore scolastico, dell'assistenza, sanitario, della ricerca, della cultura; i bandi di assunzione assicurino al personale formazione specifica alla digitalizzazione e alla tecnologia, per superare eventuali gap iniziali. Un rafforzamento significativo della presenza femminile lì dove e' più carente e un forte sostegno all'imprenditorialità femminile, con affiancamento e formazione delle titolari delle nuove imprese femminili nei primi tre anni di attività. Una valutazione per una riduzione consistente dei contributi previdenziali per lavoratrici autonome (autonome totali e parziali), che sia compatibile con le esigenze di spesa pubblica e deficit. Il riconoscimento del diritto alla maternità e alla malattia per tutte le categorie professionali autonome, ordinistiche e non. L'attivazione di politiche di condivisione del lavoro di cura e della genitorialità, attraverso interventi globali, prolungando il congedo di paternita' e ponendo a carico dell'INPS l'anticipo dell' indennità obbligatoria di maternità, risolvendo cosi' il problema di liquidità delle piccole e medie imprese italiane, ponendo inoltre il 100% di indennità obbligatoria di maternità a carico della fiscalità generale.
Le idee sono tantissime e tutte sottoscrivibili. Forse troppe. Ad un certo punto bisognerà razionalizzare anche perché servono più fondi per il lavoro, il grande assente dal dibattito Zoom, finora. E a torto. Così come sono assenti le partite Iva e le nuove imprese visto che il 28% dei neolaureati ormai pensa che sia meglio crearsi un lavoro in proprio (dati Rapporto Confprofessioni presentato lo scorso 26 gennaio).
Al di là dei costi, però, c'è un punto di partenza irrinunciabile a parer di tutte, senza il quale, onestamente, di parità non si può proprio parlare.
Non un centro di costo, per capirci, ma di potere, quello sì. Cambiare la governance del Paese: come auspicato dal movimento Dateci Voce, da Fondazione Brodolini, Aidda, Valore D e Inclusione Donna, che immaginano una composizione paritaria all'interno dell'organismo - o del tavolo - che definirà la distribuzione dei fondi del Recovery in questi 2 mesi che ci separano dalla consegna definitiva del Piano.
Ma magari pari presenze femminili anche altrove.
Per esempio, sarebbe troppo pensare a una donna come leader del recovery vero? E Presidente del Consiglio? Difficile anche immaginarlo. Però, tra le pieghe dei desideri espressi si fa avanti - al fine di misurare l'efficacia delle iniziative che verranno realizzate - l'idea di un soggetto istituzionale che valuti l'impatto di genere, o di un un organismo super partes che difenda promuova e garantisca il genere femminile, e abbia capacità sanzionatoria.
Infine, non sarebbe folle - interveniva Linda Laura Sabbadini allo Zoom organizzato da Cecilia D'Elia - rafforzare il ministero delle Pari Opportunità, oggi luogo senza portafoglio, e incentivarlo ad un saldo di qualità. E non mischiarlo più con il tema “famiglia”. Ancora una volta. Metterci il gettone, sulla questione di genere. Anche sul ministero finora più povero che c'è.

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