Pnrr

Recovery, ecco le prossime tappe. Prima tranche di fondi in arrivo a luglio

Secondo il commissario europeo al Bilancio Johannes Hahn è realistico che il 13% dell’ammontare dei fondi arrivi agli Stati «in luglio» e gli altri in una seconda tranche «a settembre»

di Andrea Carli

Recovery plan, le tappe dalla presentazione al termine di utilizzo dei fondi

4' di lettura

Dopo una non facile trattativa con Bruxelles sul testo, dopo il via libera del parlamento a larga maggioranza al Piano nazionale di ripresa e resilienza da 248 miliardi di euro, e dopo l’invio atteso per le prossime ore del documento a Bruxelles, in anticipo rispetto alla scadenza di fine mese - il consiglio dei ministri che farà scattare il semaforo verde in via definitiva si riunisce nel pomeriggio di giovedì 29 aprile -, la domanda che si fa strada è: quando arriverà la prima fetta di quella torta che sono gli aiuti europei destinati a rimettere in carreggiata un paese travolto da più di un anno di lotta con il coronavirus?

«Ferma restando la presentazione dei Pnrr entro il 30 aprile - si legge in una nota del Servizio Studi del Senato sulle prossime tappe del Pnrr - , l’utilizzo per intero dei termini massimi previsti dal regolamento europeo comporterebbe l’erogazione del prefinanziamento del 13% non prima della fine di settembre 2021». Ma il premier Mario Draghi, intervenuto in parlamento per la presentazione del Recovery plan italiano, ha delineato tempi più stretti, spiegando che «la finestra si chiuderà nell’estate: se si consegna il piano subito si avrà accesso alla prima provvista sennò si andrà più avanti». Molto dipenderà e dalla celerità e dalla prontezza di risposta delle istituzioni dell’Unione.

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Perno della strategia Ue per la ripresa dopo la pandemia

Il dispositivo per la ripresa e la resilienza (Rrf, ovvero “Recovery and Resilience Facility”) è il perno della strategia di ripresa post-pandemica dell’Unione europea, finanziata tramite il “Next Generation EU”, a integrazione del Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea 2021-2027.

Draghi: se Pnrr a Ue il 10/5 avremmo ricevuto soldi dopo

Intervenuto prima alla Camera e poi al Senato per illustrare i contenuti del Recovery plan italiano, Draghi ha riconosciuto che il Parlamento ha avuto a disposizione tempi stretti per esaminare il documento, ma allo stesso tempo ha ricordato che la data del 30 aprile per inviare il piano a Bruxelles «è una data per avere subito i soldi». Il premier ha ricordato che «la Commissione andrà sui mercati per finanziare questo fondo a maggio-giugno, poi la finestra si chiuderà nell’estate». Di qui l’esigenza di accelerare: «Se si consegna il piano subito si avrà accesso alla prima provvista, sennò si andrà più avanti», e l’anticipo del 13% potrebbe slittare a «dopo l’estate».

Hahn: a luglio 13% Recovery a chi arriva prima

Allo stato attuale un’indicazione sui tempi di erogazione dei primi fondi da parte dell’Europa è giunta dal commissario europeo al Bilancio, Johannes Hahn. «È molto realistico» prevedere che gli Stati membri che si vedranno approvare per primi i piani nazionali di ripresa e resilienza potranno ricevere «il pre-finanziamento del Next Generation Eu, pari al 13% dell’ammontare» allocato agli Stati, «in luglio» e gli altri in una seconda tranche «a settembre», ha spiegato. La logica per erogare i fondi, ha aggiunto Hahn, è quella del «chi prima arriva, prima è servito». Il 13% del pre-finanziamento ammonta «a circa 45 miliardi».

Per ogni piano una proposta da presentare al Consiglio Ue

I Paesi sono chiamati a presentare i piani entro aprile (il primo paese a farlo è stato il Portogallo, presidente di turno della Ue) e toccherà poi a Commissione e Consiglio Ue valutarli. Ma il lavoro di Bruxelles è tutt’altro che semplice: si tratta, come ha chiarito la stessa presidente Ursula von der Leyen, di tradurre in atti legali l’elenco di investimenti e riforme steso dai governi. Per ogni piano, bisognerà realizzare una proposta da presentare al Consiglio dell’Unione europea per l’approvazione, che conterrà la scaletta degli interventi, con le tappe che ogni Paese dovrà raggiungere per vedersi sbloccare i fondi.

Entro il 31 luglio il via libera del Consiglio Ue

Il via libera al Pnrr da parte del Consiglio dell’Unione europea, sulla base della proposta della Commissione, è atteso entro quattro settimane dall’adozione della proposta della Commissione, quindi entro il 31 luglio. Una volta che la decisione di esecuzione del Consiglio è stata adottata, la Commissione conclude con lo Stato membro interessato un accordo che costituisce un impegno giuridico specifico.

Entro il 30 settembre: pagamento del prefinanziamento

Entro due mesi dall’adozione di questo impegno la Commissione effettua il pagamento del prefinanziamento, di importo fino al 13% del contributo.

Due volte all’anno la domanda di pagamento

Una volta avviati i progetti e gli investimenti finanziati dal dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza, spiega ancora la nota dell’ufficio studi di Palazzo Madama, il regolamento prevede che gli Stati membri possano presentare due volte l’anno alla Commissione una richiesta di pagamento del contributo finanziario «debitamente motivata». La richiesta comporta l’avvenuto raggiungimento di traguardi e obiettivi concordati e indicati nel Pnrr approvato. La Commissione valuta in via preliminare se questi siano stati effettivamente conseguiti «in maniera soddisfacente». Questa valutazione deve avere luogo «senza indebito ritardo e al più tardi entro due mesi dal ricevimento della richiesta». Se l’esito è positivo, la Commissione trasmette le proprie conclusioni al Comitato economico e finanziario, organo consultivo composto da alti funzionari di amministrazioni e banche centrali nazionali e adotta «senza indebito ritardo» una decisione che autorizza l’erogazione dei fondi.

Fondi a rischio se gli obiettivi concordati non sono stati raggiunti

Se la verifica della Commissione si conclude con un esito negativo, invece, il pagamento (totale o parziale) viene sospeso per riprendere solo dopo che lo Stato membro interessato abbia adottato le «misure necessarie per garantire un conseguimento soddisfacente dei traguardi e degli obiettivi». In caso di inazione, entro sei mesi la Commissione potrebbe disporre la riduzione proporzionale dell’ammontare del contributo finanziario. Se non vi fossero progressi concreti, dopo 18 mesi è prevista la possibilità di risolvere il contratto e disimpegnare l’importo del contributo finanziario. Addio fondi Ue. E gli eventuali prefinanziamenti sarebbero integralmente recuperati.

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