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Recovery Food, l’agroalimentare riparte da digitale, filiera e stop al Nutriscore

L’agricoltura al centro del rilancio negli interventi dei ministri della Salute Speranza, delle Politiche agricole Patuanelli, della Transizione ecologica Cingolani, della Pubblica amministrazione Brunetta e dello Sviluppo economico Giorgetti.

di Giorgio dell'Orefice

Commercio, vendite ancora in calo: tiene solo l'alimentare

3' di lettura

Fermo “no” al Nutriscore in Europa, ma anche etichettatura d'origine e soprattutto le grandi chance che possono venire con il Recovery Plan, dall'accelerazione sulla digitalizzazione e Agricoltura 4.0 fino all'autosufficienza sulle materie prime agroalimentari e agli investimenti previsti per rafforzare le strutture irrigue. Sono queste le priorità per la ripartenza del settore agroalimentare così come emerse dal summit “Recovery Food: l'Italia riparte dal cibo” organizzato oggi dalla Coldiretti e al quale hanno preso parte il ministro della Salute Speranza, quello delle Politiche agricole, Patuanelli, della Transizione ecologica, Cingolani, della Pubblica amministrazione, Brunetta, e dello Sviluppo economico, Giorgetti.

Il settore nel corso dei mesi della pandemia ha continuato a funzionare assicurando le forniture alimentari ai cittadini, ma non per questo non è stato toccato dalla crisi. Anzi, in particolare le piccole e medie imprese agroalimentari sono state tra le più toccate dalla prolungata chiusura di bar, ristoranti e agriturismi.

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«Secondo i nostri calcoli – ha spiegato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – in questo anno di pandemia sono rimasti invenduti circa 1,1 milioni di tonnellate di cibo italiano, tra questi 220 milioni di bottiglie di vino, 330mila tonnellate di carne bovina, 270mila di pesce e frutti di mare. Una conta dei danni ai quali vanno aggiunti 1,7 miliardi di euro di mancati guadagni a causa della sola zona rossa proclamata per le festività pasquali. È nostro dovere riflettere su quali iniziative e direttrici intraprendere per far ripartire il settore».

La transizione smart ed ecologica

La principale leva di sviluppo è il Recovery Plan che prevede diversi capitoli di spesa che possono avere importanti ricadute sul settore agroalimentare. A parlarne in maniera diffusa il ministro per la Transizione ecologica, Stefano Cingolani. «Nell’agrifood siamo i primi della classe – ha detto Cingolani – ma non per questo dobbiamo sederci sugli allori. Il Recovery può essere un acceleratore anche per i primi della classe per rafforzare il gap competitivo con i concorrenti. Per farlo però occorre rendere più autonome e decarbonizzate le nostre filiere, sostituire i tetti delle stalle con i pannelli fotovoltaici e costruire invasi per superare le emergenze idriche. Senza dimenticare la Smart Agriculture che consentirà di mettere in comunicazione il trattore con il sistema di irrigazione, con il magazzino e con la centralina per le previsioni meteo in modo da rendere l'agricoltura più efficiente e ridurre l'erosione dei suoli».

La minaccia Nutriscore

Ma il futuro dell'agricoltura non è fatto solo di opportunità ma anche di minacce, prima tra tutte il Nutriscore, ovvero il sistema di etichettatura nutrizionale proposto dai francesi e che rischia di mettere fuori gioco molti prodotti di qualità italiani chiave della Dieta mediterranea come l'olio d'oliva
«Ci opporremo al Nutriscore in maniera forte – ha detto il ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli –. Non siamo solo pronti a battere i pugni sul tavolo ma persino a ribaltarlo. Nei mesi scorsi ho avuto problemi di salute in particolare con la pressione e con il colesterolo. Difficoltà che ho superato perdendo 25 chili. Un risultato che ho raggiunto grazie alla Dieta mediterranea non certo grazie ai bollini rossi o verdi dell'etichettatura a semaforo. Un meccanismo che non punta a informare ma a condizionare il consumatore e per questo ci opporremo con tutte le forze. In questi mesi vedo che gli atteggiamenti stanno cambiando anche in Europa e sono fiducioso che la nostra battaglia possa portare risultati positivi».

Burocrazia ed etichetta d’origine

Altro tema chiave soprattutto in vista del processo di digitalizzazione è quello della lotta alla burocrazia. «Non esiste solo la cattiva burocrazia ma anche la buona – ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta – esistono anche medici, infermieri, insegnanti e forze dell'ordine che lavorano al servizio di imprese e famiglie. Voglio premiare questi e portare avanti una robusta semplificazione perché senza di questa sarà difficile se non impossibile anche la digitalizzazione».

Infine, un altro argomento che da sempre è un cavallo di battaglia della Coldiretti: l'etichettatura di origine. A parlarne il ministro per lo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti: «Sull'etichettatura d'origine porteremo in Europa le prerogative del sistema Italia. Comprendo la linea del mondo agricolo come quella dell'industria alimentare che non utilizza solo materie prime made in Italy. Il nostro obiettivo deve essere quello di difendere in Europa il principio dell'etichettatura d'origine individuando al contempo soluzioni accettabili per l'intero sistema Italia che è il nostro punto di forza»


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