ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe politiche per la ripresa

Recovery fund, come i Paesi Ue si coordinano con Bruxelles

La Francia si è già mossa con il piano «France Relance». La Spagna prepara una bozza, gli altri stati procedono a rilento. Intanto s’insedia la commissione di supporto

di Giuseppe Chiellino

Recovery fund: ecco il piano del Governo

La Francia si è già mossa con il piano «France Relance». La Spagna prepara una bozza, gli altri stati procedono a rilento. Intanto s’insedia la commissione di supporto


3' di lettura

Con la presentazione, due giorni fa, delle linee guida per la definizione dei piani nazionali di utilizzo del Recovery fund, si sta mettendo in moto la macchina europea per la spesa di oltre 672 miliardi di euro nei prossimi sei anni. Il 16 agosto (che era domenica) si è insediata la Recovery and resilience task force, un’articolazione del Segretariato generale della Commissione europea composta da due direzioni e sei unità. La nuova task force ha il compito di supportare gli Stati membri nell’elaborazione dei rispettivi piani per la ripresa che attingeranno ai fondi europei.
Sarà il primo interlocutore dei governi nel confronto sulle misure da adottare in ciascun Paese, in modo che siano rispettate sia le linee guida e i regolamenti, sia gli obiettivi della transizione verde e digitale. Non solo, compito della task force sarà anche quello di monitorare l’attuazione del sostegno finanziario e dovrà assicurare il coordinamento con la governance macroeconomica (il cosiddetto Semestre europeo). Non a caso, il primo criterio con cui saranno valutati i piani nazionali è la coerenza con le raccomandazioni specifiche che Bruxelles ha rivolto a ogni Paese negli ultimi due anni.

Guida francese

Responsabile ad interim è stata nominata la francese Céline Guer, numero due del Segretariato generale. Formalmente la selezione per la nomina definitiva è in corso, ma molti a Bruxelles ritengono che sarà lei a guidare stabilmente la nuova struttura, con l’aiuto dei due direttori già nominati, Eric Von Breska, che viene dalla Dg Regio e quindi esperto nella gestione dei fondi strutturali, e Maria Teresa Fabregas, con esperienza sia in materia fiscale che di mercati finanziari. Mancano ancora alcune figure, tra cui il responsabile dell’unità che seguirà l’Italia (insieme a Finlandia, Svezia e Danimarca) e quello del gruppo in cui c’è la Germania, con Austria, Portogallo e Malta. La task force lavorerà in stretto contatto con la Dg Ecfin, che fa capo al commissario Paolo Gentiloni, ma risponderà direttamente alla presidente Ursula von der Leyen che, attraverso uno steering board, darà l’indirizzo politico per assicurare «l’attuazione coerente ed efficace» del Recovery fund.

Controllo reciproco senza veti

Il lavoro, comunque, è appena agli inizi. I piani nazionali potranno essere presentati non prima del primo gennaio 2021, quando - se non ci saranno intoppi nell’iter di approvazione - dovrebbe entrare in vigore il regolamento sul Recovery fund. Ci saranno comunque quattro mesi di tempo, fino al 30 aprile. Con un po’ di ottimismo la Commissione ritiene che i primi trasferimenti di risorse agli Stati membri possano arrivare entro giugno 2021, con l’anticipo del 10% dei finanziamenti e comunque dopo l’approvazione dei rispettivi piani nazionali. Questi saranno approvati dalla Commissione in comitology examination procedure, una modalità che, in parole semplici, consente a tutti gli Stati membri di esprimere la propria posizione ma in cui si decide a maggioranza qualificata: un controllo reciproco senza diritto di veto. L’unico Paese ad aver già presentato qualcosa di ufficiale è la Francia, che ha messo a punto un piano da 100 miliardi di euro, «France Relance».

Il piano «France Relance»

Presentato nei primi giorni di settembre, sembra coerente con le decisioni comuni prese a Bruxelles: un terzo delle risorse andrà agli investimenti verdi, compresa l’energia dall’idrogeno. Ma l’esame vero e proprio si farà più avanti. Qualche altro Paese ha preso contatti con i funzionari europei per indirizzare la discussione a livello nazionale e tarare misure e proposte. Tra questi c’è la Spagna che sembra determinata a presentare un testo a metà ottobre, seguendo il suggerimento della Commissione europea. È probabile che non si tratti di un testo formale ma di una bozza, una base di discussione su cui avviare il confronto con gli uffici Ue, in modo da arrivare al testo finale con la ragionevole certezza di non vederselo respinto. Anche il governo italiano sembra intenzionato a presentare un primo documento dopo il 15 ottobre.

La struttura interna

Molti altri Paesi non hanno ancora mosso un dito, o quasi. Con la pubblicazione delle linee guida dell’altro ieri ci sarà un’accelerazione. «Ma in diversi Stati membri il problema principale - teme un funzionario europeo - sarà mettere in piedi una struttura interna che gestisca il piano, dotata di personale e competenze adeguate e con la necessaria copertura politica». È un campanello d’allarme che suona in molte capitali, Roma compresa.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti