Dopo il bonifico da 24.9 miliardi

Recovery fund, due volte l’anno lo Stato può chiedere una nuova tranche. Le regole

In base al regolamento Ue i 27 possono presentare due volte l’anno alla Commissione europea una richiesta di pagamento del contributo finanziario. La presentazione della richiesta presuppone il fatto che siano stati raggiunti i traguardi e gli obiettivi concordati e indicati nel Pnrr

di Andrea Carli

Recovery fund: arrivato il primo bonifico per l'Italia da 24,9 miliardi

3' di lettura

La Commissione europea ha versato 24,9 miliardi all’Italia, come anticipo del 13% sui 191,5 miliardi dell’ammontare totale del Recovery fund per il Paese, fino al 2026. I 24,9 miliardi sono composti per 8,957 miliardi da aiuti a fondo perduto (pari al 13% dei 68,9 miliardi di sovvenzioni previste) e 15,937 miliardi di prestiti (il 13% di 122,6 miliardi).
I pagamenti del rimanente 87% affluiranno in base al completamento dei target fissati.

Bonifico giunto prima del termine ultimo

Il bonifico è giunto prima del termine ultimo. L’articolo 13 del regolamento Ue 2021/241 del Parlamento e del Consiglio del 12 febbraio scorso, che disciplina il Recovery and Resilience Facility, prevede infatti che entro due mesi dalla sottoscrizione dell’accordo la Commissione procede al pagamento del prefinanziamento, di importo fino al 13% del contributo. Ora, la sottoscrizione dell’accordo risale al 13 luglio scorso, quando il Pnrr. ovvero il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha ottenuto il via libera dell’Ecofin.

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Ma cosa prevedono le regole? Qual è la procedura? Una volta trasferito il primo bonifico al Governo, quali saranno le prossime tappe del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza? Alcune indicazioni sono fornite da una nota su atti dell’Unione europea elaborata dal Servizio studi del Senato (n.78/2).

Due volte l’anno lo Stato può chiedere alla Commissione una nuova tranche

In base a quanto dispone il regolamento Ue 2021/241 (articolo 24), una volta avviati i progetti e gli investimenti finanziati dall’Rrf, gli Stati membri - e quindi anche l’Italia - possono presentare due volte l’anno alla Commissione europea una richiesta di pagamento del contributo finanziario. Questa richiesta deve essere «debitamente motivata». La presentazione della richiesta, e questo è un elemento da prendere in considerazione, presuppone il fatto che siano stati raggiunti i traguardi e gli obiettivi concordati e indicati nel Pnrr. È probabile che la richiesta della nuova tranche dei fondi del Next Generation Eu sarà avanzata dal governo italiano in autunno.

Entro due mesi la Commissione valuta se gli obiettivi del Pnrr sono stati raggiunti

Alla Commissione spetta il compito di valutare in via preliminare se questi sono stati effettivamente conseguiti «in maniera soddisfacente». Questa valutazione deve avere luogo «senza indebito ritardo e al più tardi entro due mesi dal ricevimento della richiesta».

Cosa accade se la valutazione dà esito positivo

Prima ipotesi. La valutazione della Commissione ha esito positivo. La Commissione trasmette le proprie conclusioni al Comitato economico e finanziario, organo consultivo composto da alti funzionari di amministrazioni e banche centrali nazionali e adotta «senza indebito ritardo» una decisione che autorizza l’erogazione dei fondi.

Contributi e prefinanziamento a rischio se il giudizio della Commissione è negativo

Se invece la Commissione giunge alla conclusione che le riforme che il paese avrebbe dovuto fare non sono state compiute, e la valutazione ha esito negativo, il pagamento (totale o parziale) viene sospeso per riprendere solo dopo che lo Stato membro interessato ha adottato le «misure necessarie per garantire un conseguimento soddisfacente dei traguardi e degli obiettivi» . Se lo Stato, nonostante l’avvertimento della Commissione, non si muove, entro sei mesi la Commissione potrebbe disporre la riduzione proporzionale dell’ammontare del contributo finanziario. Se non vi fossero progressi concreti, dopo 18 mesi è prevista la possibilità di risolvere il contratto e disimpegnare l’importo del contributo finanziario). Non solo: eventuali prefinanziamenti sarebbero integralmente recuperati. È comunque assicurata agli Stati membri interessati la possibilità di presentare osservazioni.

La procedura del “freno d’emergenza”

È inoltre previsto che «in presenza di circostanze eccezionali l’adozione della decisione che autorizza l’erogazione del contributo finanziario (...) può essere rinviata fino a tre mesi». Il regolamento fa qui riferimento alla cosiddetta “procedura del freno d’emergenza”, concordata in sede di Consiglio europeo del 17-21 luglio 2020 ma non codificata all’interno del regolamento: qualora uno o più Stati membri ritengano che vi siano stati seri scostamenti dall’adempimento soddisfacente di traguardi e obiettivi, potrebbe richiedere di deferire la questione al successivo Consiglio europeo. Nessuna decisione potrà essere assunta finché il Consiglio europeo o l’Ecofin, da esso delegato, non abbiano discusso la questione «in maniera esaustiva». Per questa procedura si prevede, “di regola”, una durata non superiore a tre mesi.

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