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Recovery fund e semestre Ue: i cinque punti deboli nella governance

Bisogna chiedersi se la necessità di trovare nuove soluzioni per l’emergenza e per la ripresa economica di più lungo periodo, oltre la crisi del Covid-19, non richieda anche innovazioni anche radicali nel semestre europeo

di Antonio Pollio Salimbeni

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(REUTERS)

Bisogna chiedersi se la necessità di trovare nuove soluzioni per l’emergenza e per la ripresa economica di più lungo periodo, oltre la crisi del Covid-19, non richieda anche innovazioni anche radicali nel semestre europeo


2' di lettura

La dipendenza dei piani nazionali di investimento e riforme dal rispetto e dall’attuazione delle raccomandazioni di politica economica e di bilancio che ogni anno l’Unione stabilisce per ogni Paese è una doppia garanzia: da un lato assicura che le risorse comuni raccolte sul mercato (750 miliardi) siano spese per i fini comunemente definiti; dall’altro lato contribuisce a rendere resilienti le economie, in grado cioè di finanziare le leve di un nuovo modello di crescita (verde e digitale) con nuove priorità (quelle produttive e competitive più o meno sullo stesso piano di quelle sociali/sanitarie, la vera novità politica rispetto alla gestione delle crisi passate). Tuttavia, è legittimo chiedersi se la necessità di trovare nuove soluzioni per l’emergenza e per la ripresa economica di più lungo periodo, oltre la crisi del Covid-19, non richieda anche innovazioni anche radicali nel “semestre” europeo: si tratta del quadro di coordinamento e di monitoraggio delle politiche economiche e di bilancio svolto dalla Commissione nel confronto con gli Stati, il cui perno è costituito dalla raccomandazioni che la Ue rivolge a ogni Paese.

I punti di forza e di debolezza del piani anticrisi

Uno studio pubblicato dal Parlamento europeo (“What role for the European Semester in the Recovery Plan?”, Manuela Moschella) indica utilmente i punti di forza e i punti di debolezza del modo in cui è stato stabilito come le scelte anticrisi dei governi, appunto i piani nazionali sulla base dei quali la Ue verserà sovvenzioni ed effettuerà prestiti anticrisi agli Stati, si collegano al cosiddetto “semestre europeo”. Si tratta del calendario politico-tecnico entro il quale si dipana il coordinamento delle scelte economiche fondamentali degli Stati. Un punto debole, per esempio, è il fatto che, indica l’analisi pubblicata dal Parlamento Ue, “gli orientamenti politici nell'ambito del semestre sono più rilevanti per la formulazione dei piani di investimento e riforma e meno per la fase successiva della loro attuazione, in particolare per sostenere e orientare gli sforzi di attuazione degli Stati membri”.

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Gli obblighi di rendicontazione

Inoltre, la frequenza degli obblighi di rendicontazione degli Stati membri non è chiaramente incorporata nel ciclo del «semestre»; non ci sono incentivi alla partecipazione delle parti nazionali interessate alla progettazione e all'attuazione dei piani; gli effetti dell’attuazione delle riforme strutturali finanziate dal Recovery Fund «non sono adeguatamente prese in considerazione nelle indicazioni di politica fiscale nell'ambito del semestre europeo» e queste non evidenziano in misura sufficiente le priorità. Infine, il ruolo del Parlamento europeo nel promuovere la trasparenza e la responsabilità del Recovery Fund non è sufficientemente in linea con il suo ruolo nel semestre europeo.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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