ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLE STRATEGIE DEL TESORO

Recovery Fund, ecco come si abbasserà il peso di BTp e interessi

La versione finale dell’intesa permette di far rientrare sotto il cappello comunitario le spese avviate da febbraio purché in linea con i programmi Ue

di Gianni Trovati

Recovery Fund, Conte: "Con l'accordo, l'Ue e' stata all'altezza della sua storia"

La versione finale dell’intesa permette di far rientrare sotto il cappello comunitario le spese avviate da febbraio purché in linea con i programmi Ue


3' di lettura

Numeri puntuali e tempistica degli effetti sul debito impegneranno analisti e calcolatrici per settimane. Ma è chiaro che i termini dell’accordo raggiunto a Bruxelles arrivano come una nuova secchiata d’acqua, dopo quella piovuta da Francoforte, per far calare la temperatura intorno ai nostri titoli di Stato. Non è la minidiscesa vissuta il 21 luglio dai rendimenti del Btp decennale a misurare i termini della questione. «I mercati scommettevano da tempo su un buon esito dell’accordo europeo - ragiona il Dg del Debito pubblico Davide Iacovoni - quindi la reazione è stata positiva ma una parte di buona performance del debito italiano era già iniziata nelle scorse settimane». E, soprattutto, «è ragionevole ipotizzare che questa buona impostazione del mercato continuerà».

Strategia da tempi eccezionali

Naturalmente la partita del maxidebito italiano rimane delicata, e l’intesa di Bruxelles non ferma la strategia da tempi eccezionali messa in campo dal Tesoro per gestirla. Giusto oggi 22 luglio il Mef collocherà Btp per due miliardi con un’emissione Tap riservata agli specialisti in Titoli di Stato. Il mix finale che è riuscito a raccogliere l’adesione di tutti i capi di Stato e di Governo riuniti al consiglio europeo, poi, ha fatto salire nel Recovery and Resilience Fund la quota di prestiti, che per un Paese con un debito in salita verso l’area del 160% del Pil non sono esattamente lo strumento più maneggevole (Sole 24 Ore del 21 luglio).

Ma al di là della contabilizzazione, i calcoli del Tesoro si concentrano sull’effetto combinato che un ombrello europeo fatto anche di prestiti a tasso da tripla A portà avere sulla nostra spesa per interessi. In un contesto come questo, spiega Iacovoni, «i titoli di Stato italiani dovrebbero vedere scendere il loro costo».

Questa previsione si fonda anche sugli effetti macroeconomici degli aiuti europei, perché «gli investimenti consentiti dal Recovery Fund puntano a rilanciare la domanda nel breve e la produttività nel medio lungo», con un effetto sul Pil che nel medio termine si dovrebbe ovviamente riflettere sul suo rapporto con il debito.

Il filone dei nuovi investimenti

Molto dipende com’è inevitabile dalla solidità del piano di rilancio che il governo presenterà a ottobre, secondo il calendario ribadito ieri dal ministro dell’Economia Gualtieri. E che dovrà puntare anche su un doppio “effetto di sostituzione” realizzabile con i fondi europei. La loro filosofia di fondo punta ad attivare investimenti nuovi, nei filoni legati alla digitalizzazione e all’economia verde, che senza l’inedita mutualizzazione del futuro debito comunitario non sarebbero stati realizzati. Ma il green New Deal e l’innovazione sono stati posti ufficialmente al centro delle politiche europee da mesi, e i piani nazionali hanno cominciato ad andare in quella direzione come fa da ultimo il Pnr italiano, varato dal consiglio dei ministri del 6 luglio insieme al «salvo intese» sul decreto Semplificazioni e atteso entro la prossima settimana al passaggio parlamentare indispensabile per l’invio a Bruxelles.

In quest’ottica, i fondi del Recovery potrebbero sostituire una quota della spesa in conto capitale che altrimenti sarebbe stata finanziata in modo autonomo, attraverso i titoli di Stato che con i loro rating ricchi di «B» pagano interessi più alti dei titoli comunitari. Ma l’effetto di sostituzione può essere appunto doppio. Perché la versione finale dell’intesa permette di far rientrare sotto il cappello comunitario le spese che gli Stati hanno avviato da febbraio scorso per contrastare la crisi, purché siano in linea con i programmi comunitari. La griglia è da definire, ma al Mef è già cominciata la caccia alle spese che potrebbero essere ricoperte per questa via, ritoccando la ribasso la febbre dei saldi di finanza pubblica 2020.

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