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Recovery Fund, gli investitori: pochi 500 miliardi. Ma la svolta «sudista» della Germania è un evento

Gli analisti: i 500 miliardi sono un compromesso. Ma si tratta di garanzie e non di prestiti. E il finanziamento comune è l’embrione della mutualizzazione del debito Ue. I piani di armonizzazione fiscale nella Ue? Monito a Olanda, Irlanda e Lussemburgo

di Alessandro Graziani

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(EPA)

Gli analisti: i 500 miliardi sono un compromesso. Ma si tratta di garanzie e non di prestiti. E il finanziamento comune è l’embrione della mutualizzazione del debito Ue. I piani di armonizzazione fiscale nella Ue? Monito a Olanda, Irlanda e Lussemburgo


2' di lettura

«È chiaramente uno sviluppo positivo, soprattutto se davvero le garanzie europee non si sommeranno ai singoli debiti pubblici nazionali, anche se la cifra pare inizialmente piccola rispetto ai Pil e per ora si tratta solo di un'iniziativa di Francia e Germania». Il commento degli analisti di Credit Suisse alla proposta del Fondo europeo per la ripresa (o Recovery Fund) da 500 miliardi avanzata da Angela Merkel ed Emmanuel Macron sintetizza il pensiero della gran parte degli investitori che da settimane invocano un salto di qualità nella solidarietà europea che vada oltre gli interventi della Bce.

«Consideriamo la proposta franco-tedesca come una sorpresa positiva - commentano da Goldman Sachs - anche se il processo è appena iniziato e richiederà il voto unanime dei 27 Paesi membri della Ue e la ratifica dei Parlamenti nazionali». Due gli aspetti positivi secondo Goldman. Il primo: «Si tratta di garanzie e non di prestiti». Il secondo: «La destinazione delle risorse finanziarie andrà ai settori e ai Paesi più colpiti, in base alle necessità e indipendentemente dalla grandezza del Paese».

Valutazioni simili arrivano anche dagli analisti di Citigroup che, oltre a evidenziare la novità' delle garanzie al posto del temuto prestito, sottolineano l'importanza che il finanziamento del Fondo avverrà anche «attraverso emissioni comuni dimostrando che una delle priorità è di minimizzare il costo del debito e l'appesantimento dei singoli bilanci nazionali».

Se il documento franco-tedesco è il punto di partenza per la costruzione del Recovery Fund, bisognerà vedere se il punto di arrivo si tradurrà in un compromesso al rialzo o al ribasso. «Abbiamo letto già che il cancelliere austriaco si è detto contrario all'ipotesi di aiuti e che questa sua visione è supportata da Olanda, Danimarca e Svezia - commentano da Mediobanca Securities - e quindi molto può cambiare da ora al 18 giugno quando il Consiglio Europeo discuterà la proposta».

In attesa di vedere quale sarà l'esito della trattativa sul Recovery Fund, tutti gli analisti sottolineano la svolta tedesca. «È il segnale che la Germania si è schierata sulla coesione pro Ue e punta a un compromesso tra visioni opposte (tra Nord e Sud Europa) puntando su un importo minore del Fondo (500 milioni rispetto ai 1.000 previsti) ma con la formula delle garanzie e non del prestito», commentano da Mediobanca evidenziando come il richiamo del documento franco-tedesco a una maggiore omogeneità sulla tassazione delle aziende in Europa sia un chiaro segnale lanciato a Olanda, Irlanda e Lussemburgo.

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