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Recovery fund, un’agenzia a guida forte per il piano di rilancio

Serve una personalità di prestigio e competenza in grado di assicurare una preparazione e un’esecuzione efficienti

di Giorgio La Malfa

Draghi: “Dovremmo spendere molto di più per la salute”

Serve una personalità di prestigio e competenza in grado di assicurare una preparazione e un’esecuzione efficienti


3' di lettura

«Non sprecare un’occasione storica e con ogni probabilità irripetibile», come ha scritto il 22 settembre il direttore del Sole 24 Ore a proposito del piano italiano di utilizzo del Next Generation Eu, è la vera questione davanti alla quale si troverà davanti il Governo italiano nei prossimi mesi. Da questo punto di vista la scelta essenziale riguarda sia i progetti da finanziare, sia l’individuazione di un meccanismo che ne assicuri la realizzazione in tempi certi.

Parlando a fine agosto al meeting di Comunione e Liberazione, Mario Draghi aveva osservato che buona parte dei fondi europei comporterà nuovi debiti e quindi, per un paese con un debito pubblico come quello italiano, è indispensabile scegliere fra progetti «buoni» e progetti «cattivi». In risposta, il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia hanno assicurato più volte che il governo è impegnato a finanziare soltanto progetti «buoni». E nelle linee per la preparazione del programma italiano presentate dal Governo al Parlamento qualche giorno fa, si legge che «vi saranno dei criteri stringenti ai ammissibilità dei progetti», che essi dovranno presentare «piena coerenza con gli obiettivi strategici» (di raddoppiare la crescita del Pil e di aumentare di ben 10 punti l’occupazione), che i progetti dovranno avere «costi quantificabili, motivati e ragionevoli», che dovrà esserci «chiara identificazione del soggetto attuatore».

Domande senza risposta

Da questi propositi del Governo discendono alcune domande precise a cui finora non è stata fornita alcuna risposta, ma a cui, se il Governo vuol davvero fare le cose seriamente e in modo trasparente, non può non rispondere in modo esauriente:

1. In quale sede verrà preparato l’esame economico dei progetti? Non può essere il Ciae, il Comitato per gli Affari europei, che finora è stata la “cabina di regia” del progetto perché esso non dispone di alcuna struttura tecnica per la valutazione dei progetti.

2. È stato costituito un Nucleo per la valutazione dei progetti di investimento, visti i criteri stringenti che il Governo ha annunciato? Dove è collocato? Da quali competenze tecniche è o sarà composto?

3. Le decisioni del Nucleo per la valutazione saranno definitive o vi sarà una sede politica superiore che si riserva di non tener conto delle scelte tecniche? Cioè la determinazione a fare scelte stringenti è ferma o è solo un vago proposito?

4. Sono ammissibili progetti presentati da privati nell'ambito dei 6 settori individuati dal governo o saranno ammissibili solo progetti delle amministrazioni pubbliche?

5. Potranno proporre progetti solo le amministrazioni pubbliche centrali o anche gli enti regionali e locali? E, in questo secondo caso, tutti i progetti verranno riferiti all'unico Nucleo di valutazione o invece il governo stabilirà delle quote riservate ai vari livelli territoriali?

6. Circa la spesa dei fondi, il governo affiderà alle amministrazioni attuali i fondi? E in questo caso che cosa potrà garantire che non vi saranno i ritardi consueti?

L’agenzia

Un esame attento delle questioni sottostanti a queste domande porta a concludere che un’impostazione adeguata del programma italiano può aver luogo solo istituendo un’agenzia apposita cui affidare la raccolta, la selezione e l’esecuzione dei progetti. Se invece il Governo non sceglierà questa strada, il rischio che il programma divenga oggetto di un tiro alla corda politico è inevitabile e con questo anche i tradizionali ritardi della spesa pubblica italiana per investimenti.

La mia proposta è dunque di istituire un’agenzia e affidarla a una personalità in grado, per il suo prestigio e la sua competenza, di assicurare all’Italia e all’Europa un’efficiente preparazione ed esecuzione del piano. Qui viene naturale il nome di Mario Draghi cui il governo potrebbe chiedere di rendere all’Italia questo prezioso servizio. E sarebbe anche possibile in questo quadro, una volta individuata una personalità di grande livello per questa operazione, immaginare delle forme di coinvolgimento dei partiti di opposizione a questo sforzo in maniera da creare intorno al piano di ricostruzione dell'economia italiana un clima di unità che certamente aiuterebbe i cittadini a recuperare fiducia nel futuro del Paese.

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