la lettera congiunta ai vertici europei

Recovery plan: le 5 Confindustrie chiedono alle istituzioni europee di rendere operativo il piano senza ulteriori ritardi

Alla vigilia del vertice di Bruxelles il 10 e 11 dicembre, le associazioni industriali esortano a superare lo stallo, evitando l’esercizio provvisorio e sbloccando in tempo i fondi destinati a famiglie e imprese

di Nicoletta Cottone

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3' di lettura

Il Recovery plan per la ripresa e la crescita deve diventare subito un piano operativo, senza ulteriori ritardi. Bisogna evitare il ricorso all’esercizio provvisorio in Europa e sbloccare i fondi per famiglie e imprese. Serve un piano coerente e flessibile sugli aiuti di Stato per finanziare la ripresa a livello nazionale. Occorrono riforme e investimenti con priorità chiare, per poter rispondere in modo adeguato agli ambiziosi obiettivi Ue su protezione ambientale e innovazione digitale. Serve un sostegno adeguato all’innovazione. Le cinque Confindustrie - Bdi (Germania), Medef (Francia), Confindustria (Italia), Ceoe (Spagna) e Lewiatan (Polonia), che rappresentano le imprese dei Paesi a cui saranno destinati circa i due terzi delle sovvenzioni del Recovery plan - scrivono ai presidenti delle tre principali Istituzioni europee per chiedere di far diventare il piano operativo subito.

«L’Europa ha urgentemente bisogno di un Piano per la ripresa e la crescita; gli strumenti chiave del Recovery Plan europeo, il Qfp e Ngeu, sono oggi più importanti che mai e devono diventare operativi senza ulteriori ritardi», scrivono nella lettera congiunta i cinque presidenti.

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Evitare l’esercizio provvisorio e sbloccare i fondi per famiglie e imprese

Le cinque “Confindustrie” esortano le Istituzioni europee e gli Stati membri a coinvolgere le parti sociali nell’elaborazione e nell’attuazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza e a definire regole semplici e chiare per assicurarne un’effettiva operatività. Alla vigilia del vertice dei capi di Stato e di Governo in programma a Bruxelles il 10 e 11 dicembre, le associazioni industriali, si legge in una nota congiunta, «esortano i leader politici Ue a superare lo stallo negoziale che tiene in ostaggio il nuovo Quadro finanziario pluriennale dell'Ue e il Next Generation Ue, evitando così l’esercizio provvisorio e sbloccando in tempo i fondi destinati a famiglie ed imprese europee».

Crollo dell’economia europea al 7,3% del Pil nel 2020

I dati parlano chiaro sulle conseguenze delle restrizioni imposte dalla pandemia in Italia e in Europa: in base alle previsioni economiche dell’autunno elaborate da Business Europe, l’economia europea subirà un crollo pari al 7,3% del Pil nel 2020. E gli effetti legati alla seconda ondata della pandemia e alle nuove chiusure delle attività economiche, hanno fatto peggiorare ulteriormente la situazione. Il documento denuncia che «sebbene i dati ufficiali mostrino solo lievi aumenti della disoccupazione in realtà, secondo le stime, la diminuzione delle ore lavorate sarà equivalente a 18 milioni di posti di lavoro a tempo pieno nel terzo trimestre del 2020».

Un imperativo sostenere i sistemi econo0mici

Lunga e incerta la strada per tornare ai livelli di produzione pre-pandemia, secondo gli industriali europei: «É imperativo - scrivono nella lettera le associazioni industriali dei cinque Paesi Ue - che i responsabili politici facciano quanto è in loro potere per sostenere i nostri sistemi economici. I cittadini e le imprese europee aspettano con ansia il via libera al Piano per la ripresa». E chiedono ai leader Ue di «unire le forze e dispiegare tutte le energie per guardare in avanti e iniziare a ricostruire il nostro futuro».

Sugli aiuti di Stato serve un piano coerente e flessibile

I cinque presidenti evidenziano la straordinaria opportunità offerta dal Recovery e chiedono un quadro coerente e flessibile sugli aiuti di Stato per finanziare la ripresa a livello nazionale, con regole adattate e processi di notifica più brevi e agevoli per le misure che richiederanno un’autorizzazione preventiva da parte della Commissione europea.

Sostegno al ciclo dell’innovazione

Servono riforme e investimenti con priorità chiare, per poter rispondere in modo adeguato agli ambiziosi obiettivi Ue su protezione ambientale e innovazione digitale. «Ciò sarà possibile – si legge nella lettera - solo consentendo nuove forme di cooperazione pubblico-privato, finalizzate non solo a dare continuità alle riforme attuate, ma anche a generare investimenti produttivi. Sarà ugualmente fondamentale garantire sostegno adeguato a progetti ampi e integrati, per coprire l’intero ciclo dell’innovazione».


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