AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùI 209 MILIARDI

Recovery Plan, in arrivo una valanga di soldi: non si torni alla spesa facile

Il rischio, nel combinato delle richieste sul Recovery Fund e degli emendamenti al decreto Agosto (cui andranno ad aggiungersi le richieste di modifica che verranno presentate in autunno alla legge di Bilancio) è che si materializzi un assalto alla diligenza

di Dino Pesole

Recovery, primo ok alle linee guida ma tempi lunghi per i fondi

Il rischio, nel combinato delle richieste sul Recovery Fund e degli emendamenti al decreto Agosto (cui andranno ad aggiungersi le richieste di modifica che verranno presentate in autunno alla legge di Bilancio) è che si materializzi un assalto alla diligenza


4' di lettura

Entro gennaio il Governo dovrà presentare a Bruxelles il Recovery Plan nazionale con un dettagliato cronoprogramma di investimenti, programmi e riforme da realizzare per ottenere la prima tranche da 20 miliardi del Recovery Fund, e a seguire le successive tranche fino a raggiungere i complessivi 209 miliardi assegnati al nostro Paese (81,4 miliardi sotto forma di sovvenzioni e 127,4 miliardi come prestiti).

Lavori in corso

Il Governo è al lavoro da settimane, e l’opera di scrematura si annuncia complessa. Al momento, sarebbero affluiti alla cabina di regia guidata dal ministro degli Affari europei Enzo Amendola, 557 progetti per un totale di spesa che supera i 677 miliardi, il triplo di quanto assegnato. Ma lo stesso Amendola ha precisato che si tratta di una ricognizione di alcune settimane fa e che la selezione dei progetti è in corso, così da rispettare il tetto dei fondi assegnati all’Italia.

Nel frattempo, gli emendamenti al “decreto Agosto” depositati in commissione Bilancio del Senato ammontano a circa 2.660: 393 dal M5s, 268 dal Pd, 289 da Italia Viva, mentre il gruppo Misto ne ha presentati 54 e il Misto con Leu 144. Dall'opposizione è Forza Italia ad aver presentato il maggior numero di proposte di modifica, 623. Dalla Lega sono arrivati 457 emendamenti, da Fratelli d'Italia 303. Le Autonomie ne hanno presentati 131.

Il rischio, nel combinato delle richieste sul Recovery Fund e degli emendamenti al decreto Agosto (cui andranno ad aggiungersi le richieste di modifica che verranno presentate in autunno alla legge di Bilancio) è che si materializzi quanto paventato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nel definire un'occasione storica l'appuntamento con il Recovery Fund, Mattarella ha messo in guardia dall'eventualità che si dia vita a una sorta di “assalto alla diligenza”, stile anni Ottanta.

Selezionare è d'obbligo

L'opera di scrematura delle proposte avanzate finora è assolutamente prioritaria. Occorrerà muoversi all'interno delle priorità già definite nelle “linee guida”, in sintonia con le indicazioni che giungono da Bruxelles. Quindi progetti diretti ad accrescere il potenziale di crescita dell'economia, declinati in chiave di digitalizzazione, transizione ecologica, infrastrutture “per la mobilità sostenibile”, formazione, istruzione e ricerca, inclusione sociale e territoriale, salute. In sostanza, occorrerà indirizzare buona parte dei fondi al completamento della banda larga e della fibra ottica, ad incentivare la decarbonizzazione della produzione. Andrà messo a punto un dettagliato piano di efficientamento energetico dell'edilizia pubblica e privata, completare l'Alta velocità. E poi gli interventi in campo sanitario. Per ora si tratta di macro-aree, di dichiarazioni di intenti. Al più presto occorrerà definire tempi e modalità di realizzazione dei singoli progetti, il cui “stato di avanzamento” determinerà la concessione delle tranche degli stanziamenti europei. E la vigilanza di Bruxelles sarà accurata, anche per prevenire le possibili obiezioni dei paesi “frugali” pronti a mettere in mora quei paesi che dimostrassero di non utilizzare al meglio le risorse loro assegnate. Da questo punto di vista, sarebbe quanto mai opportuno che il Governo decidesse al più presto (previo coinvolgimento del Parlamento) se intenderà o meno ricorrere ai 36 miliardi della nuova linea di credito del Mes. Quel che di certo va evitato è che le risorse si disperdano in mille rivoli, senza una precisa indicazione di percorso e un programma dettagliato e credibile per guidare il Paese fuori dalla più grave recessione dal secondo dopoguerra.

Attenzione alle “condizionalità”

Stando a quanto deciso dal Consiglio europeo del 17-21 luglio scorso, l'iter per il Recovery Plan si annuncia complesso, e occorrerà peraltro attendere il via libera da parte dei Parlamenti nazionali. Una volta ottenuto il placet da parte della Commissione europea si potrà concretamente avviare la fase di finalizzazione degli interventi: il che non avverrà prima dell'inizio del prossimo anno. Le “condizionalità” (se pur declinate in “positivo” e non sotto forma di forzosi piani di rientro dagli squilibri macroeconomici) prenderanno la forma di un puntuale monitoraggio sullo “stato di avanzamento” del piano di riforme e investimenti predisposto dai singoli paesi. Il giudizio finale spetterà alla Commissione e al Consiglio che si esprimerà a maggioranza qualificata. E potrà anche scattare il cosiddetto “freno di emergenza”, un avvertimento lanciato all'indirizzo del paese inadempiente, che di fatto potrà sospendere la procedura di erogazione dei fondi fino a un massimo di tre mesi.

Una sorta di “Finanziaria” anticipata

È abbastanza normale, alla luce delle dinamiche proprie della dialettica parlamentare, che i vari gruppi politici provino a modificare fondamentali provvedimenti in discussione anche a fini di consenso elettorale. L'iter di conversione appena avviato sul “decreto Agosto”, che già di per sé per mole degli interventi e numero degli articoli si presenta come una sorta di “Finanziaria” anticipata in attesa della sessione di Bilancio, coincide con l'ultima settimana di campagna elettorale per le elezioni amministrative in programma il 20 e 21 settembre, e per il referendum confermativo della riforma costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari. Vi è da augurarsi che, celebrato l'appuntamento elettorale, la discussione sul decreto produca correzioni (certo auspicabili se migliorative del testo di partenza), ma non tali da comprometterne l'impianto e soprattutto da mettere a rischio la tenuta dei conti pubblici. I tre decreti varati dal Governo da marzo in poi sono stati finanziati con il ricorso al deficit per la cifra record di 100 miliardi, con il debito pubblico che viaggia verso il 160% del Pil. Altri “sforamenti” non sono ipotizzabili e certamente non costituirebbero un buon biglietto da visita per la trattativa con la Commissione europea e con gli Stati membri, quando si tratterà di valutare portata e credibilità dei progetti presentati. Si rischierebbe in poche parole di perdere un'occasione unica e irripetibile per sfruttare al meglio le risorse che a vario titolo affluiranno dall'Europa da qui ai prossimi anni.


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