L’analisi

Recovery plan, Cdp: per l’edilizia scolastica capacità di spesa da migliorare

Il dossier dell’Ufficio studi: popolazione dell’infanzia in calo, rifunzionalizzare gli edifici. Le criticità maggiori si riscontrano nel Mezzogiorno

di Redazione Scuola

2' di lettura

All'edilizia scolastica il Recovery plan destina 5,4 miliardi, di cui 3,9 miliardi sono per la riqualificazione e messa in sicurezza di 2.400.000 metri quadri di patrimonio
edilizio. Si tratta di somme che vanno ad aggiungersi, secondo un'analisi dell'Ufficio studi di Cdp guidato dal capo economista Andrea Montanino, ai 10 miliardi stanziati nel quinquennio 2013-1018 (un ammontare superiore al totale cumulato del ventennio precedente) dei quali, tuttavia, meno dei due terzi sono stati effettivamente spesi.

L’analisi

L'analisi del Cdp “think tank” suggerisce, quindi, di considerare «prioritario il miglioramento della capacità di spesa» e di riorganizzare e rendere più efficiente le linee di finanziamento che oggi fanno capo, in alcuni casi, a ministeri diversi. È inoltre necessario, secondo l'analisi degli economisti della spa di via Goito, «che la programmazione degli interventi strutturali nell'edilizia scolastica sia valutata alla luce dei macrotrend in atto, ad iniziare dalla denatalità italiana: la popolazione nella fascia d'eta 3-14 anni è prevista contrarsi di circa 700mila unità (-11%) nel periodo 2020-2040, con forti eterogeneità territoriali». Più che costruire nuove scuole, quindi, meglio sarebbe pensare ad una 'rifunzionalizzazione' del patrimonio edilizio scolastico esistente. Per esempio, si legge, «la riconversione di spazi degli edifici scolastici potrebbe concorrere a potenziare l'offerta di asili nido e servizi per la prima infanzia, che in Italia risulta ancora carente e disomogenea».
La ricerca del Think Tank di Cdp ricorda che la sostenibilità ambientale, la sicurezza e l'adeguatezza strutturale degli edifici scolastici contribuiscono a contrastare ladispersione scolastica e a garantire un'offerta didattica di qualità e sono fattori primari per lo sviluppo del capitale umano e per la riduzione delle diseguaglianze sociali ed economiche.

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La fotografia

La “fotografia” del patrimonio edilizio scolastico scattata con i quattro filtri delle barriere architettoniche, dei consumi energetici, del riscaldamento e della progettazione antisismica mostra che le criticità maggiori si concentrano nel Mezzogiorno e riguardano l'assenza di accorgimenti per la riduzione dei consumi energetici. La situazione è particolarmente critica in Calabria e Sicilia in cui si concentrano i 32 edifici scolastici con carenze strutturali in tutte e quattro le dimensioni; in media, risultano maggiormente caratterizzati da carenze gli edifici delle aree più periferiche e dei Comuni con una situazione finanziaria più critica. Lo studio aggiunge che le evoluzioni in atto, su tutte la transizione digitale, impongono il ripensamento dell'organizzazione degli spazi. In quest'ottica, gli interventi edilizi dovrebbero essere orientati alla predisposizione di ambienti di apprendimento flessibili e polifunzionali, al fine di trasformare le scuole in poli aggregativi in grado di soddisfare la domanda dell'utenza oltre gli orari scolastici ordinari. Durante il 2020, invece, è emerso con chiarezza come gli spazi a disposizione degli studenti siano ancora caratterizzati da ridotta flessibilità.

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