La road map per la riduzione dei gas serra

Recovery plan: il clima come bussola per indirizzare i finanziamenti green

Quaranta misure green in sette settori economici per raggiungere la riduzione del 55% delle emissioni di gas serra al 2030. L’Italia ha rallentato sul fronte della decarbonizzazione

di N.Co.

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(Adobe Stock)

Quaranta misure green in sette settori economici per raggiungere la riduzione del 55% delle emissioni di gas serra al 2030. L’Italia ha rallentato sul fronte della decarbonizzazione


7' di lettura

Quaranta misure green in sette settori economici per raggiungere la riduzione del 55% delle emissioni di gas serra al 2030. Le ha presentate Italy for Climate perché l’Italia, dopo un decennio di buone performance ha rallentato la corsa verso gli obiettivi climatici. E ha rallentato il passo sulla strada della decarbonizzazione. Dopo anni di buone performance, che tra il 2005 e il 2014 hanno visto diminuire del 27% le emissioni, hanno portato a un taglio di 160 milioni di tonnellate di gas serra, dal 2014 al 2019, in concomitanza con una timida ripresa economica, ha raggiunto solo l’1,6% di riduzione. Il report è stato presentato in occasione della Conferenza nazionale sul clima, organizzata da Italy for Climate, iniziativa promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da un gruppo virtuoso di imprese (Chiesi, Conou, Davines, e2i, Erg, illy, Ing) in preparazione della Cop26, con il patrocinio di ministero dell'Ambiente, Enea e di Ispra, in collaborazione con Regeneration 20|30, e con il supporto di SapereAmbiente.

La road map per ridurre i gas serra

La road map climatica è una proposta aperta, di confronto con i principali stakeholder nazionali, per declinare in Italia l’ambizioso progetto europeo di diventare la prima regione climate neutral del mondo, con lo scopo di fornire indicazioni di indirizzo per i finanziamenti del Recovery Plan nazionale, che secondo Ursula Von der Leyen dovranno essere dedicati, almeno per il 37%, a misure per il clima. «Siamo di fronte a un passaggio epocale - ha detto Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile -. Se non sapremo tradurre in pratica l’indicazione europea di destinare al clima una quota rilevante dei finanziamenti per la ripresa dalla più grande crisi economica dal dopoguerra, il rimbalzo delle emissioni dopo il crollo del 2020 ci allontanerà di nuovo dai nostri obiettivi».

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Costa: attraverso il Recoveru plan aiutare le aziende nella transizione

«La roadmap climatica per l'Italia è un percorso da costruire insieme. Noi abbiamo già ben iniziato riunendo gli Stati Generali e definendo con l'Unione europea il modo di intervenire rispetto al Recovery fund e quindi al Recovery plan attraverso le schede. É un percorso che stiamo definendo con l'Unione Europea dove l'elemento principale è il green», ha detto in un videomessaggio il ministro dell’Ambiente Sergio Costa che ha anche ricordato che da una parte ci sono i cittadini che chiedono il green, dall’altra ci sono le aziende. «Dobbiamo aiutare queste aziende in un momento di transizione, attraverso il Recovery Plan, a trasformare la funzione produttiva in modo che poi possano camminare sulle loro gambe», ha concluso Costa.

Fraccaro: contrastare il cambiamento climatico è una priorità

«Contrastare il cambiamento climatico dev'essere una priorità, è necessario cambiare paradigma ripartendo dalle infrastrutture e dalle grandi reti dell'energia – ha sottolineato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro nel corso del webinar di Italy for Climate - Dobbiamo promuovere una grande trasformazione del nostro tessuto sociale a livello globale e questo richiede forti investimenti pubblici. Per questo abbiamo promosso il Green deal. Se la soluzione per i problemi climatici è un grande Piano Marshall, questa è la soluzione anche per i problemi economici». Lo Stato, ha detto ancora Fraccaro, « ha il compito di favorire la transizione verso lo sviluppo sostenibile e come Governo stiamo lavorando per questo».

Boccia: imporre alle poliche pubbliche un vincolo chiaro

«Oggi in Parlamento approveremo il primo provvedimento in direzione recovery fund – ha detto il ministro per gli Affari regionali e Autonomie Francesco Boccia -. Penso che da qui a fine anno e poi da gennaio ad aprile del 2021 avremo il quadro definitivo non solo delle risorse quadro che vanno nella direzione della transizione energetica e dello sviluppo sostenibile ma avremo anche le misure di dettaglio. Anche per questo credo abbia senso tagliarci i ponti alle spalle e imporre sulle politiche pubbliche un vincolo molto chiaro».

L’Italia ha perso terreno

L’Italia nonostante registri valori in linea e spesso migliori di altri grandi Paesi europei, ha perso terreno dal 2014 al 2018: le rinnovabili sono cresciute di meno del 7%, contro il 14% della media europea e tra il 16 e 18% di Francia, Germania e Spagna. «Se si confermeranno i trend registrati negli ultimi anni - ha dichiarato Andrea Barbabella, coordinatore dell'iniziativa Italy for Climate - anche tenendo conto dell’impatto della pandemia, l’Italia non potrà in nessun modo rispettare i propri impegni nella lotta al cambiamento climatico. É necessario cambiare passo, moltiplicando gli sforzi e i progressi nel decennio in corso. Diversamente, la finestra per rispettare il limite di 1,5°C di riscaldamento globale si chiuderà per sempre».

Accelerazione di ricerca e sviluppo e soluzioni innovative

Le proposte di Italy for Climate individuano sei tipologie di interventi trasversali “abilitanti”: introduzione di un sistema di carbon pricing; passaggio da un modello lineare a uno circolare e rigenerativo; forte accelerazione nella ricerca e sviluppo e nella diffusione di soluzioni innovative; semplificazione e razionalizzazione delle procedure e degli iter autorizzativi; promozione della cultura della transizione. E individua le possibili misure e i rispettivi potenziali di riduzione delle emissioni, settore per settore.

Le proposte per l’industria

L’industria è il primo settore per emissioni in Italia (da solo genera un terzo del totale) ma è anche quello, segnala il report, che ha ridotto di più le emissioni dal 1990 sia per i miglioramenti dei processi produttivi, sia, purtroppo, per il calo della produzione industriale italiana in particolare a seguito della crisi del 2008-2009. La strategia climatica dell'industria prevede un taglio del 46% delle attuali emissioni, da raggiungere contestualmente a una crescita della produzione industriale. È questa la sfida maggiore, che sarà possibile, intervenendo sulla circolarità dei modelli di produzione, su un mix energetico più pulito, più elettrificato e più innovativo (si pensi anche all'idrogeno green) e su azioni mirate per intaccare le emissioni di origine non energetica, che ancora costituiscono 1/4 delle emissioni industriali.

Come ridurre le emissioni nei trasporti

Il report ricorda che in trent'anni i trasporti non hanno ridotto le emissioni, che oggi sono uguali a quelle del 1990, e restano il secondo settore per emissioni in Italia. Il 90% delle emissioni dei trasporti si producono sulla strada e per la gran parte dalle automobili, a causa della vetustà del parco auto e dell'alto tasso di motorizzazione. Secondo la Roadmap i trasporti dovranno ridurre le emissioni del 30%, uno sforzo inferiore a quello degli altri settori ma molto significativo vista la complessità del contesto. Si dovrà intervenire, fra gli altri, riducendo la domanda di mobilità privata grazie alla sharing mobility e ai nuovi approcci organizzativi (fra cui lo smart working), spingendo sulla mobilità elettrica (con un obiettivo di 5 milioni di auto elettriche immatricolate nel 2030) e sul ricorso al biometano per la transizione del trasporto pesante.

Come intervenire sul settore residenziale

Dal 1990 i consumi di energia del settore residenziale sono aumentati (+23%),nonostante sia stata registrata una crescita della popolazione modesta. Le emissioni hanno subito una pari riduzione grazie a un uso energetico più pulito per il riscaldamento (con shift da gasolio a gas) e al miglioramento del mix elettrico nazionale. Per invertire la rotta energetica la Strategia climatica del residenziale avrà come perno la riqualificazione energetica degli edifici (che deve coinvolgere almeno il 3% del patrimonio residenziale ogni anno), con la metà degli interventi in deep renovation estendendo e rafforzando il superbonus al 110 per cento. Gli interventi sul settore residenziale dovrebbero portare a una riduzione del 53% delle emissioni generate nelle nostre case e un taglio del 20% dei consumi energetici.

Cosa fare nel terziario, che ha aumentato le emissioni

Il terziario - e dunque uffici, servizi, esercizi commerciali - è l'unico settore in Italia ad aver aumentato significativamente le emissioni (+58% dal 1990 al 2018), in conseguenza del forte sviluppo del settore. È anche quello con la più alta penetrazione elettrica nei consumi, per cui le misure per la Strategia climatica (-58% delle emissioni al 2030, il taglio più alto fra tutti i settori) dovranno puntare sull’integrazione delle fonti rinnovabili elettriche negli edifici e sulla riqualificazione energetica, con un tasso di ristrutturazione di tutti gli edifici pubblici del 3% ogni anno, di cui la metà in deep renovation.

L’intervento necessario in agricoltura

L’agricoltura genera quasi il 10% delle emissioni nazionali ed è il primo settore per emissioni di metano: i tre quarti delle emissioni agricole sono di natura non energetica e derivano per la maggior parte dalla gestione degli allevamenti (sia deiezioni che digestione enterica degli animali). La Strategia climatica punta a una riduzione del 30% delle emissioni di gas serra dell'agricoltura, intervenendo non solo dal lato della domanda (per ridurre il consumo di carne da allevamenti intensivi) ma anche in termini di pratiche agricole a minore impatto ambientale (filiera corta, biologica, dieta animale, etc.) e di interventi per catturare e riutilizzare le emissioni diffuse di metano degli allevamenti.

Rifiuti comparto chiave: che fare

Pur contribuendo solo per il 4% alle emissioni nazionali, i rifiuti restano un comparto chiave anche in ottica di recupero e riduzione della pressione sulle risorse naturali. Le emissioni di gas serra generate dalla gestione dei rifiuti (principalmente metano) provengono soprattutto dalle discariche, che dovranno essere oggetto di azioni mirate nel quadro del Pacchetto europeo sull'economia circolare, puntando sulla raccolta differenziata in particolare dell'organico e intervenendo anche sulla captazione delle emissioni di metano diffuse.

La strategia per la generazione elettrica

La Roadmap prevede una strategia climatica anche per la generazione elettrica che pur non costituendo un settore finale a sé resta cruciale per la transizione verso la neutralità climatica e trasversale a tutti i settori. Grazie al miglioramento del mix di generazione elettrica nazionale, le emissioni prodotte dal consumo di un kWh di elettricità in Italia si sono più che dimezzate in dal 1990 a oggi, e che grazie a questo molti settori hanno ridotto le proprie emissioni pur mantenendo dei consumi elettrici invariati o addirittura in crescita. Nella Roadmap il taglio delle emissioni elettriche sarà ancora maggiore, con le fonti rinnovabili che arriveranno a coprire il 67% della produzione di elettricità nazionale. Questo sarà possibile solo mettendo a terra nuovi impianti per la generazione elettrica da rinnovabili, in particolare da fonte fotovoltaica ed eolica, con un tasso 7 volte superiore a quello attuale.


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