Approvata la risoluzione di maggioranza

Recovery plan,«sì» di Camera e Senato. Draghi: se falliamo stop politica fiscale comune Ue

Palazzo Madama ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del presidente del Consiglio con 224 sì, 16 no e 21 astenuti

Il Recovery plan di Draghi: ecco cosa prevede

5' di lettura

Anche l’aula del Senato (dopo quella della Camera) ha dato il via libera alla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del premier Mario Draghi in merito al Recovery Plan da 248 miliardi tra fondi europei e risorse nazionali. I sì sono stati 224, i no 16 no e gli astenuti 21. Tra gli astenuti i senatori del gruppo di FdI, la cui risoluzione è stata respinta. A Montecitorio i sì sono stati 442, i no 19 no, e 51 gli astenuti (tra cui i 36 deputati di Fdi)

Nel pomeriggio il premier è intervenuto al Senato. E nella replica ha incalzato: «Corruzione, stupidità, interessi costituiti continueranno ad essere i nostri nemici e sono certo saranno battuti. Ma c'è anche l'inerzia istituzionale che si è radicata per la stratificazione di norme negli ultimi 30 anni. Le riforme ci aiuteranno a superarle e per questo sono così importanti». E ha aggiunto: se falliamo «a pagare il prezzo saremo noi ma anche per il futuro dell'Europa perché non sarà più possibile convincere gli altri europei a fare una politica fiscale comune».

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Draghi si è scusato per i tempi stretti dell’esame parlamentare. «I tempi erano ristretti ma la scadenza del 30 aprile non è mediatica: è che se si arriva prima, si avranno i fondi prima», ha affermato, sottolineando allo stesso tempo che «il Parlamento avrà un ruolo rilevante nei mesi avvenire», nel processo di esame dei provvedimenti connessi al Piano nazionale di ripresa e resilienza. «Sulle riforme il Parlamento sarà determinante», ha assicurato Draghi.

Su governance vero punto è governo-enti locali

Il capo del Governo ha ricordato che «la vera sfida non appena il piano viene consegnato è di trovare un modo di attuazione dove le amministrazioni locali e il governo centrale, che sono chiamati a mole di interventi, trovino uno schema di governo del piano. Il vero governo non è cosa fa Palazzo Chigi, che comitati si formano, il punto nodale è questo. È chiaro per i ministeri il processo ma è molto più complesso il coordinamento tra governo e enti locali che sono gli attuatori del piano a cui sono destinati poco meno di 90 miliardi». «Nessuna contrapposizione con gli enti locali», dunque. «Non è Stato contro enti locali: esattamente il contrario. È il messaggio che ho voluto dare fin dall'inizio e che è confermato in questo piano».

Su superbonus risorse per 18 mld, semplificare ecobonus

«Molti di voi hanno chiesto garanzie relativamente al superbonus. Ribadisco - ha detto Draghi - che per questa misura, tra Pnrr e Fondo complementare, sono previsti oltre 18 miliardi, le stesse risorse stanziate dal precedente governo». «Per il futuro - ha continuato -, il Governo si impegna a inserire nel Disegno di Legge di bilancio per il 2022 una proroga dell'ecobonus per il 2023, tenendo conto dei dati relativi alla sua applicazione nel 2021. Già con un dl a maggio, interveniamo con delle importanti semplificazioni per agevolare la sua effettiva fruizione» perchè le procedure sono complesse.

Per riforma fisco serve ampia condivisione politica

Una riforma prevista dal Recovery plan italiano è quella fiscale. «Per riformare il sistema fiscale - ha detto Draghi - è auspicabile una ampia condivisione politica. Il Governo si è impegnato a presentare una legge delega entro il 31 luglio 2021. Il Parlamento sarà pienamente coinvolto e svolgerà un ruolo di primo piano. È presto - ha continuato il premier - per dare risposte su quale sarà la riforma del fisco. È essenziale che il lavoro del Parlamento giunga a compimento e che vengano fornite indicazioni politiche quanto più condivise e puntuali possibili».

Impegno ad accelerare pagamenti Pa crediti commerciali

«Sui tempi di pagamento della Pa - ha chiarito Draghi -, il Governo si impegna a implementare l'attività di monitoraggio già in corso con la Piattaforma per i crediti commerciali gestita dal ministero dell'Economia. Contestualmente, si provvede a rafforzare l'attività di sensibilizzazione nei confronti delle Pa per il miglioramento dei processi necessari ad accelerare le procedure di pagamento. Infine, le azioni di rafforzamento della Pa previsto nel Piano contribuiranno a migliorare la situazione dei pagamenti».

Al Sud 40% risorse,far ripartire crescita ferma

A chi ha messo in evidenza che le risorse destinate al Sud dal Pnrr non sono adeguate, Draghi ha replicato che per il mezzogiorno «il piano esplicita che le risorse corrispondono al 40% a fronte del 34 per cento della popolazione, 82 miliardi sono una cifra più alta del pil. Sono misure che si inseriscono in visione complessiva per far ripartire e accelerare una crescita del sud ferma da ormai mezzo secolo».

Entro 2026 banda larga ovunque, da maggio mappatura

«Per quanto riguarda la banda larga», ha continuato il presidente del Consiglio, nel Pnrr ci sono «6,31 miliardi per le reti ultraveloci, la banda larga e il 5G. L'obiettivo del governo è portare entro il 2026 reti a banda ultralarga ovunque senza distinzioni territoriali ed economiche. A maggio avviamo la mappatura dei piani d'investimento previsti dai privati per identificare le aree del Paese che senza interventi del governo resterebbero sfavorite. Per queste aree è previsto un contributo statale per assicurarci che non si creino nuovi divari digitali da qui al 2026».

Legge delega sulla riforma degli appalti entro il 2021

La legislazione nazionale sugli appalti pubblici sarà riformata e, ha spiegato Draghi, «a tal fine, si interverrà con una legge delega, da presentare entro il 2021».«La semplificazione delle norme in materia di appalti pubblici e concessioni - ha aggiunto -è obiettivo essenziale per la riuscita del Piano e, più in genere, per il rilancio del settore delle costruzioni. In merito agli appalti, intendiamo riformare la disciplina nazionale, sulla base delle tre direttive UE (2014/23, 24 e 25, ndr), per renderla più snella rispetto a quella vigente, anche sulla base di una comparazione con la normativa adottata in altri Stati membri dell'Unione europea. “Inoltre - ha continuato Draghi - intendiamo prorogare le semplificazioni adottate con il Dl 76/2020 fino al 2023».

Salvini: azzeriamo codice appalti, usiamo norme Ue

«Una sfida sulle altre è la riforma della burocrazia, può essere un'occasione storica ma ci vorrà coraggio. Io voglio un Paese dove le imprese vengono pagate a 30 giorni e non a novanta. Noi invochiamo la direttiva europea sui pagamenti alle imprese e invochiamo l'azzeramento della normativa italiana sugli appalti sostituita dalla più efficiente normativa europea. Più lungo è il processo dell'appalto più facile è trovare un corrotto e un corruttore». Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini intervenendo in aula al Senato dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi.

Recovery: Meloni (FdI), Parlamento deriso

Nell’intervento di voto dopo la replica di Draghi alla Camera la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha messo invece in evidenza lo scarso coinvolgimento del Parlamento nella fase di stesura del Rwecovery plan italiano. «La domanda che faccio è se sia normale o responsabile che il Parlamento voti un documento di tale portata senza aver avuto il tempo necessario a leggerlo, a scatola chiusa», si è chiesta. «Perchè, presidente Fico, la democrazia parlamentare non si può invocare solo per giustificare giochi di palazzo - ha aggiunto - Il Parlamento su questo piano è stato ignorato, verrebbe da dire deriso». Secondo Meloni la «scelta di esautorare il Parlamento è stata politica».

S&P: per l’Italia Recovery vale fino al 6,5% del Pil

Intanto S&P Global in un report dedicato agli effetti del Recovery Fund sulla crescita dell'Ue rileva che in uno scenario “ad alto impatto” il Next Generation Eu potrebbe valere fino a 6,5 punti percentuali aggiuntivi di Pil per l'Italia nei prossimi 5 anni, contributo che si ridurrebbe all’1,9% in uno scenario a “basso impatto”. La diversa spinta alla crescita, spiega S&P, è legata alle «differenti assunzioni sulla tempistica delle erogazioni, sull’assorbimento dei fondi e sulla dimensione dei moltiplicatori della crescita dalla spesa pubblica».

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